Galli Della Loggia: così la politica ha abbandonato la scuola

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“La politica ha abbandonato la scuola, lasciando spazio alla burocrazia ministeriale”. E’ la denuncia sollevata dallo storico Ernesto Galli Della Loggia, ospite del confronto “Che cos’è la scuola”, nel corollario di incontri curati da Luca Cipriano, presidente dell’Associazione “Ossigeno”. Sulla filigrana narrativa dell’ultimo libro di Ernesto Galli della Loggia, editorialista del “Corriere della Sera”, dal titolo “L’aula vuota. Come l’Italia ha distrutto la scuola”, si è discusso al Carcere Borbonico delle degenerazioni di una scuola incapace di essere meritocratica e di riappropriarsi della sua vera identità, del suo vero volto. Incapace, dunque, di incarnare la sua reale vocazione. A introdurre il dibattito Luca Cipriano di Ossigeno: «Viviamo in un’Italia con una scuola a due velocità tra Nord e Sud che si confronta con riforme continue tra burocrazie ed autonomie». A portare i saluti della Provincia Rosanna Repole che ha posto l’accento sulla volontà di valorizzare il patrimonio culturale irpino, a «partire dalla Biblioteca Capone, frequentata da una media di 100 studenti al giorno».
E’ stato, quindi, il professore Toni Iermano a sottolineare come «la burocrazia condanna la scuola ad essere una monade autistica. La salvezza è che vi operano ancora ottimi insegnanti. Anche se devo registrare una forte distanza culturale tra scuola e università». Ha spiegato come «Se c’è una speranza per i giovani, può essere ravvisata nella scuola. Voglio ricordare – ha ribadito Iermano – che De Sanctis fu il primo governatore della provincia di Avellino, e quando si celebrò il plebiscito sull’unità d’Italia, scrisse un manifesto in cui si affermava che con l’unità d’Italia, iniziava un periodo di riscatto per il Sud. De Sanctis – ha affermato – voleva far entrare l’insegnamento della filosofia anche negli istituti tecnici, cosa che, purtroppo, non si è più realizzata. La scuola deve formare coscienze critiche, futuri cittadini. La politica ha delle grandi responsabilità. Non parlerei di aule vuote, piuttosto di spazi privi di idee».
Gerardo Bianco, presidente Associazione nazionale per gli interessi nel Mezzogiorno, ha ricordato le origini irpine del giornalista, il suo attaccamento ad una terra da cui trae le sue radici. «La scuola – ha esordito Bianco – deve insegnare i saperi o deve dare l’educazione? Assistiamo ad un prevalere della didattica, del metodo per trasmettere il sapere, che finisce con lo schiacciare il sapere stesso. L’analisi di Della Loggia – ha affermato Bianco – parte dai mali che hanno provocato la perdita di consistenza della scuola. Si rischia, così, di avere un sistema scolastico incapace di fornire l’istruzione ai ragazzi. Penso alla battaglia di alcuni docenti contro l’ingiusto oblio, nelle antologie, di autori meridionali, come Sciascia. Nel 2014 si scrisse che si doveva approfondire la dimensione unitaria dell’Europa. Se andiamo a Parigi, ad esempio, respiriamo l’identità europea. Oggi, purtroppo assistiamo all’emigrazione di tanti nostri ragazzi, abbiamo assistito alla perdita dei nostri talenti».

« Una scuola che è spietatamente meritocratica – ha ribadito Della Loggia – deve essere una scuola con bravi insegnanti. Nella nostra scuola, dove turbe di docenti vengono reclutati senza concorso, non può esserci un accertamento effettivo della qualità degli docenti, poiché se tutti vengono pagati allo stesso modo, non c’è l’emergere di nessuna qualità. Ci si batte per la eguale retribuzione degli stipendi, ma se tutti vengono pagati allo stesso modo, si abbassa il livello qualitativo dei docenti, in questo modo, si ha una perdita del prestigio sociale. La classe politica – ha stigmatizzato – ha abbandonato la scuola, ma, per avere una forte immagine scolastica, bisogna sapere dove si vuole andare. Non dimentichiamo che la scuola pubblica nasce da una precisa scelta politica. Penso che sia più democratico che la politica decida l’assetto che si vuole dare alla scuola, piuttosto che affidare questo compito ad un pedagogista. Abbiamo assistito, negli scorsi decenni, ad una deriva anti – meritocratica, è prevalsa l’idea aberrante che la scuola debba fornire delle competenze. In questo modo, si finisce con il subordinare il sapere al fare, il che porta ad una sorta di auto distruzione della scuola stessa. E’ prevalsa l’idea che la scuola debba essere utile, ma non è questo il suo compito. La sua missione è quella di trasmettere sapere, non di essere utile. La scuola, con la cosiddetta autonomia scolastica, è diventata un’azienda. Il preside, in questo modo, ha subito una metamorfosi, è diventato un manager. Tutto questo ha snaturato la scuola. Leggere un bilancio – ha ribadito ancora Della Loggia – non è come leggere Manzoni, o Carducci».
L’affondo finale dell’editorialista, è stato da suggello desanctisiano. «Le discipline umanistiche – ha ribadito – servono a rinsaldare la nostra identità, mantengono un rapporto tra noi e il nostro passato. Sono le discipline umanistiche, e tra queste annovero anche la matematica e la fisica che non sono asettiche, come avevano ben compreso i filosofi dell’antichità, che ci consentono di aprirci alla riflessione, di fare collegamenti, di essere sensibili. Soltanto il rapporto con il passato produce l’identità».

Vera Mocella
Pellegrino Caruso