Filiera olivicola e vitivinicola, agronomi: annate difficili, necessario contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici

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La crisi climatica è tema di estrema attualità, con risvolti purtroppo spesso negativi che minacciano l’agricoltura e la gestione del territorio in generale. Da pochi giorni si è conclusa la COP 28, vertice mondiale sull’azione per il clima riunitosi a Dubai in cui si è discusso dell’importanza nel contenere l’aumento della temperatura mondiale entro 1.5 °C, nel cercare di accelerare il processo della transizione energetica, nel definire i giusti finanziamenti per il clima e programmare le azioni volte alla mitigazione degli effetti dannosi.

L’effetto dei cambiamenti climatici è stato al centro del convegno promosso dall’Ordine dei dottori agronomi e dottori forestali della provincia di Avellino guidato dal Presidente Castelluccio, con un focus specifico nella filiera olivicola e vitivinicola irpina, che ha riscosso grande partecipazione presso la struttura del Museo Civico di Villa Amendola ad Avellino.

I lavori sono stati avviati dal Presidente Castelluccio che ha relazionato ponendo l’accento sulle problematiche che negli ultimi anni stanno segnando negativamente il comparto agricolo: “Gli input produttivi (concimi, fertilizzanti, prodotti per la difesa fitosanitaria, costo dell’energia, carburanti ecc.), hanno subito aumenti abnormi che ricadono inesorabilmente sulle spalle degli agricoltori, in contrapposizione invece al reddito agricolo medio che si abbassa sempre più, in quanto a fronte dei prezzi di vendita dei prodotti agricoli al consumatore finale ormai alle stelle, quello che viene corrisposto all’agricoltore è sempre di meno, c’è un fronte speculativo che danneggia produttori e consumatori”. Le condizioni climatiche avverse con i fenomeni catastrofali quali l’alluvione in Emilia Romagna, Toscana e Abruzzo hanno portato quest’anno a riduzione del 40% nel comparto ortofrutticolo, prosegue Castelluccio, con particolari perdite nel comparto delle pere, pesche e nettarine.

Anche la filiera vitivinicola ha subito quest’anno l’effetto tragico dei cambiamenti climatici, le piogge incensanti del maggio scorso e della prima metà di giugno, non hanno permesso l’ingresso in campo dei mezzi agricoli per lo svolgimento degli interventi fitosanitari necessari a contenere la peronospora della vite, che ha compromesso la produzione con una vendemmia che ha fatto registrare in media – 50%  con punte anche di -80% e -100% di produzione di uve e circa il 12% in meno di vino prodotto passando dai 50 milioni di ettolitri nazionali ai 44 milioni.

L’olivicoltura si è difesa un po’ meglio sul piano nazionale, purtroppo la provincia di Avellino e la Regione Campania in generale non possono sorridere per le quantità prodotte che di fatto hanno accorciato notevolmente la campagna di molitura, con frantoi oleari che in alcune aree non hanno proprio avviato le attività di molitura e con le aziende agricole che si sono ritrovate ancora una volta a dover fronteggiare un’annata difficile da un punto di vista tecnico ed economico”.

Il dottore agronomo Ivan Rizzitelli, coordinatore nazionale di Unapol (Unione Nazionale Associazione Produttori Olivicoli), ha esposto le nuove tecniche di controllo dei principali patogeni dell’olivo, in particolar modo della mosca olearia, il fitofago chiave dell’olivicoltura che a seguito delle revisioni e restrizioni imposte dalle normative fitosanitari sull’impiego di specifici prodotti impiegati per il controllo dell’insetto e alla luce delle nuove condizioni climatiche che di fatto hanno reso ancora più complesso e difficile la gestione delle produzioni in termini produttivi e qualitativi.

Rizzitelli ha evidenziato a necessità di accrescere la ricerca volta all’individuazione di nuove soluzioni efficaci al contrasto della mosca olearia, sottolineando che ad oggi mancano studi in merito e che l’unica regione italiana più attiva nel mettere appunto protocolli di difesa utili è la Toscana.

Rizzitelli ha, inoltre, spiegato come il cambiamento climatico stia favorendo lo sviluppo della mosca olearia, con inverni sempre più miti ed estati caldo-umido che di fatto aumentano le generazioni e rendono meno efficaci gli interventi sanitari messi in campo, con un aggravio di costi ad ettaro per l’azienda che deve applicare protocolli di difesa più complessi e con mezzi biotecnologici che hanno di fatto dei costi unitari più elevati.

Il Presidente Unapol, Tommaso Loiodice ha invece rimarcato il ruolo importante delle AOP nazionali ed ha sottolineato come negli anni grazie all’assistenza tecnica messa in campo con l’applicazione dei Programmi Operativi destinati al comparto olivicolo si sia contribuito ad affiancare gli olivicoltori nel delicato processo di produzione di materia prima di qualità. Il Presidente Loiodice ha proseguito facendo il punto sul settore olivicolo in generale e nello specifico di quello pugliese, con particolare attenzione al territorio salentino, dove la Xylella di fatto ha distrutto l’olivicoltura sotto l’aspetto paesaggistico e produttivo e che la ricerca ad oggi dopo più di dieci anni ancora non sia riuscita a fornire una soluzione valida al contenimento della problematica fitosanitaria che rischia seriamente di cancellare il cuore della produzione olivicola nazionale.

