Europa, ultima chiamata per il Sud

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Neanche il tempo di metabolizzare la crisi di governo in atto e vedi riaccedendersi il dibattito politico locale che ruota ormai tutto attorno agli scenari in vista delle regionali del 2020, in una campagna elettorale permanente, mentre la Campania continua a vivere i suoi drammi.

Una regione messa peggio di altre aree particolarmente depresse dell’Est Europa, una regione attraversata da mille scandali, sprofondata in una  crisi profonda.

Ancora una volta sotto accusa è il corretto utilizzo dei fondi strutturali, che é lí a rappresentare la pietra dello scandalo in una regione che fa registrare il più alto tasso di disoccupazione giovanile.

La Campania è sempre più territorio di emarginazione sociale ed economica con un groviglio di problemi che nessuno più tenta di sbrogliare.

E’ questa la realtà drammatica.

L’opportunità offerta dalla precedente programmazione dei fondi comunitari, con la gestione 2007/2013, è andata sprecata, avendone decretato il fallimento anche con la parziale restituzione dei fondi inutilizzati.

Mentre incombono nuovamente i riti della propaganda, a campagna elettorale avviata da tempo, con lotte intestine e schermaglie varie nei partiti di tutti i colori politici, c’era da prendere al volo l’ultimo treno per l’Europa.

Con la nuova programmazione 2014/2020 sono stati messi a disposizione gli ultimi fondi europei, che rappresentano anche l’unica fonte di finanziamento degli investimenti pubblici, per i prossimi anni, per le regioni meridionali.

L’ultima chiamata per il Sud.

Per il momento l’attenzione della classe dirigente politica, dei partiti e delle forze politiche, sembra essere più concentrata sugli scenari che riguardano la campagna elettorale piuttosto che a svolgere una seria autocritica rispetto alla precedente gestione dei fondi strutturali.

Il rischio che si sta concretizzando è di andare incontro ad un nuovo fallimento nella programmazione e nella gestione delle risorse previste per il settennio 2014/2020.

I segnali, purtroppo, sembrano esserci tutti.

E del resto, esempi di pessimo utilizzo dei fondi se ne trovano in abbondanza.

La parola autocritica non è contemplata nel vocabolario di chi ha svolto un ruolo di guida politica in un Sud, in Campania, dove, è bene ricordarlo, sono stati finanziati i “festival dell’effimero”, dove ogni occasione si è rivelata buona per inventarsi trite e ritrite iniziative pseudo-culturali.

Il Sud è ostaggio di queste logiche perverse e per cambiare deve provare ad affrancarsi da queste tare che pesano come una zavorra.

Ha un senso, per questa classe politica, nella sua interezza, riproporsi?

Ha un senso andare ancora a votare?

Un sistema che è certamente l’espressione di una politica malsana, infarcita di sprechi e clientele, corruttele e patronage elettorali.

Un sistema corrotto e marcio che rappresenta la vera zavorra dell’Italia.

Il vero ostacolo, che impedisce di rimettere sul binario giusto un Paese deragliato.

Si attendono risposte, non le solite risposte, senza infingimenti, senza tradimenti.

 

di Emilio  De Lorenzo