Destra-sinistra dicotomia ancora utile

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Da alcune fonti della comunicazione scritto viene attribuito al governo Draghi il marchio di destra “tecnocratica e liberista”. Per i piu’ benevoli si tratta di un governo “tecnocratico e decisionista”. La memoria corta di questi frettolosi osservatori non consente loro di tenere conto della reale situazione sanitaria e italiana nel momento in cui – prendendo definitivamente atto del conferisce l’in – carico di formare un nuovo governo a Mario Draghi , personaggio di alto profilo all’interno dell’orizzonte italiano ed europeo. Conferimento accompagnato da un accorato e sofferto appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento per deporre le tentazioni egoistiche di bandiera e far prevalere le ragioni della drammaticita’ del momento. I risultati scaturiti da questa scelta sono sotto gli occhi di tutti e sarebbe superfluo sottolinearne gli aspetti piu’ importanti. Ma uno di questi aspetti, pero’, va rilevato per le sue positive implicanze, ed è l’auto – revolezza della rilevanza europea del respiro programmino del governo Draghi, dopo decenni di scarsa considerazione in ordine alle concrete possibilita’ italiane di “ripartire” nel suo sistema Paese, certamente reso ancora piu’ debole dalla pandemia del Covid 19. Nonostante questo quadro evolutivo della situazione italiana i mezzi di comunicazione continuano a parlare di sinistra, di destra, di liberismo di sinistra, e cosi’ via. A fronte di questo usurato alveo semantico, si avverte il bisogno di porsi una domanda, siamo veramente sicuri che queste categorie terminologiche non ci servono piu’ e che-soprattutto per i cittadini- non abbiano piu’ alcun significato né svolgono alcuna funzione? Sono piu’ di 200 anni che la distinzione destra-sinistra struttura il discorso politico europeo, da quando a Versailles il 28 agosto 1789, nelle prime settimane della Rivoluzione francese, i partecipanti agli Stati generali riuniti in Assemblea costituente , si separarono fisicamente sul tema del diritto di veto del re: a destra del presidente si collocarono i favorevoli- i nobili, alla sua sinistra i contrari , il terzo Stato. Nel corso degli anni questa distinzione, destra- sinistra, si è arricchita di significati piu’ ampi sul piano politico e da parte di non pochi osservatori, analisti e studiosi e degli stessi politici, ci si chiede se questa distinzione sia ancora rilevante nel discorso politico contemporaneo. E’ al – tresi innegabile che il sommovimento globale pandemico e , in Italia , l’avvento del governo Draghi, hanno riproposto le perplessita’ sulla dicotomia destra-sinistra, nonostante un quadro politico completamente nuovo e inaspettato. In particolare ci si domanda perche’ il liberismo puo’ essere di sinistra: probabilmente perche’ viene riconosciuto il contenuto valoriale all’uguaglianza. Per tentare qualche frammentaria conclusione si puo’ ritenere che, attualmente, la dicotomia destra-sinistra è ancora viva e forse utile, anche nell’era della “ fine delle ideologie”. E’ ancora utile perché- in mancanza di nuovi paradigmi semantici appropriati- destra e sinistra sono rappresentazioni sociali che esercitano le stesse funzioni svolte nel passato dalle ideologie . Attualmente non avvertiamo questa funzione a causa della insignificanza crescente dei partiti sul piano dello spessore culturale , politico e programmatico. Cosa avverra’ dopo il governo Draghi è difficile immaginarlo, anche perché i partiti attuali non sembrano ancora convinti che questo momento, opaco per loro , puo’ essere propizio per una tanta auspicata ed urgente loro rigenerazione.

di Gerardo Salvatore