Ad oggi ha rimarcato il Presidente Loiodice, esistono solo due varietà resistenti al batterio che sono il “Leccino” e la “Favolosa”, questo compromette ovviamente la biodiversità varietale di cui è ricca l’Italia con circa 500 varietà differenti e soprattutto mette a rischio l’identità dei territori, come la Puglia in cui la varietà principe è la coratina. Inoltre, anche la nuova PAC con l’Eco-schema 2,  ha proseguito Loiodice vieta la lavorazione dei terreni che invece aiuta a contrastare il vettore della Xylella ossia la sputacchina, e non si è prevista una deroga per le aree cuscinetto  ma solo per quelle infette precludendo agli olivicoltori pugliesi una integrazione al reddito già a più riprese compromesso. Loiodice ha concluso il suo intervento auspicando che la ricerca nelle nuove tecnologie, possa aiutare il comparto agricolo ad uscire dal guado.

 

Per il comparto vitivinicolo ha relazionato invece il Consigliere nazionale CONAF Antonio Capone che ha rimarcato le strategie da mettere in campo per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici nella coltivazione della vite. Capone ha sottolineato come “negli ultimi novant’anni la temperatura del pianeta è cresciuta di 1.7°C e in Italia questo sta evolvendo il clima verso la tropicalizzazione, con anticipi di maturazione anche di ben 15gg rispetto al passato con possibili risvolti negativi sulle caratteristiche tanniche e floreali dei vini prodotti. Capone ha proseguito illustrando come è sempre più necessario oggi l’impiego di polveri di roccia come il caolino o zeoliti e di tecniche agronomiche innovative sia nella potatura che nella gestione del suolo al fine di sfuggire alle problematiche fitosanitarie e a quelle fenologiche a cui le piante sono esposte. I cambiamenti climatici ha concluso Capone impongono scelte ponderate nella realizzazione dei nuovi impianti con varietà maggiormente tolleranti e resistenti agli stress ambientali e di una maggiore consulenza aziendale per limitare il calo produttivo e qualitativo.

 

Le conclusioni dei lavori sono state affidate al Presidente Nazionale CONAF Mauro Uniformi che ha sottolineato le competenze e le professionalità in capo ai Dottori Agronomi e ai Dottori Forestali e di come il loro ruolo sia centrale nel processo della transizione energetica e nel contrasto ai cambiamenti climatici.

Il Presidente Uniformi ha sottolineato come l’agricoltura comprenda attività che comportano la produzione  di gas clima-alteranti, ma che al contempo produca anche attività che li contrastino e che quindi sia un settore produttivo virtuoso a differenza di altri comparti produttivi come quelli industriali dai quali spesso si hanno solo esternalità negative.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Presidente della Federazione Regionale Campania dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali Angelo Marino, il quale ha posto ulteriormente l’attenzione sulla disastrosa annata sia nel comparto olivicolo che vitivinicolo, soprattutto nella provincia di Benevento dove molte aziende non hanno potuto avviare le operazioni di raccolta e molitura delle olive e come questo avrebbe inciso negativamente anche sulla qualità delle produzioni della prossima annata.

Il presidente Marino ha auspicato in una collaborazione della categoria al comparto della ricerca al fine di non depauperare le produzioni di eccellenze come l’olio ed il vino che in Campania sono assicurate proprio dalla provincia di Avellino e Benevento.

 

Durante il convegno sono state consegnate le pergamene di onorificenza per la longevità alla carriera professionale per i 50 anni di iscrizione all’ordine al Dott. Agr. Mauro Ferrazzani Rempdte e quelle per i successi professionali per la brillante carriera professionale al Prof. Agr Raffaele Coppola, neo Direttore del Dipartimento Agricoltura, Ambiente e Alimenti dell’Università del Molise e alla Dott.ssa Agr. Lalla Ruocco neo dirigente ad Interim della Strategia Agricola per le Aree a Bassa Densità Abitativa e dirigente del settore Ambiente, Foreste e Clima della Regione Campania.

Infine sono stati presentati i neo iscritti del 2023: la Dott.ssa Elisabetta Tarantino, Dott.ssa Valentina Bruno, il Dott. Adriano del Gaizo, il Dott. Antonio Limone ed il Dott. Russolillo Orlando, tutti brillantemente già avviati alla carriera professionale come da loro stesso riportato.

Il convegno ha visto la conclusione con un ricco buffet di prodotti tipici irpini e con il rituale brindisi e scambio degli auguri in vista del Natale tra il consiglio dell’ordine ed i colleghi intervenuti.