E ora la sfida è ripartire

0
595

Ed ora si deve ripartire. In fretta e alla grande se non vogliamo dire addio alle nazioni europee che vanno con una marcia in più. Abbiamo avuto una barca di soldi, altri ne potremmo avere con il MES se non si opponesse il M5s. , forse più grave di quella del ’29 e i politici sulla scena pare non abbiamo ancora le idee chiare sul modo di rilanciare l’economia del Paese. La loro mediocrità e gli interessi di bottega sembrano prevalere sull’interesse generale. Secondo teorie accreditate, la parola crisi è composta da due fonemi di origine cinese: il primo avrebbe il significato di pericolo, il secondo di occasione, opportunità. Ogni crisi ha, dunque, una doppia faccia e spinge a migliorarci, a impegnare i migliori cervelli per trovare le misure per il rilancio e passare da una situazione di debolezza ad una di forza. E appunto nelle crisi si misura la maturità, il coraggio del cambiamento, insomma il valore di un popolo. “Senza crisi non ci sono sfide, senza crisi la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito… lottare per superarla” Lo diceva E. Einstein. Individuare le riforme da fare, e in modo radicale, è facile, difficile e quasi proibitivo è, invece, realizzarle. Finora non ci siamo mai riusciti perché pretendiamo di farle con il consenso di tutti. Invece la vere riforme si fanno non guardando in faccia a nessuno, nella consapevolezza che c’è chi perde i propri privilegi, le rendite, il potere. I partiti della maggioranza hanno la possibilità di effettuare veri cambiamenti se il PD si riscopre un partito di sinistra e se il M5S riscoprisse le sue cinque stelle. Se non ora quando? Cosa dobbiamo fare? Ce lo ricorda la stessa Europa: “Destinare il 40% delle risorse al rilancio del Sud, abolire quota cento, rivedere il fisco, snellire le Istituzioni, diffondere il digitale e la banda larga, rivedere la legislazione sul lavoro” Sono cose che sappiamo da tempo, e sulle quali abbiamo scimmiottato risibili cambiamenti al motto del Principe di Salina del Gattopardo: “Cambiare tutto per non cambiare niente” Molte riforme, quelle strutturali sono addirittura a costo zero e producono da subito i risultati. Cominciamo dalla sburocratizzazione. Non si continuano a scrivere decreti come quello sulla semplificazione, illeggibile senza l’intervento dei tecnici. Bisognerebbe avere il coraggio di nominare Commissioni di esperti e predisporre testi unici che abroghino tutta la precedente normativa e spezzare il filo che lega la burocrazia alla politica. Fisco: ridurre drasticamente il contante, semplificare il 730, togliendo le molte agevolazioni, dare pieni poteri, strutture e personale all’Ufficio delle Entrate che deve essere in grado di fare accertamenti a 360 °, inasprire le pene, obbligare il pagamento degli onorari con la sola carta di credito ecc. Sanità: rivedere i poteri delle Regioni, favorendo il pubblico e non il privato, migliorare l’assistenza sul territorio, valorizzando i medici di famiglia e le ASL, togliere alle Regioni il potere di nomina negli ospedali e nelle altre strutture ….
Riforma del processo civile: è molto facile ridurre drasticamente i tempi del processo civile, ma non si farà mai perché l’Italia ha il doppio, il triplo degli avvocati che ha la Francia e la Germania e molti dovrebbero cambiare lavoro. Sugli investimenti si dovrebbero abolire le grandi opere e dare facoltà ai Comuni, anche consorziandosi fra loro, di fare le opere che si ritengono necessarie come mettere in sicurezza le scuole, risistemare gli acquedotti e il territorio (montagne, fiumi, ponti, rifiuti urbani ecc.). Investire in cultura (scuola, beni ambientali e culturale, turismo. Il Sud da parte sua dovrebbe combattere la criminalità organizzata, la corruzione e il clientelismo. Si avrà il coraggio di fare tutto questo e di cambiare registro una volta per tutte? Il pessimismo è d’obbligo perché, pare che il Covid non ci abbia insegnato nulla e le solite forze economiche e finanziarie sono già scese in campo per mettere le mani sul malloppo, con una stampa asservita e ubbidiente che fa loro da controcanto.

di Nino Lanzetta