Dimettersi dall’umanità

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Di Vincenzo Fiore

«La parola è tutto quello che abbiamo per fraintenderci». Vagare smarriti nella storia e vivere di sogni sfiniti. Che l’esistenza abbia un senso è l’inganno supremo, l’equivoco che seduce l’uomo dalla sua comparsa sulla Terra. Incatenati in celle invisibili, restiamo vivi a dispetto della vita. È possibile che la libertà consista nella perdita di ogni speranza e nell’uccisione dell’idea di Dio? Sarebbe un’idea inammissibile, seppur fosse vera, anche per chi si è formato attraverso una pedagogia del dolore e del fallimento. Con una scrittura corrosiva, lapidaria ed ulcerante, con uno stile e un pensiero che risente fortemente delle letture di Cioran e di Nietzsche, Luca Ormelli dà alle stampe la sua prima plaquette di aforismi intitolata “Persecuzioni”. Ad accogliere queste bestemmie poetiche, questi frammenti incendiari è Babbamorto Editore di Antonio Castronuovo, nella collana “L’acero contuso” (n. 26), una collana che contiene anche nomi del calibro del filosofo Sossio Giametta (“Dio impassibile”, n. 24). Più che un editore, Antonio Castronuovo è un vero e proprio artigiano del libro, come egli spiega: “Noi pubblichiamo una tiratura di circa quindici o trenta esemplari, lo scopo è di riunire i lettori intorno a un focolare del sorriso. Cerchiamo testi di tenore umoristico, satirico ma anche surreale”. Il tutto viene selezionato e impaginato in un piccolo appartamento di Imola.

Già autore di una raccolta poetica dall’irriverente e ironico titolo “Gangbang” (Controluna Edizioni, 2017), Luca Ormelli è senza dubbio un autore reazionario – identificazione da non intendere strettamente nel senso politico del termine – una reazione da interpretare quasi come un disgusto per tutto ciò che è avvenuto dopo la Creazione. Egli invita a essere nichilisti osservanti, credere cioè ciecamente in niente:  «“Non avrai altro Nulla al di fuori di te”. Su questo fondamento – unicamente – dovrà erigersi una Chiesa che si voglia credibile». E dinanzi a questo scenario desolante, fatto solo di orizzonti oscuri, verrebbe quasi la voglia di dimettersi dall’umanità.