Destra moderata al tramonto?

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La “mossa del cavallo” con cui Berlusconi ha affidato il coordinamento di FI a Toti e Carfagna ha scompigliato le manovre di molti tra i suoi colonnelli e di alcune aspiranti-leader. Essa dimostra la grande capacità di sopravvivenza personale del fondatore, tutore e finanziatore del partito. E anche la sua notevole abilità tattica nel fronteggiare le difficoltà più immediate. Ma sarà sufficiente a compensare le tante contraddizioni strategiche di FI? Eppure, mai come in questa fase ci sarebbe bisogno di una destra davvero democratica e moderata nel nostro Paese, capace di portate avanti con successo una duplice mission. Da un lato, contribuire alla definitiva stabilizzazione del nostro sistema politico, ancora pericolosamente oscillante dopo la fine della cosiddetta prima Repubblica. Dall’altro, contrastare politicamente   le pulsioni estremistiche più o meno ricorrenti, che rischiano di provocare un pericoloso arretramento nella libera e democratica convivenza civile. Le tante esplosioni di piccole o grandi violenze cui assistiamo quotidianamente non sono riconducibili solo a questioni di ordine pubblico. L’estremismo, usato disinvoltamente come arma politico-elettorale, diventa un veleno contagioso. Esso non appare arginato efficacemente. Né dal versante politico di una sinistra sempre più confusa e smarrita. Né da quello di una destra moderata, ormai divisa tra la tentazione dell’abbandono e quella di salire sul carro del vincitore leghista.

Infatti l’ex Cavaliere può vantare di essere riuscito, sia pure attraverso mille contorsioni, a salvaguardare le sue aziende. Però ha completamente fallito il suo compito politico-strategico, e cioè la fondazione di una destra moderata. Forse mai realizzata, ma che sembrò tale a moltissimi italiani, a politologi ed osservatori. E in effetti la vittoriosa discesa in campo berlusconiana fu un’operazione che coinvolse diversi settori influenti nella vità del Paese. Essa vide eletti in Parlamento, o chiamati a responsabilità di governo, molti autorevoli rappresentanti della classe dirigente. Via via però, all’emarginazione degli elementi più vivaci politicamente e intellettualmente (forse anche, per questo, troppo autonomi) si aggiunsero cooptazioni sempre più capricciose. Favorite dall’assenza – inconcepibile in un partito davvero moderato – di qualunque occasione vera di confronto di idee e di leadership. Il potere assoluto di cui godeva portò il leader a compiere atti incompatibili con una visione moderata della politica, come la nomina di un ministro solo per evitargli un processo! Cominciò poi a preferire fedeli uomini di apparato. Questa opzione si è dimostrato nel tempo deleteria, perché ha portato ai vertici delle personalità che vivevano dell’unica luce riflessa derivante dal favore del Capo. Berlusconi ha forse pagato un prezzo più alto per queste sue gravi contraddizioni politiche che non per le sue disavventure giudiziarie. Su tutto questo ha poi pesato la costante preoccupazione dell’ex Cavaliere per la complessa realtà delle sue aziende.  Soprattutto dopo la fine della parentesi berlusconiana di governo, il fattore aziendale ha zavorrato le possibilità di ripresa di FI. Per la paura che il M5S scatenasse una offensiva deleteria contro il mondo Mediaset, Berlusconi ha preferito tenersi buono Salvini. Mai attaccato, ma visto sempre come un possibile alleato. E questo ha reso l’opposizione di FI al governo giallo-verde talmente morbida da risultare poco credibile da parte dell’elettorato.

Queste contraddizioni – insieme ai dubbi sulla durata della leadership politica del Cavaliere – rendono difficile un recupero di FI. Un insieme di feudi territoriali popolato di generali e colonnelli spesso in guerra fra di loro. Le nuove nomine non li hanno reso felici. Il solo annuncio di primarie ha solleticato le loro ambizioni. E i nuovi coordinatori appaiono già divisi addirittura sulla conservazione del nome di FI. Il che la dice lunga sulla diversità di prospettive politiche dei due. Questo ulteriore fattore di incertezza, in un panorama non favorevole, rischia di minare le possibilità di ricreare una forza moderata di centro-destra. Di cui l’Italia di oggi avrebbe un gran bisogno!

di Erio Matteo