Ecco l’era Draghi

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Il nuovo governo è ufficialmente partito ed è iniziata l’era Draghi E’ il risultato della Waterloo della politica e della sua incapacità di formare una maggioranza. La crisi è profonda e dura da anni. Qualcuno parla di crisi di sistema. Ma in politica mai dire mai. Con un colpo di genio il Presidente Mattarella ha tirato fuori dal cilindro il super Mario, il tecnico per eccellenza, l’italiano più famoso nel mondo. Ogni crisi ha due aspetti come suggerisce la sua etimologia: uno di rottura, l’altro di opportunità. La rottura è stata determinata dalla fine dell’alleanza di centro sinistra, messa in atto con machiavellico cinismo e irresponsabilità da un Renzi che ha agito anche per conto di alcuni settori politici e di molti poteri forti della finanza e dell’imprenditoria, sponsorizzato da tutti i giornali, ad eccezione del Fatto Quotidiano- in modo diretto quelli della destra e più subdolo, i rimanenti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: leghisti e berlusconiani al governo che siedono con i loro nemici storici: i 5 Stelle e i DM

Renzi si crede un vincitore, un politico di razza, uno che ha capito tutto e si è liberato del suo nemico (Conte) che gli insediava la conquista del Centro. Noi crediamo, invece, che il vero vincitore sia stato Conte che ha rappresentato, per la maggioranza del Paese, la parte nobile della politica; che è uscito a testa alta da palazzo Chigi, tra gli appalusi dei suoi inquilini e di un folto gruppo di cittadini che lo aspettavano fuori dal palazzo. Ha servito il Paese con “fedeltà e onore” come vuole la Costutuzione rimanendo un esempio di politica che piace al popolo. I partiti dell’ex maggioranza, gli hanno attestato scarsa considerazione per paura, fose, che una sua lista o un suo partito avrebbe tolto loro molti voti.

Quanto a Draghi, è la più grande risorsa a disposizione del Paese e colui che, per il suo pragmatismo, l’indubbia capacità e i rapporti con L’Europa può gestire al meglio i 209 miliardi del Recovery Plan. Quanto, poi, al suo Governo, c’è da dire che, finora, ha agito come un politico raffinato e realista al punto da far stare insieme forze così eterogenee e rivali che, prima o poi, ricominceranno a guerreggiare. Vedremo cosa farà in seguito perché, quando le due emergenze, quella sanitaria e quella economica, saranno state avviate a soluzione, gli occorrerà una maggioranza più coesa e frutto di scelte politiche per poter fare le riforme senza le quali non si avrà vero sviluppo. Allora ci vorrà un progetto con una scelta di campo precisa. Per ora-ha detto nel primo Consiglio dei Ministri- che occorre dare fiducia al Paese e metterlo in sicurezza e che, per far questo, l’unità delle forze politiche è un dovere. Finora è riuscito a metterle insieme anche senza accodi sottobanco e nominando autonomamente i Ministri, usando un accorto dosaggio tra continuità e discontinuità. Ventitré ministri: 8 tecnici e 15 politici, tra confermati e nuovi: 4 ai 5Stelle, 3 ciascuno al PD, alla Lega e a F.I. 1 a I.V: e LEU.   Ha riservato a sé e a tecnici di sua stretta fiducia la gestione del Recovery Plan e i partiti che si sono offerti per poter partecipare alla gestione e condizionarlo nelle scelte credo che rimarranno delusi. Renzi ha perso un ministro e sicuramente avrà molta meno voce in capitolo. E’ un governo elitario, più spostato verso il nord che il sud, più espressione dei poteri forti che dei ceti più popolari. Vedremo se il “politico” Draghi saprà affrancarsi.

Per ora ha determinato un rimescolamento di carte in tutti i partiti: la Lega si è convertita all’europeismo in meno di 24 ore, vedremo quanto durerà; i M5 sono in piena crisi con una paurosa fronda interna e Di Battista che abbandona; il centro destra in piena crisi con un ulteriore distacco tra F.lli d’Italia e Lega e la solita difesa dell’interesse personale di Berlusconi e delle sue aziende; Il PD alla ricerca della sua identità e al recupero dei renziani; Renzi sempre più solo, più inviso, più sulla via dell’estero. Staremo a vedere.

di Nino Lanzetta