Elezioni: troppi bla-bla senza contenuti

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Tra le tante proposte programmatiche – molte di evidente sapore populista da campagna elettorale – nessuna delle presenze partitiche in competizione parla di provvedimenti connessi alla perdita di senso che si accompagna alla condizione di non lavoro, anche quello sottopagato, sfruttato alienato. All’interno del mondo del cosiddetto “benessere” tanti, forse troppi, sono gli esclusi, gli scartati, gli abbandonati a sé stessi. Sono persone che, provate dal lavoro, sono abbandonate a sé stesse e si rivelano incapaci di “trovare un senso” a giornate vuote, povere di positive sollecitazioni per riguadagnare la fiducia in un avvenire non del tutto oscuro. Eppure, a parere di molti autorevoli osservatori delle dinamiche psicologiche del mondo del lavoro, la domanda di solito si associa all’incapacità quasi “strutturale” di approdare ad un percorso autonomo, capace di superare la crisi esistenziale di tanti lavoratori, ancora attivi, spesso con una non trascurabile professionalità. Sorge, allora, l’esigenza che – nel quadro delle misure di sostegno dell’occupazione, soprattutto a favore dei giovani – vengano promosse misure di dinamiche relazionali e sociali che costruiscono il senso dell’essere persone, sempre e comunque, percependo il fecondo senso di appartenenza ad un tessuto sociale attivo e responsabile. D’altronde è sempre più diffuso il convincimento che non basta una cifra mensile per ritrovare il senso di appartenenza di una vita interrotta: il reddito di cittadinanza è il tipico esempio che non ha risolto la odiosa logica dello scarto, con tutte le conseguenze collegate allo sperpero di danaro pubblico, alla diffusione del lavoro nero, ad una domanda di lavoro insoddisfatta, soprattutto durante l’attuale periodo di ripresa del comparto turistico-alberghiero, dopo il flagello del Covid. All’interno di questo quadro del mercato del lavoro – insieme a tanti altri aspetti negativi pur presenti – le solite promesse di una campagna elettorale scellerata costituiscono una offesa evidente alla dignità di lavoratori e pensionati che, nonostante il peso di una crisi economica complessa, non hanno ancora abdicato alla loro dimensione civile, sociale e spirituale. Ai tanti sedicenti politici in corsa in questa campagna elettorale va ricordato che solo la fiducia genera affidabilità, anche se, purtroppo, va evidenziato che la diffidenza genera opportunismo. Va anche ricordato che i luoghi in cui lavoriamo, dove quotidianamente esprimiamo la nostra dimensione relazionale, sono luoghi progettati prevalentemente con il metro della diffidenza: di qui il malessere e l’espropriazione di senso delle nostre esistenze.

 di Gerardo Salvatore