I Normanni e l’Irpinia, Rainulfo, primo re

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Di Gerardo Troncone

Allo spirare del primo millennio, in una regione della Francia del Nord ben lontana dalle terre del Sud dell’Italia, la Normandia, dai pellegrini che tornavano dal viaggio verso il lontano santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano arriva il racconto di una terra ricca, divisa e contesa come nessun’altra nell’Europa, che può ben offrire ricchezze e avventure. Una massa di giovani senza patrimonio, turbolenta e in cerca di fortuna, parte in piccoli gruppi, si muove a cavallo superando le Alpi e gli Appennini. Quando alla fine arrivano nel Sud d’Italia, nessuno si preoccupa di questi uomini che arrivano a cavallo, in piccoli gruppi. Una volta giunti nelle terre del Sud, i Normanni a tutti vendono le proprie spade, senza scrupoli e senza preferenze. Inizialmente non hanno alcuna visione politica, perseguendo solo e sempre l’arricchimento personale, di volta in volta alleati fedeli o avversari irriducibili dei principati longobardi di Salerno, Benevento e Capua, del Papa, dell’imperato – re tedesco d’Occidente, dei greco-bizantini di Puglia e Calabria, delle città marinare del Tirreno, dei Saraceni che da tre secoli hanno unito la Sicilia sotto la bandiera dell’Islam. Trascorre appena un ventennio e inizia per i Normanni la fase dell’insedia – mento stabile. È la città di Ariano il primo possedimento concesso intorno al 1022 in feudo ai Normanni, dopo sette anni Aversa diventa la loro prima capitale, e cresce rapidamente col favore di continui arrivi di altri giovani avventurieri del Nord assetati di terra, fama e danaro. Proprio ad Aversa entrano in scena tre fratelli, primi dei dodici figli di Tancredi d’Altavilla, piccolo e altrimenti sconosciuto barone di Normandia: Drogone, Umfredo e Guglielmo Braccio di Ferro, il guerriero che morirà senza mai aver mai conosciuto sconfitta. La storia degli Altavilla diventa la storia dei Normanni d’Italia. Nel Mezzogiorno sono oramai una marea montante, la conquista del territorio diventa sistematica, e le altre potenze finalmente prendono coscienza del pericolo che costituiscono. Il 17 giugno del 1053 nella piana di Civitate, a metà strada fra la montagna del Gargano e le ultime ondulazioni dell’Appennino, le bande normanne si trovano di fronte tutti gli eserciti avversari. I Normanni, infinitamente inferiori di numero, sono affamati, stanchi, senza la possibilità di rinforzi. Dalla loro parte hanno solo le spade ed il coraggio senza limiti. All’alba del giorno dopo, non avendo nulla da attendere e da sperare si lanciano in una delle loro leggendarie cariche di cavalleria. Prima di sera nessuno degli avversari è più in piedi. Dopo Cividale nessuno sfiderà più i Normanni in campo aperto. Nel 1071 cade Bari, ultimo baluardo bizantino in Puglia e Salerno, ultimo baluardo longobardo. Dal 1074 al 1084 Ruggero, il Gran Conte, dodicesimo maschio degli Altavilla, guida i Normanni alla conquista delle grandi città siciliane, da Messina a Palermo a Siracusa. Nello stesso anno 1084 la stessa Roma vive tre giorni di terribile saccheggio per mano dei Normanni del Guiscardo. Allo spirare del secolo, il Mezzogiorno d’Italia è unito in un unico stato, la Sicilia è unita e prospera sotto un unico sovrano. Al Gran Conte Ruggero succede nel 1101 il figlio Ruggero II che dopo alcuni anni, partendo dalla Sicilia, avvia la conquista del Mezzogiorno continentale, stavolta a scapito dei conterranei. Da questo momento in avanti il fiume tumultuoso della storia normanna in Italia prenderà la via della nostra piccola Irpinia. È proprio Ruggero II che concede la contea di Avellino a Rainulfo, già conte di Alife e di Airola, che ne ha sposato la sorella, Matilde. Ben presto il papa Onorio fomenta una prima rivolta contro Ruggero, alla quale aderisce Rainulfo. Dopo vari scontri in armi, al tramonto del 22 agosto 1128, appena fuori dalle mura di Benevento, sul ponte che attraversa il fiume Sabato, è proprio papa Onorio a investire, malvolentieri, Ruggero II del Ducato di Puglia, che viene