I cattolici ripartano dai valori

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Dopo la disfatta elettorale della sinistra con il voto del 4 marzo 2018 e con essa anche quella del cattolicesimo democratico italiano, attualmente la figura del presidente del Consiglio Giuseppe Conte sta suscitando una notevole attenzione con barlumi di speranza da più parti ravvisabili. Speranza verso un modo sobrio ed intelligente di far politica, con un linguaggio schietto e convincente, del tutto scomparso dalla vecchia grammatica di un politichese stantio, talvolta odioso perché offensivo, nella sostanza, all’intelligenza media del popolo italiano. Questa nuova attenzione per l’agire politico è collegata anche alla declinazione dei corpi intermedi, quasi anch’essi scomparsi nel reiterato populismo demagogico che ha caratterizzto il linguaggio dei due maggiori attori in campo del passato governo giallo-verde. All’interno degli stessi corpi intermedi era ed è abbastanza diffuso e radicato il voto cattolico, pur frammentato da tante opzioni – spesso di comodo – che nulla hanno a che fare con il cattolicesimo sociale e la dottrina della Chiesa. Il fenomeno “dei cattolici in libera uscita”è stato ed è ancora presente all’interno della questione politica italiana, per varie ragioni, a cominciare dal macroscopico deficit formativo, più volte sottolineato da chi scrive, anche dalle pagine del nostro quotidiano. La serena ed efficace declinazione del cattolicesimo democratico da parte del premier Conte ripropone la prospettiva di un “popolo in azione” con l’idea di una buona politica, non solo per i cattolici, capace di valorizzare e promuovere la capacità di un nuovo e responsabile protagonismo civile per una auto-organizzazione della società attraverso una democrazia associativa che consegna ai partiti credibili un progetto riformatore ampio e condiviso, capace di generare il tanto auspicato bene comune. È una prospettiva questa che dovrà vincere la tentazione di spaccare il Paese tra Nord e Sud e recuperare con immediatezza ed efficacia la progettazione per la tutela dell’ambiente attraverso le misure necessarie per una economia verde e compatibile. È una prospettiva che apre una nuova stagione operativa e valoriale che porta dalla consapevolezza che l’idea di un partito cattolico non appartiene più al momento storico presente, ma non esclude la capacità di progettazione sociale, costruire alleanze, elaborare disegni di legge, selezionare la futura classe dirigente, nel quadro di una visione del mondo compatibile con le dinamiche sociali del presente. Lungo questo non facile itinerario di impegno civile dei cattolici non sono accettabili i vecchi disegni erosivi di potere di Renzi, ormai senza pensiero credibile e senza futuro. Questo significa che i cattolici devono operare non sul piano delle norme – questa competenza appartiene ai legislatori – , ma dei valori, per dare concretezza valoriale alle norme a fronte delle nuove leggi sulle convivenze e sul “fine vita”. Le speranze che la figura di Conte sta suscitando devono essere accompagnate da questa consapevolezza per avere un respiro credibile e di lungo periodo.

di Gerardo Salvatore