Governo: male la prima

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Non avrà il valore di un test nazionale, ma indubbiamente il voto in Umbria segna il fallimento del primo obiettivo che il governo Conte bis si era proposto al momento della sua nascita: isolare Matteo Salvini e contenere la crescita del suo partito. Non solo la Lega ha sostanzialmente mantenuto le posizioni precedenti perdendo di poco rispetto alle europee di maggio, ma si è confermata asse portante del raggruppamento di destra che ha vinto tutte le elezioni parziali tenute dall’inizio della legislatura, al punto che qualche osservatore si è spinto ad immaginare la nascita di un nuovo centrodestra in formato simil-democristiano, con la Lega al centro dello schieramento, Fratelli d’Italia sulla destra e Forza Italia a far da cerniera con i popolari europei. Si sono ipotizzati addirittura ammiccamenti ai centristi tedeschi e ai loro alleati, speculando su un atteggiamento più morbido di Salvini verso le istituzioni di Bruxelles: segnali in realtà troppo labili per indicare una direzione di marcia, e subito smentiti dalla clamorosa dissociazione dalla proposta della senatrice Segre di costituire una commissione parlamentare d’indagine sui rigurgiti di razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. Come che sia, resta il fatto che, voto dopo voto, la destra si sta consolidando come maggioranza relativa nel paese (maggioranza assoluta in Umbria e in altre undici regioni) e ormai minaccia da vicino la coalizione di governo, che non può limitarsi a confermare gli obiettivi per i quali è nata meno di due mesi fa, senza prendere atto di una realtà in rapida evoluzione.

Come si ricorderà, il Conte bis si era proposto di isolare Salvini (bersaglio fallito) e di garantire una successione al Quirinale nel solco della presidenza Mattarella, sottraendo quindi la massima carica di garanzia del nostro ordinamento alle tentazioni del sovranismo e del populismo, con evidenti ricadute negative sulla collocazione internazionale dell’Italia. Ora, proprio alla luce non tanto del risultato elettorale in Umbria quanto del trend che esso rivela, è legittimo chiedersi se il governo sia in grado di presentarsi con probabilità di successo a questo secondo e più importante appuntamento; ed eventualmente cosa dovrebbe fare per attrezzarsi al meglio in vista delle elezioni per il Quirinale (febbraio 2022). Due anni e quattro mesi sono un periodo troppo lungo per ritenere che lo si possa affrontare perpetuando le incertezze e i contrasti che hanno caratterizzato i primi mesi di vita dell’esecutivo. Al contrario, il repentino cambiamento di linea dei Cinque Stelle, oggi orientati a presentarsi da soli alle prossime scadenze elettorali, minaccia di ripercuotersi negativamente anche sugli equilibri politici nazionali, compromettendo la tenuta della coalizione. La prova del nove si avrà già nelle prossime settimane, quando la manovra di bilancio, già sottoposta a un duro braccio di ferro mentre era in fase di elaborazione al ministero dell’Economia, approderà in parlamento (si comincia lunedì al Senato). Sia il presidente del Consiglio Conte che il segretario del Pd Zingaretti si sono affannati nei giorni scorsi per difendere le misure governative, sottoposte a critiche concentriche da grillini e renziani; per cui si prevede un iter tormentato. Come ne uscirà, a fine dicembre, la coalizione di governo?

di Guido Bossa