I giovani imprigionati nel presente

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Viviamo in tempi difficili da decifrare, nel senso che ce ne sfugge la cifra.
Ci si sforza di raccontarne i passaggi, ma la complessità di questa modernità, di questo problematico presente, è spesso sfuggente. Certamente non comprimibile in rigidi schematismi e formule.
Spesso ci si ritrova a fare i conti con l’enigmaticità di un futuro che lascia tutti disorientati, “spaesati”, spesso anche le parole non riescono più a cogliere la realtà, a dare un nome e un cognome a quanto ci accade intorno.

Non di meno, in quest’angolo di mondo che chiamiamo Irpinia, microcosmo di cento campanili che sembra vivere il proprio travagliato presente più da osservatore disincantato che da diretto interessato.

Non so se il Sud, questo Sud, sarà capace nei prossimi anni di rimettere le lancette dell’orologio, della propria storia, sulla sua ora, sul Mezzogiorno. Non so se ci ritroveremo anche domani a raccontarci, come in una monotona e stancante litania, i problemi e gli affanni puntualmente riferiti e interpretati da rapporti e statistiche che fotografo sempre lo stesso drammatico scenario.

Crescono i laureati emigranti, cresce il cosiddetto fenomeno del “brain drain”. La meta preferita, per gli irpini, è l’Estero. Giovani laureati, studenti universitari che hanno scelto da subito la via della fuga.vI giovani sono sempre più imprigionati nel presente, senza visione del futuro e senza voglia di rischiare.E’ questo il quadro fosco della condizione giovanile.

E’ così il Sud s’impoverisce, é così il Sud muore.
Nel dilagante crescente fenomeno migratorio, la cosiddetta “fuga dei cervelli” ha assunto dimensioni preponderanti, con il pericolo di un irrimediabile impoverimento culturale ed economico dei territori.

La migrazione intellettuale, il trasferimento di tanti giovani laureati meridionali rischia di rivelarsi come il vero colpo mortale inferto ad un Meridione che deve fare i conti con la zavorra della propria storia e prioritariamente con le incessanti emergenze di un presente denso di criticità, con un futuro che si annuncia sempre più sotto il segno dell’incertezza.

E l’Irpinia si conferma sempre più “paese” inospitale per i giovani. Soggetti smarriti, i giovani, sempre più smarriti da una politica distratta, che ne svilisce la portata dell’incessante domanda di cambiamento. Se c’è “rattrappimento nel presente” è perché da quella politica è arrivato un restringimento dell’orizzonte futuro da dove si scorge, nel migliore dei casi, solo precarietà.

Al momento non sembra esserci salvezza. Il destino di questa parte di Paese sembra essere come sospeso in un limbo. Anche il linguaggio, con il quale si prova a raccontare questa fase di perdurante crisi, a volte sembra quasi inadeguato, al limite dello stucchevole.

Viviamo tempi difficili, tempi nei quali, soprattutto per i giovani, non si sa come sfuggire dalla dannazione di un futuro intrappolato in un presente a sua volta ostaggio di un passato pesante come una zavorra, di cui non ci si riesce a liberare.

Una generazione destinata alla precarietà, alla fuga, imprigionata nel presente, espropriata del suo futuro, i giovani del secondo millennio “devono strappare i giorni ad un avvenire indefinito”.

di Emilio  De Lorenzo