Gli Squacqualacchiun di Teora conquistano Venezia

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Una ribalta d’eccezione per lo squacqualacchiun di Teora, diventato di diritto la maschera Campana ed Irpina per eccellenza. Prima degli Squacqlacchioni mai maschera Antropomorfa campana si era esibita nel carnevale di Venezia. Il gruppo capeggiato dal Sindaco Pasquale Chirico ha visto 11 ragazzi di Teora chiamati a tenere alta questa bandiera. Grazie alle pecularità dei costumi hanno polarizzato l’attenzione dei 75.000 presenti emozionando il pubblico. Una partecipazione, quella di Teora, fortemente voluta dal presidente provinciale UNPLI Giuseppe Silvestri e Tony Lucido Presidente Regionale UNPLI Campania. Ad accoglierli il Presidente nazionale UNPLI Antonino La Spina ed il vice presidente Fernando Tommasini coordinatore nazionale del “patrimonio immateriale” e il presidente della Pro Loco di Mestre. Molti i contatti presi con altri gruppi e comuni italiani dalla Sicilia al trentino che desiderano avere lo squacqualacchione loro carnevali. A conferma della forza del Carnevale d’Irpinia

L’origine degli “Squacqualacchiun” – termine che potrebbe derivare dalla voce dialettale “squacquarat” che significa “trasandato” –  si ricollega a ritualità legate al mondo pagano, come i Baccanali, il culto di Dioniso e delle divinità dei boschi, e per questo rappresentano un momento di ebbrezza, di gioia, di evasione, di libertà.

Indossano un costume composto da un sacco di tela con una giacca stinta messa a rovescio. Il loro viso è coperto da un cappuccio che funge da maschera e che lascia intravedere solo gli occhi.

In mano portano dei bastoni, alle cui estremità sono attaccati dei campanacci, che emettono un rumore cupo, e degli aghi di pino, che usano per i loro rituali. Nel loro girovagare per i rioni del borgo irpino, infastidiscono e ingiuriano i passanti con lazzi e gesti un po’ “spinti”.

Una volta giunti nel centro del paese, gli “Squacqualacchiun” improvvisano una danza prima intorno a “lu pagliar” (il falò) e poi intorno alla fontana principale, compiendo il loro rito magico.

La tradizione vuole che la prima apparizione della maschera sia il 17 gennaio, anche se l’uscita più importante avviene l’ultimo sabato del mese in occasione della festa che celebra una pietanza tipica della tradizione culinaria teorese, la Tomacella, una polpetta fatta con frattaglie di maiale, rafano (un’erba essenziale dal sapore simile a quello della senape) e formaggio grattugiato.