Giustizia e dintorni: patriarcato e femminicidi tra diritti e doveri

a cura di Gerardo Di Martino

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“La nostra è una società ancora molto maschilista e patriarcale, dove le donne vengono discriminate e giudicate diversamente”.

A parlare, tra le tante, è Chiara Ferragni. Chi? Chiara Ferragni, la influencer. Cioè? Booh! Una carriera fatta di scatti fotografici e pubblicità. Un mare di soldi omaggiatole da una società tanto maschilista e patriarcale da darle la possibilità di diventare tra le persone più ricche e pagate. Perché di questo stiamo parlando, di una donna molto più facoltosa, famosa e potente dei venti milioni di uomini rimasti diversamente a bocca asciutta.

Figlia di un dentista e di una scrittrice, viene notata a soli 16 anni. Dal patriarca, forse? Certo che no. Eppure la Comunità le fornisce una corsia per arrivare. A fare cosa? La blogger / influencer / designer. Cioe? Booh. Troppo maschilista, chi non comprende. Troppo patriarcale la struttura sociale che, guarda un po’, le consegna periodicamente, per queste sue inaccessibili doti, quantità ciclopiche di quattrini.

E dietro l’incarico di una donna a Presidente del Consiglio dei Ministri, come non pensare alla mano di quell’impenitente patriarca, inguaribile maschilista, in odore di autorità morale?

D’altro canto, se non ci fosse stato lui difficilmente avremmo potuto avere una donna, sempre oggi, alla guida della Corte Costituzionale, Silvana Sciarra, che, guarda un po’, segue un’altra donna, Marta Cartabia.

Donna, per donna, dopo donna. Capperi. E senza nemmeno ricorrere alle famigerate “quota rosa” per cui il Paese, di fronte al patriarca, ha più bisogno di riserve colorate che di finire a ramengo: una donna, e basta!

In una società come questa, inguaribile rispetto alla sua arroganza e prevaricazione – come solo il maschio sa essere secondo i più accreditati studi condotti dalla maggioranza dei sociologi, oggi composta statisticamente da femmine al pari degli usi civici di ogni Comunità patriarcale – chi potrebbe mai rivestire, all’attualità, il ruolo di primo presidente della Corte Suprema di Cassazione? Una donna of course, Margherita Cassano. Non per un posto qualunque, ma al vertice della giustizia ordinaria.

Che mai si dica! In che società siamo finiti? Sembra di essere tornati alle dispute dei gloriosi anni 70. Epperò, qualche passo in avanti pure l’abbiamo pur fatto. Tanto che oggi, a differenza di allora, tutti gli uomini, compreso lo Stato, rispondono in concorso dell’omicidio di una donna.

Se così è, non c’è forma più meschina dell’uso strumentale di un femminicidio – termine che non ha alcun significato al di fuori della vulgata  giornalistico/televisiva e dal main stream – da parte di politici in cerca di gradimento, di giornalisti a caccia di share e di influencer-attiviste tendenti a veicolare messaggi di puro odio e misandria.

Quale ragione può mai legare l’omicidio di una ragazza per mano di un ragazzo, evidentemente in preda alla follia, con la presunzione di colpevolezza di tutti gli altri maschietti, persino dello Stato? Ma che domande: la sua stessa struttura che, come appena rappresentato, è irriducibilmente patriarcale e maschilista. Almeno oggi.

E in Europa? Quanti altri patriarchi? E il nostro maschilismo? Come si posiziona? Male, secondo Eurostat: assumendo come base di calcolo l’omicidio di una donna ogni 100.000 abitanti, l’Italia “purtroppo” è molto al di sotto della media europea, ben dopo Svezia, Danimarca, Francia, Regno Unito e Germania. Tutti Paesi, questi ultimi, notoriamente divisi in famiglie e tribù governate da capi indiscussi.

Meno male che dalle nostre parti soccorrono Tribunali ed aule di giustizia in generale, dove chiunque può farsi un’idea di quanto patriarcato e maschilismo intinge ostinatamente la società attuale: in materia di violenza (sessuale e non), maltrattamenti e alimenti per la prole vige una sola regola, da patriarca a patriarca: la donna è donna; e l’uomo non si sa.

Per non parlare dei giudizi in materia di separazione e divorzi: qui i bambini – salvo eccezionali casi di devianza matriarcale – vengono affidati alle cure delle donne che li crescono e li educano secondo la loro formazione grettamente maschilista, ponendoli nelle condizioni di sostituire il patriarca, alla bisogna.

Ma che fine, perbacco. Ci siamo infilati, oramai, in un vicolo cieco.

Finanche a scuola, i nostri figli ricevono il “credo supremo”. Non a caso, primarie e secondarie – quelle che una volta erano elementari e medie infarcite di maestri maschi – sono oggi governate all’83,2%, per la precisione, da donne docenti, ostinatamente tese a tramandare patriarcato e viscerale odio per le femmine.

Fosse solo questo! Il potere del patriarca non si esaurisce certo qua. Di genere in genere, da femmina a femmina, ci si ritrova a combattere le discriminazioni. Come? Discriminando. Con il maschio in tribuna ad accendere una candela per il “precetto tra i precetti”: la pari dignità sociale, senza distinzioni di sesso e di genere. Oibò.

Rimane un mistero come tutto ciò sia possibile, in una società accanitamente maschilista ed irredentisticamente patriarcale come la nostra.

Ma volete vedere che oggi, gira e rigira, è donna pure il patriarca?!?