Grottaminarda cerca una nuova commissione paesologica

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Grottaminarda. La speranza è che, stavolta, possa servire a fare una mappatura delle bellezze architettoniche, e paesologiche, che si trovano sul territorio della cittadina ufitana. Per mettere insieme i cinque membri della Commissione locale per il paesaggio, ovviamente non retribuiti, l’ultima infatti è scaduta, è stato emanato un bando pubblico del Comune ufitano per trovare esperti nel settore. Entro il trenta gennaio,alle ore 12, chi ha esperienza e competenza in materia di edilizia, urbanistica, beni ambientali e culturali,  storia dell’arte, archeologia, legislazione ambientale e paesaggistica può mandare il proprio curriculum in via Aldo Moro, sede del Municipio. Negli anni passati, però,  la stessa commissione ha avuto, per così dire, poca voce in capitolo. Da queste parti, infatti, ci sono alcune questioni ancora ferme, soprattutto in tema ambientale e che riguardano la storia di Grottaminarda: stiamo parlando del Macchio, il polmone verde della cittadina ufitana. Posto, quest’ultimo, che sta a cuore a tutti i grottesi. Che vorrebbero vederlo risplendere come una volta. Forse perché di difficile soluzione, o anche a causa dei pochi soldi di cui può disporre il Comune, il Macchio è ancora lì che aspetta. Per questo la nuova Commissione paesologica, stavolta, potrebbe avere un ruolo fondamentale. Quello del polmone verde di Grottaminarda è un problema collegato al centro storico, la Fratta, il primo nucleo abitato, che però ha perso la sua vecchia caratteristica: pochissime le case in pietra rimaste in piedi, dopo il terremoto di quarantadue anni fa. Ma quel poco che c’è si può salvare? Alcuni anni fa, con la precedente amministrazione guidata da Angelo Cobino, si impegnò il dipartimento di architettura dell’Università Federico II di Napoli, coordinato dalla professoressa Adele Picone, tra l’altro originaria di Grottaminarda. Una due giorni di studi e ricerche, dei suoi ragazzi, da cui alla fine è scaturito un libro edito e consegnato al Comune. Un libro che contiene tuttibi progetti,  le tavole e i plastici poi mostrati durante un evento per la stazione Hirpinia. Quell’allestimento, però,  non si sa dove è finito. La Picone, alla questione ambientale della sua cittadina, non ha mai smesso di pensarci. E di scriverne. Dice, comunque:” Il parco Molinello senza niente intorno è una cosa morta”.
Giancarlo Vitale