Fratelli d’Italia

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Noi italiani siamo un popolo di poeti, santi e navigatori o almeno così pensano di noi i nostri vicini europei e i lontani americani. Tutto il mondo ci conosce o ci immagina simpatici, gioviali e cordiali, mangiatori di spaghetti e suonatori di mandolino e in più saremmo nel pieno rispetto dell’iconografia classica se facessimo queste attività vestiti da Pulcinella e con una collana di cornettti rossi scacciaguai. Un altro stereotipo attribuisce ai maschi italiani doti di grandissimi amatori. Eredità derivata dai tempi antichi quando sia Cesare che Antonio conquistarono i favori della meravigliosa esotica Cleopatra e ribadita, nel passare dei secoli, con Casanova che nelle calli veneziane si conquistò fama imperitura di seduttore e libertino. Si potrebbe chiedere alle turiste straniere se il fascino latino, unito alla bellezza dei monumenti e all’amenità del paesaggio, costituisca ancora un incentivo alla scelta della vacanza nel bel paese. I detrattori, invece, ci accusano di essere invadenti e poco rispettosi delle regole ed effettivamente dobbiamo riconoscere che all’estero come in patria dimostriamo una spiccata allergia per le file, siamo sempre pronti a salire sui mezzi pubblici come un gregge in movimento o a scattare al verde del semaforo pedonale travolgendo i vicini. Il nostro peggior difetto, però, è sicuramente lo scarso senso di appartenenza alla Nazione intesa come insieme di territorio, lingua e tradizioni che accomuna un popolo. La cittadinanza dell’impero romano concedeva diritti e privilegi tali da far proclamare con orgoglio a illustri personaggi del tempo lo status di “civis romanus” ma la caduta dell’impero d’occidente ad opera dei barbari ha segnato l’inizio di un lungo periodo storico caratterizzato da numerose entità territoriali che dal Medioevo all’unità d’Italia, anziché creare un senso di appartenenza ad un unica comunità nazionale, hanno evidenziato i particolarismi e le differenze tra le popolazioni della penisola. L’Italia è uno stato giovane, non può competere con gli altri paesi europei che hanno avuto confini disegnati da secoli e regimi politici che li hanno guidati e formati come cittadini, ma è indubbio che dall’incontro, o forse meglio dallo scontro, delle differenze nasce il genio italico cioè lo sviluppo di inventiva, flessibilità e adattabilità alle difficoltà della vita. Le tradizioni, la pronuncia, la cucina, gli usi e i costumi e persino i caratteri somatici che contraddistinguono i vari gruppi etnici che abitano lo Stivale hanno reso necessaria la suddivisione dello stato in regioni, alcune delle quali dotate di un’autonomia particolare a salvaguardia del bilinguismo e delle tradizioni proprie delle terre di confine. Il nostro amore di patria si risveglia prorompente in occasione di grandi eventi sportivi quali ad esempio le Olimpiadi di Rio appena concluse. Ma è nelle circostanze più drammatiche e dolorose che si risveglia il genio italico ed improvvisamente ci rendiamo conto che siamo una comunità unita da un unico destino, che condivide il medesimo dolore. E sappiamo reagire ai disastri immedesimandoci nella condizione di chi soffre per condividerne ed alleviarne la sofferenza. Noi irpini abbiamo sperimentato nelle drammatiche circostanze del terremoto del 1980 cosa vuol dire la solidarietà di un intero popolo. Anche in occasione del tristissimo evento sismico che ha colpito il 24 agosto le regioni del Centro d’Italia è scattata la macchina della solidarietà fondata sul senso di appartenenza e sull’orgoglio di riconoscerci come una unica comunità. Non è fuor di luogo in queste circostanze richiamare quel canto che definisce il nostro essere insieme come fratelli d’Italia. Il giovane Mameli, caduto nell’eroica difesa della Repubblica romana, non avrebbe mai immaginato che quell’inno scritto contro l’oppressore sarebbe entrato nel cuore degli italiani in circostanze simili. Il bisogno di reagire ai disastri, sia quelli naturali, come i terremoti, sia quelli politici, come l’8 settembre del 1943, diventa l’amalgama che aggrega gli italiani: contro il dolore tutti insieme, in piedi e mano sul cuore intoniamo, credendo davvero di esserlo, “Fratelli d’Italia”.
edito dal Quotidiano del Sud