Giustizia e dintorni: il fascino della magistratura

A cura di Gerardo Di Martino

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“La magistratura tutta o le sue correnti tramano contro la politica e la maggioranza”. Ma veramente? Almeno questo viene detto e ridetto con cadenze fisse dalla classe politica, di destra o di sinistra.

E quindi? Che succede? Con cadenze sempre fisse…un bel niente, suppergiù.

Ciclicamente siamo soliti osservare il fuoco a palle incatenate tra politica e magistratura, governi e pubblici ministeri, ministri e giudici: “Vi spezzeremo le reni”, l’ultima trovata di una parte verso l’altra.

Separare le carriere; riformare il Csm; cambiare le regole di reclutamento; sottoporre la magistratura ai medesimi controlli cui soggiace tutta la Comunità; responsabilità rispetto al proprio comportamento, a quanto si fa piuttosto che non.

Più o meno da trent’anni assistiamo alla stessa caricatura, che si ripete ogniqualvolta si formi un Governo o, più spesso, quando esponenti di quella maggioranza assaggi, sulle proprie reni, il vigore muscolare del potere giudiziario, in tutta la sua prestanza, con tutta la sua inarrivabile intensità, che solo la Legge può garantire e solo l’imperio della Legge sa conferire alla potestà punitiva.

E si tratta di una vera “prima teatrale”, cui fanno seguito, da una parte, code di polemiche e paginate di giornali, telegiornali e commenti su commenti, convegni, interviste, sparate su sparate.

Dall’altra, apertura di fascicoli dal Csm a tutela dell’indipendenza di alcuni o di singoli magistrati ed assemblee su assemblee dell’Associazione Nazionale Magistrati, il sindacato tra i sindacati, l’unico capace di essere all-in: la recriminazione come il potere, la critica ed i rimedi per superarla, il deliberato di censura ed il potere per eseguirlo (essendo formato da iscritti che quelle prerogative le hanno per davvero).

Ci si aspetterebbe quindi, che qualcosa accada. E invece? Accade tutto ciò che accade sempre. Cioè? Nulla di nulla: chi ha il potere di riforma, non riforma. Chi vuole aggredire finisce per essere aggredito. E chi può fare, continua a farlo. Di lì, punto e a capo.

Perché, in fondo in fondo, chi è Potere non è Ordine. E in tale specifica veste, sganciato dal resto, si confronta con gli altri due a testa alta, osservandoli dall’alto verso il basso, nella consapevolezza di un peso specifico, in grado di condizionare quello Legislativo e l’Esecutivo.

Per capire a che gioco giochiamo, valga su tutte la questione dell’esercito dei “fuori ruoli”, cioè magistrati in servizio che, in nome della competenza maturata, occupano i posti chiave ed i settori del ministero dove la legge nasce.

Ma chi nasce tondo, non muore quadro. E la legge certo non sfugge alla portata universale della massima. Sopratutto se i magistrati “fuori ruolo”, distribuiti nei gangli della struttura, sono oltre 200.

D’altro canto, l’ufficio legislativo del ministero della giustizia è formato da 20 componenti, di cui 19 magistrati ed un professore universitario. Così è stato negli ultimi trent’anni, e così è oggi. Che potrà mai succedere quando si indica il senso di marcia della legislatura?

E le Commissioni istituite per la riforma dell’ordinamento giudiziario? Queste predispongono le regole che disciplinano vita e rapporti della magistratura al proprio interno e con l’esterno, cioè il tema quotidiano di discussione e lagnanza. L’ultima è stata composta da 25 membri, di cui 3 avvocati, 2 professori universitari e 20 magistrati. Difficile immaginare cosa accadrà se si passa al voto sulle proposte: quali saranno mai approvate?

Se solo si pensa, poi, ad una riforma del Csm – cioè l’organo di autogoverno della magistratura, il giudice di giudici tra giudici, su cui si polemizza un giorno si e l’altro pure – si innalzano poderose le grida di guerra e si issano alti i vessilli dell’indipendenza, aggredita e malmenata.

Non proprio la stessa reazione di quando è necessario presidiare il medesimo valore dell’indipendenza, questa volta nel tentativo di garantirlo al contrario, a Governo e Legislatore nei confronti della Magistratura, dal momento che chi applica la legge non può certo corrispondere a chi la pensa e la crea.

Alla fine della fiera? Beh signori, il fascino della magistratura. L’unico vero potere capace di far perdere la testa a tal punto da ottenere dalla stessa politica la possibilità di rimetterla a cuccia, mansueta, ogniqualvolta ne avverta l’opportunità.

E gli altri? Noi tutti? Sedotti e abbandonati, come al solito.