Fiabe per i più piccoli a cura di Grazia Russo

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Monocchio

Monocchio era un orco che aveva un solo occhio situato al centro della fronte. Viveva in un bosco, dove nessun uomo era riuscito ad arrivarci.

Un girono di fine novembre, un giovane pastore, alla prima minaccia di nevicata, radunò le sue pecore e lasciò le radure montane. Per raggiungere prima la valle, pensò di prendere un antico tratturo che tagliava diritto in mezzo al bosco. Camminò camminò…quando non sapeva più né dove fosse né dove andare. Si voltò e si accorse di aver smarrito il gregge. Lanciò lunghi fischi per richiamare le pecore ma non gli fece eco neppure un belato. Calavano le ombre della sera, quando vide, ai piedi di una parete a picco, l’ingresso di una grotta, decise di passare lì la notte e l’indomani mattina sarebbe andato alla ricerca del suo gregge.Entrò nella grotta e trovò su una pietra tanto buon cibo: ricotte, formaggio, frutta…Mangiò e sazio si adagiò su un mucchio di paglia e subito si addormentò

Dopo poco arrivò anche l’orco con il suo gregge, radunò le pecore in fondo alla grotta, accese il fuoco, arrostì la carne e mangiò pure lui. Il pastore si svegliò e aprì l’occhi e nel vedere il mostro corse a nascondersi.

  • Perché ti nascondi? – gli gridò l’Orco che l’ha aveva visto.

La voce cupa raggelò il sangue nelle vene del pastore, che impaurito si rintanò in un buco. Dal nascondiglio vide dei cagli di montone appesi alla parte dell’antro e gli venne un’idea. Appena Monocchio prese sonno, staccò una decina di cagli, li aprì e raccolse la materia acida in un catino. Si avvicinò adagio all’Orco, sollevò il catino e gli versò nell’occhio tutto il liquido. Per il dolore Monocchio levò urla terrificanti per tutta la notte. All’alba, le pecore si mossero per uscire al pascolo. Tutte, tranne una che il giovane pastore aveva ucciso e scuoiato. Intanto l’Orco faceva uscire le pecore e le contava una ad una ne possedeva trentatré…il pastore per uscire anche lui si mise a carponi e indossata la pelle di pecore, si pose in fila dietro alle altre pecore. Monocchio intanto continuava a contare…trentuno, trentadue e – Con me trentatré! – gli fece eco il pastore, appena fuori dalla spelonca. _ Ah, mi hai ingannato! Ammise Monocchio e aggiunse – Prenditi questo anello d’oro, è il premio per avermi vinto. E poi vattene – e glielo lanciò. Il giovane pastore raccolse l’anello e se lo infilò all’anulare. Appena infilato sentì che si stringeva sempre più attorno al dito. Cercò di sfilarlo, ma inutilmente. Tentò di allontanarsi da lì ma, invece di portarlo avanti, i piedi lo portavano indietro verso l’ingresso della spelonca.

Giunto a un passo da Monocchio, il giovane pastore infilò il dito in bocca e con un morso se lo staccò e lo lanciò insieme all’anello a terra. L’Orco raccolse il dito e lo ingoiò.

– Eppure la tua carne ho mangiato! Disse soddisfatto.

– Ed io mi prendo le tue pecore! Ribatté il pastore.

E così dicendo radunò il gregge e imboccò la strada di casa…

 

Comprensione e interpretazione del testo

Chi è il protagonista?

Chi, invece, l’antagonista?

Nel racconto compare un oggetto magico. Che cosa è e quali proprietà ha?

 

Competenza grammaticale

Nel testo sono presenti le preposizioni semplici e quelle articolate, dopo averle evidenziate riscrivile sul tuo quaderno.

Fai l’analisi grammaticale della seguente frase: Monocchio era un orco. Aveva un solo occhio sulla fronte e viveva in un bosco.

 

Proposta operativa

Confronta il racconto letto con la storia di Ulisse nella spelonca di Polifemo (Odissea, IX) e rivela analogie e differenze.