Esiste un centro-destra alternativo a quello nazionalista? L’intervista all’On. Elio Vito

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Di Matteo Galasso

La coalizione di centro-destra, che dopo tre anni dalla sua formazione – elezioni politiche del 2018 –ha riscontrato per la prima volta una sconfitta effettiva alle elezioni comunali dello scorso ottobre, sembra essere entrata in crisi per una serie di ragioni: una delle quali è stata la diversa posizione dei partiti che la compongono su tematiche centrali nell’attuale dibattito pubblico. Per anni i partiti di centro-destra hanno rivendicato unità e compattezza rispetto a una sinistra sempre più divisa, ma ora sembra che con la formazione del Governo Draghi i tre partiti principali abbiano perso il collante della loro alleanza. Per provare a delineare il futuro della coalizione abbiamo intervistato il deputato di Forza Italia, Elio Vito.

Onorevole Vito, negli ultimi mesi Lei si è spesso contraddistinto per le sue posizioni rispetto ai colleghi del suo partito e della sua coalizione: sul DDL Zan, sull’europeismo, sull’ambientalismo e altre battaglie portate avanti principalmente dal centro-sinistra. Come spiega questa discontinuità?

Per la verità, la discontinuità o la contraddizione non è mia, ma di Forza Italia, rispetto alla sua appartenenza al Ppe. In tutti i Paesi dell’Europa occidentale, i partiti di destra e di centro iscritti al Ppe votano leggi per la comunità Lgbt, sostengono i temi dell’ambientalismo, i diritti civili e quelli sociali: basti pensare ad Ursula von der Leyen, che fa parte del Ppe, che si batte contro le leggi discriminatorie di Polonia e Ungheria. Ebbene, FI al Parlamento europeo su questo si è astenuta! Il problema non sono quindi io, ma il fatto che in Italia manca una destra davvero europeista ed europea.

Lei ha militato in Forza Italia fin dalla sua fondazione: da cosa dipendono queste continue divergenze rispetto alla linea politica del suo partito? Sono cambiate le posizioni del partito o le Sue? Crede che questa sia ancora la Sua casa, politicamente parlando?

Guardi milito – fa bene a ricordarlo – in Forza Italia dalle origini e intendo rimanerci: non amo i cambi di “casacca”. Certo, in questi anni sono un po’ invecchiato, ho i capelli grigi, ma temo che pure Forza Italia sia cambiata. Nel 1994 era un partito cattolico, ma non clericale, che rappresentava anche laici, liberali, riformisti, socialisti e radicali come me. Oggi questa varietà, che è stata una ricchezza e una forza, si è persa, mentre prevale il conformismo e l’appiattimento. Direi che si è passati dalla sincera lealtà a Berlusconi alla dovuta fedeltà a Tajani e ad altri dirigenti!

Che tipo di coalizione immagina per le elezioni politiche del 2023? Crede che alla fine FI sceglierà ancora una volta di correre al fianco di forze che spesso si sono dimostrate anti-europeiste e nazionaliste?

Non amo fare previsioni e oggi è comunque difficile farne. Comunque, prima delle elezioni politiche, sono interessato a celebrare e sostenere i referendum, tutti, da quelli sulla giustizia a quelli su eutanasia e sulla cannabis e mi auguro che lo faccia pure FI. Riguardo agli alleati, se è difficile ora immaginare soluzioni diverse da quelle attuali (e mi guarderei bene dall’intraprendere operazioni pseudo centriste o proporzionaliste), è anche vero che soprattutto la Lega nazionalista e sovranista di Salvini è ben diversa da quella federalista e antifascista di Bossi. E pure Giorgia Meloni, che in Europa presiede i Conservatori, alleati dei Popolari, dovrebbe in Italia essere più coerente con questa sua collocazione.

Può definirci, cosa significa, per Lei essere di centro-destra e se gli attuali alleati del Suo partito sono in grado di rispecchiare questa linea.

Per me essere di destra – non credo al centro – significa essere europeisti e atlantisti, non filo russi/cinesi. Significa essere antifascisti: l’antifascismo non è mai stato solo della sinistra. Significa difendere diritti civili e quelli sociali, significa essere accoglienti, solidali, rispettosi delle diversità. Come la destra in gran parte d’Europa e negli USA.

Immagina, sempre parlando di elezioni, la possibilità della formazione di un polo centrista alternativo ai due schieramenti attualmente esistenti e nel quale possa rientrare anche Forza Italia?

No, lo dicevo prima, non solo non immagino uno schieramento centrista ma lo contrasto. Se vogliamo riavvicinare i cittadini alla politica occorre chiarezza. Bisogna offrire una scelta tra destra e sinistra, senza un “centro” di comodo che sceglie di volta in volta con chi allearsi. Piuttosto, se non fosse possibile allearsi con i sovranisti, Forza Italia rappresenti la destra liberale che oggi manca.

Si rispecchia nella linea politica di questo Governo e, più in generale, della coalizione Ursula?

È giusto – in una situazione di emergenza – sostenere questo governo, ma anche in politica c’è bisogno di tornare alla normalità, con una sana e democratica contrapposizione, in modo da offrire ai cittadini la possibilità di scegliere tra due o più alternative.

Quali saranno le sue prossime battaglie, nel partito e in Parlamento, per affermare il concetto di alternativa ai populismi per la quale già si sta battendo mediaticamente?

In realtà sono poco sui media, anche per questo La ringrazio per l’intervista: è come se il mio partito non avesse piacere di espormi mediaticamente. Ma grazie ai social, soprattutto Twitter, continuerò le battaglie che ho portato avanti in questi mesi. Mi batto per una legge contro l’omofobia e le discriminazioni e per il referendum sulla cannabis che depenalizzando la coltivazione domestica combatte criminalità e spacciatori, tutela la salute dei consumatori e libera forze dell’ordine, carceri e tribunali dal doversi occupare di piccoli reati amministrativi legati ad una piantina.