Don Palmese: antimafia, oggi abbiamo armi spuntate. Maria Luisa Impastato: Peppino ha vinto perchè la sua eredità vive

0
676

“Le nostre armi sono oggi spuntate”. Lo dice senza mezzi termini don Tonino Palmese, presidente di Fondazione Polis e referente regionale di Libera, nel corso del confronto promosso dall’Itt Dorso in occasione della Giornata della Memoria delle vittime delle mafie, dedicato questa volta a Peppino Impastato. A ricordarlo ci sono Maria Luisa Impastato, nipote di Peppino, Pasqualino Capoluongo di Oasi Project che gestisce il maglificio Centoquindici passi, villa confiscata al clan de Graziano, i docenti Alberico Mitrione, Gemma Furcolo e Giovanni Di Luise e Rossella Massari di Vernicefresca. Don Palmese ricorda come oggi “è venuta meno l’idea di partecipazione come strumento per contrastare le mafie. Siamo più deboli da un punto di vista genetico. Non certo come Peppino che aveva ereditato dalla madre il gene dell’onestà, intesa come capacità di capire ciò che stava accadendo e schierarsi. Con il suo coraggio è stato uno spartiacque nella lotta alle mafie. Faceva della cultura strumento di divulgazione e la leggerezza, l’immediatezza con cui parlava gli consentiva di arrivare a tutti. Oggi la pandemia è una grande occasione come ha sottolineato più volte il pontefice, può rappresentare l’opportunità per stabilire rapporti autentici e cancellare il virus dell’egoismo o lasciare tutto come è. E’ evidente che oggi le mafie sono sempre più subdole, poiché finiscono con l’imporre, senza l’uso delle armi, modelli di economia che finiscono con l’assoggettare la dignità di ogni uomo. Penso al business dei vaccini, ci sono 12 paesi del mondo dove i vaccini non sono ancora arrivati, è come se fosse in atto una battaglia per assoggettare alcuni paesi del mondo ad altri”. Toccante la testimonianza di Maria Luisa Impastato che racconta come “Casa Memoria Peppino Impastato, quella che è stata l’abitazione in cui è vissuto Peppino, è  diventato un museo per mantenere viva la sua eredità morale, un’eredità di cui è stata custode fino alla sua morte mamma Felicia. Ci sono voluti venti anni perché i mandanti del delitto fossero condannati ma ora sappiamo chi ha vinto. Ed è stato sempre grazia a mamma Felicia che l’inchiesta sulla sua morte non è stata archiviata, si è costituita parte civile, non ha accettato che la sua memoria fosse infangata, che quell’omicidio fosse raccontato come un suicidio. Malgrado l’epilogo della sua vita sia stato tragico, Peppino appartiene alla storia collettiva e sono soprattutto i ragazzi ad amarlo perché era lui stesso un ragazzo e denunciava la mafia con la lingua dei giovani, attraverso la satira scherniva i boss della mafia e in qualche modo li rendeva più deboli.  Peppino, cresciuto all’interno di una famiglia mafiosa, nipote del boss Cesare Manzelli, anche grazie alle armi della cultura, capirà presto che cosa è la mafia e sceglierà di prenderne le distanze coltivando gli ideali di uguaglianza e attenzione agli ultimi. Non è stato un eroe solitario, grazie ad iniziative come Musica e cultura e Radio Aut aveva riunito intorno a sé tante voci di giovani che si riconoscevano in quegli stessi valori. ” . E’ quindi Capoluogo a ricostruire le difficoltà legate alla gestione di un bene confiscato “Penso agli ostacoli economici, alle lentezze burocratiche, alle difficoltà di dialogare con l’amministrazione comunale, ai proiettili esplosi contro il cancello il giorno dell’inaugurazione. E’ chiaro che i beni confiscati devono essere restituiti alla società in maniera da estirpare le radici culturali di una comunità. L’idea da cui siamo partiti era quella di garantire un’opportunità di lavoro per liberarsi dalla schiavitù dalla camorra. Ben presto le commesse statali non bastavano più  e abbiamo dovuto ricorrere alle commesse di privati. Poi la scelta di riconvertire il maglificio nella produzione di mascherine. Oggi, di nuovo i segnali sono positivi ma la strada da percorrere è ancora lunga. C’è bisogno di costruire una rete ma anche lo Stato deve fare la sua parte. Ecco perchè la legge sui beni confiscati deve essere completata garantendo maggiori agevolazioni”. Non ha dubbi però Capoluongo: “Peppino ci insegna che ciascuno deve fare la sua parte”