riunito alla Sicilia sotto lo scettro di un unico sovrano. L’anno successivo Ruggero II è a Melfi, ove impone un solenne giuramento di fedeltà ai suoi sudditi di Puglia e Calabria e getta le basi di un governo centrale per l’intera Italia meridionale. Il conte Rainulfo è l’ultimo a deporre le armi. Ruggero sceglie proprio Avellino come cornice del suo trionfo. Fra le mura del castello avellinese, nel settembre del 1130, il sovrano incontra l’antipapa Anacleto, che si impegna a riconoscere il nuovo grande Regno Normanno del Sud e successivamente, nel giorno di Natale dello stesso anno, fa incoronare Ruggero re a Palermo. Ma l’epico scontro fra Ruggero e Rainulfo è appena all’inizio. È la domenica del 24 di luglio del 1132. Di fronte sono schierate le truppe guidate da Rainulfo. Ruggero non ha esitazioni. Al suo comando i guerrieri abbassano le lance, spingono al galoppo i cavalli e caricano. Quella stessa sera rientra a cavallo a Salerno, esausto e coperto di sangue; al suo seguito erano solo quattro cavalieri. Poco dopo leva le vele per la Sicilia. Nel febbraio 1134 Ruggero, tornato con un numeroso esercito dalla Sicilia, raggiunge Avellino e poi occupa Summonte, Grottacastagnara (Grottolella) e Altacauda (Altavilla), quindi dà alle fiamme il castello di Prata. Da qui muove con successo alla riconquista della Puglia. A Rainulfo, abbandonato dagli amici e anche da molti dei suoi armati, non resta che deporre le armi e tentare degli approcci di pace. Verso la fine di giugno 1134, dopo essersi sottomesso a Ruggero, riottiene la moglie, il figlio e tutte le sue terre. La pace dura meno di un anno. Nei primi mese del 1137 Rainulfo, l’imperatore e il Pontefice, ridotti all’obbedienza i partigiani di Ruggero e conclusa la campagna di guerra, si portano in Avellino, dove discutono per un mese intero per la scelta del nuovo duca di Puglia e per le modalità della sua investitura. Alla fine è proprio Rainulfo il prescelto: il 29 luglio 1137, quando si procede alla sua investitura, l’asta del gonfalone ducale, nell’atto solenne di consegna, è tenuta nello stesso tempo dalle mani del papa e da quelle dell’imperatore. Rainulfo diventa in questo momento il legittimo sovrano del Regno del Sud. Ma Ruggero, come Rainulfo, è irriducibile: dopo aver allestito una poderosa armata, al principio dell’anno successivo veleggia da Palermo verso Salerno, la occupa e muove ancora una volta verso Avellino. Segue il terribile sacco di Avellino, e ben presto quasi tutti gli alleati di Rainulfo lo abbandonano o cambiano campo. All’alba del 30 ottobre 1138 in Capitanata, nei pressi delle mura del villaggio di Rignano, sull’orlo sud occidentale del monte Gargano, Rainulfo è praticamente solo, alla testa dei suoi fedeli cavalieri normanni. Le forze agli ordini di Ruggero sono preponderanti. Ma Rainulfo è Rainulfo, e per i cavalieri normanni guidati da Rainulfo il numero degli avversari non conta niente. Per la seconda volta Ruggero è battuto in campo aperto, e a mala pena riesce a raggiungere Salerno e a salpare fuggiasco per la Sicilia. Subito dopo, con la morte di Anacleto cessa lo scisma della Chiesa, e la sorte sembra volgere definitivamente a favore di Rainulfo, che non ha più nessun ostacolo davanti a sé per consacrarsi sovrano unico del grande Regno del Sud. Le parti sembrano essersi definitivamente capovolte: Rainulfo non ha avversari in grado di batterlo sul campo di battaglia, ed è stato legittimato come sovrano sia dal papa che dall’impera – tora. È Ruggiero in questo momento che non ha nessuna legittimazione, è Ruggero che veste i panni dell’usurpatore. Ma il destino ha disposto diversamente, e il grande fiume della Storia incontrerà il macigno del Destino e prenderà una diversa direzione. Di queste misconosciute pagine di Storia si parlerà più diffusamente nell’in – contro-confronto fra chi scrive e Edoardo Spagnolo, insigne studioso dei Normanni e autore di una vasta prduzione saggistica in materia, organizzato per sabato 7 settembre alle 18 nell’incontro iorganizzato dal Gruppo Archeologico Irpino nella sala del Circolo della Stampa di Avellino.