Gioco e politica nell’era digitale

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Come ha imparato a vedere, il computer? La risposta più comune è che il computer ha imparato a vedere dal cinema, cioè dalla tecnologia più evoluta del XX secolo nel campo della visione. Ma il cinema da dove ha preso questa capacità? Dalla fotografia del diciannovesimo secolo che, a quanto pare, l’ha ottenuta dalla venerabile camera oscura, la quale, a sua volta, ha acquisito questa facoltà dal sole stesso. Come mito delle origini, la storia ha il vantaggio di essere pulita e ordinata, forse troppo, un po’ come la vecchia storia di come Prometeo trasferì la tecnologia della luce dal mondo divino a quello mortale. Un racconto avvincente, che tuttavia ha il netto svantaggio di essere falso, almeno in parte…

Con un occhio al calcolabile e uno al non-calcolabile, Alexander R. Galloway ci parla della tecnologia che guida il mondo di oggi e delle persone che hanno contribuito a creare alcune macchine. L’autore ci mostra come il mondo digitale possa prosperare ma anche atrofizzarsi, come le reti possano creare una serie infinita di interconnessioni e, allo stesso tempo, disgregarsi e disgregare, colonizzare il mondo e dare vita a pratiche di esclusione e di opposizione.

L’alternanza tra ciò che è possibile calcolare e ciò che crea attrito resistendo al calcolo costituisce la vera storia delle macchine digitali, dalla cibernetica alle reti, fino agli automi cellulari e oltre.