De Luca boccia l’autonomia differenziata: è una legge-truffa

"La Campania avrebbe bisogno di 30 miliardi di euro per mettersi alla pari con le altre regioni": l'affondo del governatore in audizione alla Camera e poi in diretta Facebook

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Il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha bocciato ieri, in diretta nazionale, la proposta di legge sull’autonomia regionale differenziata proposta dalla Lega. Lo ha fatto prima in audizione alla Commissione Affari costituzionali della Camera e poi collegandosi da Facebook per il suo ormai classico sermone del venerdì: “Noi dobbiamo decidere se vogliamo dar vita a un Controrisorgimento nel nostro Paese o se rimangono fermi gli obiettivi di solidarietà nazionale, di coesione, di unità del nostro Paese. Sento parlare molto di Nazione, vorrei che dessimo alla parola Nazione un contenuto patriottico che francamente non trovo più”.

E se si vuole parlare di soldi, ha spiegato De Luca, allora va chiaramente detto che alla Campania andrebbero riconosciuti 30 miliardi di euro in più: e questo solo per mettersi alla pari rispetto alle altre regioni (le regioni del Nord in particolare): “Il ragionamento sull’autonomia si sta presentando come un ragionamento contabile. Se decidessimo di dare anche più autonomia alle regioni ma a parità di strumenti operativi io metterei la firma, ma purtroppo non è così. Se risolviamo questi divari di base io sono prontissimo ad accogliere la sfida dell’efficienza nei confronti di chiunque”.

E poi bisognerebbe puntare su una “sburocratizzazione radicale”: una rivoluzione “che ci chiedono cittadini e imprese. L’Italia è una democrazia giovane e fragile, siamo un Paese che ha grandi fratture, guai a noi se produciamo anche uno sconquasso costituzionale, davvero rischiamo di farla saltare”.

De Luca è sceso anche nei dettagli più tecnici della proposta leghista: “E’ una legge truffa; all’inizio dicevano che bisognava farla come atto di perequazione fra Nord e Sud, che bisognava partire dalla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni per tutti i cittadini e dopo si sarebbe fatta l’autonomia differenziata. Invece hanno deciso che l’autonomia differenziata si farà entro due anni, quindi davvero siamo di fronte a un salto nel buio. Pensano di partire domani ma senza aver chiarito quali sono i livelli essenziali di prestazione da migliorare per i cittadini: se va avanti questa ipotesi significa che le regioni che hanno chiesto l’autonomia differenziata potranno fare per la sanità e per la scuola contratti integrativi regionali che si aggiungeranno ai contratti nazionali”.

Per esempio: “Oltre al contratto nazionale per il personale sanitario, le regioni ricche potranno aggiungere un contratto integrativo, dando magari 3mila euro al mese. Se questa ipotesi va avanti è morta la sanità del Sud e avremo soprattutto nelle forze più giovani una migrazione totale verso il Nord. Così anche per la scuola, dove avremo una crisi drammatica. Le regioni ricche avranno possibilità di fare un contratto aggiuntivo, quindi di mandare il personale anche nelle zone di periferia e noi non potremmo fare lo stesso discorso”.

Poi, nella diretta Facebook, ha chiarito anche la questione dei manifesti comparsi a Napoli contro il governo Meloni: “Ho dovuto contrastare la campagna di aggressione mediatica televisiva messa in piedi per screditare la Campania. Abbiamo fatto dei manifesti per spiegare ai cittadini italiani, di fronte allo sciacallaggio messo in atto da qualcuno, che oggi l’apertura dei pronto soccorso dipende esclusivamente dal governo nazionale. Non c’è più personale nell’area dell’emergenza urgenza”. “Contro lo sciacallaggio mediatico risponderemo in maniera puntigliosa. Noi siamo come i mastini napoletani quando azzannano un polpaccio non lo mollano più. Occhio!”.

“Se l’Italia investe nella sanità pubblica il 6,2 per cento del prodotto lordo contro la Francia che investe l’8 per cento e la Germania che investe il 9 per cento, è evidente che noi rischiamo di far morire il servizio sanitario; io non immagino di arrivare domani mattina a livelli della Germania, ma neanche è possibile ridurre al punto che non c’e’ la possibilità neanche di stipendi adeguati”.

A stretto giro è arrivata la risposta del ministro per gli Affari europei, Sud, Politiche di coesione e Pnrr, Raffaele Fitto: “Non ho nessun motivo per alimentare e immaginare scontri che forse hanno l’interesse di evitare di parlare nel merito delle questioni”. Una risposta chiaramente rivolta al governatore De Luca, anche se il ministro non lo ha mai voluto citare espressamente: “Mi limito a dire che questo lavoro è stato fatto molto positivamente con tutte le Regioni italiane. Non è un caso che la situazione al momento è quella di 15 Regioni con le quali abbiamo sottoscritto questo accordo di coesione, che vanno dal Nord al Sud, due Regioni con le quali abbiamo condiviso questo accordo e abbiamo già la data entro la quale con il presidente del Consiglio Meloni andremo a sottoscrivere l’accordo, e altre quattro Regioni con le quali stiamo lavorando con le modalità note, con un confronto che ha previsto l’organizzazione di un gruppo di lavoro che si confronta con un’integrazione costante e quotidiana di documenti sugli obiettivi inseriti”. “Se abbiamo definito un percorso con 17 Regioni e lo stiamo definendo anche con le altre, penso che non ci sia un problema da parte del Governo. L’approccio del Governo è sempre lo stesso, ha trovato e sta trovando con tutte, con quasi tutte ma non per scelta del governo, un dialogo proficuo”.

Più diretto, invece, il consigliere regionale di Moderati e Riformisti, Massimo Grimaldi: “Abbiamo un presidente di Regione campione mondiale nella specialità dello scaricabarile: per i Fondi per la Coesione? E’ colpa del Governo. Per la Sanità senza personale? E’ colpa del Governo. Non è mai colpa sua, non è mai una sua responsabilità. Negli ultimi 9 anni è stato su Marte il nostro mastino napoletano – chiosa Grimaldi – o probabilmente intrappolato nelle dirette social”.