Dopo la strega tocca al lupo

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Una settimana fa il Benevento per la prima volta nella sua storia battendo il Carpi è stato promosso in serie A. Giugno deve essere un mese fortunato per due città vicine, i capoluoghi delle zone interne della Campania. L’undici giugno del 1978 è infatti l’Avellino ad andare in serie A. Vince a Genova contro la Sampdoria con un gran gol di Mario Piga. Dal’Irpinia è un’invasione di tifosi biancoverdi. Si parte con ogni mezzo. Un treno attraversa la penisola, non per un lungo addio come i tanti immigrati del Sud hanno fatto,maper un breve arrivederci. Partire e tornare da vincitori. Una squadra che aveva come obiettivo la salvezza si ritrova in serie A. Un miracolo costruito da una squadra operaia, dal Presidente Arcangelo Lapicca e dall’allenatore Paolo Carosi. A distanza di quasi quarant’anni il miracolo stavolta riesce ad un’altra città della “terra dell’Osso” come Manlio Rossi Doria definiva le nostre zone, per distinguerle da quelle costiere della “polpa”. Non c’è amore tra le tifoserie di Avellino e Benevento anzi c’è una sentita rivalità. Il calcio però è una metafora della vita. I trionfi, i successi ma anche le sconfitte ci prendono per mano, sono i nostri compagni di viaggio. Il Benevento in serie A è la favola che diventa realtà. Da oggi comincia una nuova vita e tutto il Sannio è pronto a sfogliare altre pagine di un libro appena aperto. Società, squadra, tifosi e allenatore hanno costruito un giocattolo che non si è rotto come spesso è avvenuto nel passato nel nostro Sud. Una promozione dal sapore di record: mai infatti un club esordiente nel campionato cadetto era riuscito, al primo tentativo, a raggiungere la massima categoria. Hanno vinto idee e programmazione prima ancora dei soldi. Le basi per costruire una casa che duri nel tempo ci sono. I campi polverosi delle categorie inferiori sono alle spalle e gli squadroni della serie A si esibiranno nello stadio Ciro Vigorito, l’impianto dedicato al fratello scomparso del Presidente. Ciro Vigorito ad Avellino lo conoscevano e lo stimavano in tanti, se ne è andato a 71 anni nel 2010. La squadra quest’anno ha disputato un campionato perfetto, un profilo camaleontico e un mix di giovani ed esperti. Insieme alla “vecchia” Spal altra neopromossa, che negli anni sessanta in serie A ci ha giocato, il Benevento sarà l’altra matricola terribile. Il simbolo di un Sud che ha voglia di rinascere, di calcare le tavole di un palcoscenico che solo fino a poco tempo fa sembrava inarrivabile. Festeggiano tutti tifosi, calciatori e il sindaco Mastella. E festeggia anche Salvatore Di Somma. Uno dei simboli dell’Avellino in serie A è il direttore sportivo del Benevento. Lui quell’undici giugno del ’78 in campo a Genova c’era. Dopo Lombardi è stato il capitano dell’Avellino in serie A, oggi è uno degli artefici della promozione dei sanniti. Un uomo di calcio, un uomo del Sud , un perfetto trait d’union per Avellino e Benevento. E adesso battuto il Carpi il passo successivo ha i nomi altisonanti di Juventus, Inter, Milan e la sfida forse più attesa quella con il Napoli. La città della “strega” vuole continuare ad incantare. Per chi ama altri colori come il sottoscritto l’augurio è che dopo la strega sia nuovamente il lupo ad azzannare la serie A. Dieci anni fantastici non si possono dimenticare. Ma agli splendidi ricordi vorremmo aggiungere anche un futuro diverso perché come dice lo scrittore Graham Swift : “quello che vogliamo del futuro è molto spesso l’immagine di un passato immaginato e perduto”. Ecco noi quelle immagini della serie A le vorremmo rivedere ancora e molto presto.
edito dal Quotidiano del Sud