Giovani del Sud, scelta obbligata

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Il tema centrale ma trascurato della dispersione del capitale umano, che l’Italia continua a sprecare, impoverisce soprattutto il Sud.

Quello che viene fuori da un’attenta analisi di questo fenomeno non possono non essere che due facce della stessa medaglia.

Da una parte la ricorrente denuncia della fuga in avanti dei giovani iper-formati verso l’estero, con un’irrimediabile perdita di capitale umano, dall’altra il futuro “bruciato”, disperso, di giovani che sono costretti a piegarsi, in assenza di adeguate prospettive, alle brutali logiche del cosiddetto mercato del lavoro.

L’emigrazione intellettuale, e la dispersione di capitale umano, espressione che forse risente di una certa edulcorazione rispetto alla gravità di un fenomeno mai seriamente affrontato, sono stati processi sociali sottovalutati fino ad oggi, in verità continuano a esserlo, causando una perdita inestimabile per il “sistema Italia”.

Non si dice, ma si legge in filigrana tra le righe del presente, che questa è e resta una storia soprattutto meridionale, che pesa sulle spalle del Sud, svuotandolo della sua risorsa primaria e determinando un generale depauperamento del Paese Italia.

Si svuotano città, piccole comunità e anche grandi aree metropolitane.

Dalla fuga all’esodo, la cifra interpretativa di questo preoccupante fenomeno è la continua sottrazione di risorse intellettuali che prende, nei report e nelle ricerche, il nome di “brain drain”.

L’Italia è diventato il principale Paese esportatore di cervelli e il serbatoio cui attinge, da cui si drena prezioso capitale umano, si chiama Mezzogiorno.

Una storia vecchia, con risvolti nuovi, certamente inediti.

I giovani meridionali, sconfitti in partenza, si trovano davanti ad un bivio obbligato.

La fuga obbligata del nutrito esercito che prende la strada dell’Estero sta rischiando di trasformarsi in un esodo dalle proporzioni inimmaginabili, intere generazioni che scompaiono, alla ricerca di futuro.

La condizione di “minorità” che vivono i giovani al Sud rispetto al resto del Paese è ormai insostenibile. Piegati dalla precarietá, degli stascichi della crisi economica e dal restringimento delle opportunità, i giovani rappresentano l’anello debole del sistema-paese.

Il Sud, con una disoccupazione giovanile alle stelle, vede nel frattempo scomparire intere generazioni. Oggi andare via resta l’unica prospettiva per chi è nato nel Mezzogiorno.

I giovani sono i “poveri relativi” di oggi e i “poveri assoluti” di domani.

La politica, in questi anni profondamente segnati dalla “crisi della politica” e dalla “politica della crisi”, ha smesso di percorrere i sentieri impervi e necessari di un progetto, di una “costruzione sociale”, di avere una visione per un Paese che ha smarrito il proprio cammino verso il futuro. Smarriti, sempre più disorientati sono gli stessi giovani. Soggetti smarriti da una politica distratta, che ne svilisce la portata dell’incessante domanda di cambiamento. Se cè un “rattrappimento nel presente” è perché da questa politica è arrivato un restringimento dell’orizzonte futuro da dove si scorge soltanto precarietá.

Il tema dolente della disoccupazione intellettuale al Sud s’interseca, inevitabilmente, con quello di un Paese senza futuro, che ormai garantisce soltanto e sempre le solite caste, i potentati, i notabilati, “i figli di…”.

Un sistema che è certamente l’espressione di una politica malsana, infarcita di sprechi e clientele, corruttele e patronage elettorali.

Un sistema corrotto e marcio che rappresenta la vera zavorra dell’Italia.

Il vero ostacolo, che impedisce di rimettere sul binario giusto un Paese deragliato.

Come si fa ancora a parlare di futuro, in un Paese che continua a perdere quella che è la risorsa più preziosa, di fatto, è un mistero.

Nel frattempo, tra scandali vecchi e nuovi, l’Italia invecchia e il Mezzogiorno s’infiacchisce.

di Emilio De Lorenzo