I Sassolini di Mariani, nel segno dell’haiku

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Sarà il Circolo della stampa ad accogliere il 27 dicembre, alle 18.30, la presentazione della raccolta di poesia haiku di Valentina Mariani, giornalista e poeta avellinese. Un itinerario prezioso nel segno dell’haiku, un genere di poesia breve di origine giapponese, legato alla spiritualità zen, che riporta e descrive ritmi ed elementi della natura e delle stagioni, alla ricerca di un’armonia estetica ed intrinseca agli eventi.  Un  percorso che si snoda attraverso silenzi, emozioni, momenti, i “Sassolini / Pebbles” del titolo, pubblicato da Puntoacapo Editrice, casa di Pasturana (AL) specializzata in poesia. Il testo è bilingue, tradotto dall’Autrice in inglese, e presenta la copertina e immagini interne a colori dell’affermata artista visuale Italo-newyorkese Francesca Galliani. A confrontarsi sul volume Michela Mancusi dello Zia Lidia Social Club e la giornalista Floriana Guerriero

Perché hai scelto il genere letterario dell’haiku per la tua raccolta?
Scrivo poesie, o qualcosa che nella mia mente aspiri ad esserlo, da quando ero piccola. Ho incontrato la cultura giapponese ai tempi del liceo, quando frequentavo assiduamente la meravigliosa libreria, al Corso di Avellino, di Tonino Petrozziello, prezioso consigliere e “responsabile”, insieme ai miei genitori ed alcune professoresse, della mia crescita culturale e formazione. Lì mi capitò di prendere tra le mani “Confessioni di una maschera”, libro che amai molto. E così, negli anni, lessi Yukio Mishima. Doveva arrivare il 2009 per andare in Giappone e scoprire nel frattempo le magiche immagini di Miyazaki. E anche gli haiku. Fui subito colpita da questa forma poetica lieve, breve, semplice, in apparenza. L’haiku è davvero semplice, perché, negli intenti originari e costitutivi, era descrizione di piccole azioni o elementi della natura e delle vita quotidiana. Tralasciando l’Io e la così ingombrante soggettività occidentale, intrisa di personalismi e sentiment(alism)i. Mi appassionai così a una forma quasi sfuggente, per i nostri canoni etici – non certo per quelli della spiritualità orientale che più del pieno e dell’espressione ricerca il vuoto e la sottrazione, e iniziai a scriverli. L’haiku si compone di tre versi per complessive diciassette sillabe, suddivise così: 5/7/5 e porta con sé sempre un elemento della natura o delle stagioni, detto kigo. E’ un modo per me per fare poesia senza espormi troppo. E’ un modo per lavorare sulla lentezza, sull’osservazione, su ciò che è altro da me, è catartico. L’haiku è talmente breve che ha bisogno di un’armonia intrinseca e anche eufonica. È come la scultura: bisogna sottrarre e modellare per arrivare alla forma più convincente possibile. Un haiku è rivedibile anche decine di volte. È un esercizio di pazienza, anche.

 Cosa sono “I sassolini” del titolo?
I sassolini sono momenti, sono micro-eventi, sono passaggi. I sassolini sono azioni che nascono e vite che accadono. I sassolini sono le stagioni e le recondite emozioni. I sassolini sono rotondi, aperti e accoglienti, rotolando, girano il mondo. I sassolini sono quelli del mare – a bordo del mare, nel mare, dal mare – che si raccolgono pensando a una persona e che magari a lei si regalano. I sassolini sono cuori che si incontrano, mani che si sfiorano, simboli materici che passano da una mano all’altra.

Hai voluto fortemente che gli haiku fossero tradotti anche in inglese. Come mai?Ho voluto tradurre gli haiku in inglese per due motivi: perché questo genere poetico è molto letto, scritto e apprezzato nei Paesi di lingua inglese e, soprattutto, perché mi sembrava un ponte di senso con il magnifico contributo artistico che ho ricevuto dall’artista visuale italo-newyorkese, nota a livello internazionale, Francesca Galliani. Un ponte di senso e di possibilità di intrecciare ulteriormente mondi: qello della parola a quello dell’immagine, quello europeo a quello statunitense, quello della ricca e opulenta lingua italiana alla sinuosa e snella lingua inglese

Quali i temi che rivestono un ruolo centrale nella raccolta?
Gli haiku non hanno titolo né argomento. Un haiku può descrivere un chicco di riso o una rana che salta, una viandante che passa, un fiore che spunta. Dare valore a ciò che ci circonda, superare il buio con il poco del semplice quotidiano, che cela in realtà ricchezze e spazi di ritrovamento di ciò che è essenziale, e che quindi può contribuire a sostanziare o risostanziare un’essenza assetata oppure in bilico. Il libro è suddiviso in quattro capitoli che corrispondono alle stagioni, che è poi la suddivisione classica di questo genere poetico, e risente inevitabilmente della mia formazione europea e, nello specifico, di una chiara impronta filosofica.
Cosa rappresenta per te la poesia?
La poesia per me è linfa vitale, è parte della mia intimità che diventa espressione mediata dal logos, è immersione nel dolore per farlo acquietare. La poesia è gorgo irrinunciabile di bellezza.