I partiti destrutturati

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L’art. 49 della nostra Costituzione stabilisce che “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” e all’art.67 e 68 che ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato e non può essere chiamato a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati. Norme che sanciscono il principio che “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e limiti della Costituzione”, cioè attraverso i propri rappresentanti ed i partiti.  “Questi, infatti, sono il mezzo individuato dalla Costituzione per consentire ai cittadini di realizzare pienamente la nostra democrazia, necessari anelli di congiunzione tra i singoli cittadini e le Istituzioni” (E.M. Ruffini:” Uguali per Costituzione” Feltrinelli 2022). Lo storico P. Scoppola arriva a dire che la Repubblica italiana” è fondata sui partiti.”

I partiti questa loro funzione l’hanno esercitata onorevolmente, grazie anche ad una buona legge elettorale, per quasi tutta la prima Repubblica, poi, gradualmente sono degenerati ed oggi sono ben altra cosa rispetto a quelli ipotizzati dalla Costituzione. Sono molto meno presenti sul territorio ed hanno perso in gran parte il raccordo con i cittadini e lo Stato ingenerando un diffuso sistema di sfiducia e di antipolitica. Le cause vengono da lontano e sono da ricercare in una verticalizzazione e personalizzazione della rappresentanza, nel declino delle ideologie, nella loro crescente incidenza nella gestione delle cose pubbliche, nella frammentazione della società civile, nello sviluppo dei media.

Con la caduta del muro di Berlino e il crollo dei regimi sovietici, sono cadute le ideologie e con esse le idee e il retroterra culturale che aveva dato luogo ai partiti e alle correnti di pensiero dell’Ottocento. Con la stagione dei referendum sulle preferenze e sul finanziamento pubblico si era allargata la frattura del legame tra i cittadini e le istituzioni: con la fine dell’associazionismo cattolico e del pensiero marxista leninista era venuto meno il legame che teneva uniti i due maggiori partiti alle correnti di pensiero europee e, infine, la stagione di Tangentopoli aveva finito per scardinare maggiori partiti a cominciare dal PSI. Se a queste cause si aggiungono alcune pessime leggi elettorali a cominciare dal Porcellum, all’Italicum e al rosatellum il quadro è completo. Passare dal proporzionale al maggioritario, con le formule escogitate, salvo il breve periodo del Mattarellum, è stato una esperienza fallimentare. Infine la politica è stata “commercializzata” e sono subentrati gli strumenti della comunicazione di massa, dei sondaggi, del populismo e soprattutto della nomina da parte dei vertici politici di coloro che sarebbero andati in Parlamento scippando ai cittadini un loro diritto sancito dalla Costituzione. Queste le cause principali della disaffezione di una sempre più crescente fetta di popolazione, soprattutto giovanile. Da più parti si vorrebbe tornare ad auna legge proporzionale seppur corretta da una soglia di sbarramento. Probabilmente non se ne farà nulla tanto da far dire al Segretario del PD Letta, in una intervista alla Stampa della settimana scorsa che ..“ l’idea che si vada alle politiche a eleggere un parlamento di nominati dai capi partito e non eletti dai cittadini è  folle!” Intanto i partiti continuano a faldarsi quando non hanno solide basi culturali e progettualità. Ora è la volta del M5S finito il sogno di rivoltare il parlamento come un calzino, dopo il tonfo dell’Italia dei Valori, dei radicali, il dimezzamento di F.I. e della Lega di Salvini e di tanti altri partitini. La deriva continua fino, forse a veder prevalere, anche nel nostro Paese, una destra anti europea, anti atlantista, anti euro, contraria ai diritti civili e all’integrazione alla pari opportunità ad una più equa distribuzione della ricchezza accumulata senza alcun rispetto della persona umana.

di Nino Lanzetta