Disabili, assistenza negata a 30 persone su 100 se vivi al Sud 

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Di Piernicola Pedicini*

In tre regioni del Sud, Campania, Sicilia e Sardegna, per ogni 100 cittadini disabili vengono erogate risorse per garantire l’assistenza ad appena 70 persone. Al Nord, di contro, in regioni come Friuli, Veneto, Liguria e Lombardia, per 100 disabili i fondi stanziati possono garantire una copertura assistenziale per oltre 130 persone. È l’ennesimo paradosso contenuto nell’ultimo decreto firmato dal piddino Andrea Orlando, prima di lasciare il Ministero del Lavoro, che avrà efficacia, oltre all’anno in corso, anche per il biennio 2022 -2023.

Una stortura chiamata Fna (Fondo non autosufficienze), laddove i criteri utilizzati per definire i beneficiari del fondo, come si evince da un report della Commissione tecnica fabbisogni standard (Ctfs), si fanno rientrare nel novero delle disabilità tutte le persone che hanno compiuto 75 anni di età, anche se autosufficienti e in perfetta salute. Inoltre, elemento ancora più grave, la distribuzione delle risorse avviene sulla base di un riparto storico del Fondo nazionale politiche sociali che risale al 2002, ben venti anni fa, sui cui parametri non c’è alcuna trasparenza. Parliamo, tra l’altro, di un Fondo che dovrebbe occuparsi di integrazione dei migranti e di contrasto alle tossicodipendenze, ovvero questioni sociali che nulla hanno a che vedere con il tema delle disabilità.

In buona sostanza, un onesto contribuente nato in Campania, Sicilia, Sardegna o in qualunque altro territorio del Mezzogiorno d’Italia, che soffre di patologie che limitano il suo vivere quotidiano, ha una probabilità del 30% di essere escluso da qualunque tipo di assistenza pubblica, a meno che non se la paghi di tasca propria. A differenza di un residente al Nord che, pur in perfetto stato di forma, potrebbe trovarsi a beneficiare di un contributo pubblico, per il sol fatto di aver compiuto 75 anni di età. Un paradosso che difficilmente sarà oggetto di modifica dell’attuale Governo a trazione settentrionalista, contro il quale serve un Sud compatto e che parli una voce unica, fuori e dentro le istituzioni.

Non basta la politica, non serve appellarsi a un Esecutivo che esprime ben 20 ministri del Centro-Nord. Per questa ragione, mettendo assieme tutte le realtà che da anni si battono per i diritti del Sud, stiamo lavorando a un soggetto politico che metta fine alle frammentazioni e si batta, con una voce unica, per restringere il divario con il Nord e affinché i diritti siano garantiti a prescindere da dove si nasce. A partire dal sacrosanto diritto alla salute.

 

*Parlamentare europeo, Gruppo Greens/Efa