Il Carnevale in pandemia

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di Elvira Miranda

Questo virus ci ha costretto ad abbandonare la nostra vita fatta di relazioni,di incontri culturali,mostre e visite a Musei,ci ha tolto il piacere di incontrarci,ma non è riuscito a fermare la nostra mente e quindi anche se non ci sarà un Carnevale in presenza ne possiamo parlare e scriverne.Intraprendere un viaggio virtuale, che, sulle orme del Carnevale ci faccia scoprire deliziosi  paesini.Partendo da ciò vorrei invitare tutti a visitare Saviano,le sue chiese e conoscere il suo Carnevale.Fondata è l’ipotesi,che” Prædium Sabianum”,derivi da un Sabius insediato sul territorio al tempo della centuriazione romana della Campania avvenuta nel I secolo d.C,quindi un “Praedium”.L’antropizzazione del luogo,dalla romanità,fu incrementata intorno al VII-VIII secolo, in rapporto alla nascita della locale «Ecclesia Sancti Arcangeli», o «Chiesa di Sant’Angelo», la millenaria Chiesa di San Michele Arcangelo, crollata nel 1785, mai più ricostruita, il cui ministero fu traslato nella Chiesa di San Giacomo Apostolo. Fra i monumenti storici più antichi di Saviano, per l’imponenza architettonica e per le diverse opere d’arte del 7-800, è la Chiesa di San Giacomo Apostolo, sorta nel Medioevo come Confraternita laicale, poi evoluta in Chiesa-Ospedale, quindi, dal 1829, «Chiesa di S. Giacomo Apostolo e Parrocchia di Saviano». Il suo monumentale campanile a due piani fu eretto nel 1734, accresciuto intorno al 1840 del terzo piano, il quale però venne demolito nel 1861, perché già pericolante. Il suo basamento di grossi blocchi squadrati proviene dalla cava calcarea che esisteva a Nola «sotto la strada de’ Cappuccini», come documentato nel 1816. Il comune è derivato da due agglomerati Sant’Erasmo e Sirico, avvenuta in forza del R.D. 3869 dell’11 agosto 1867. Tra gli uomini illustri di Saviano, emergono Antonio Ciccone scienziato e statista del Regno d’Italia, Michele Manfredi e Adolfo Musco scrittori e storici della prima metà del ’900.Tra le ricorrenze religiose di Saviano, notevole la processione del Venerdi Santo; tra le manifestazioni folcloriche, ormai notissimo il Carnevale Savianese, tradizione ventennale, già affermata a livello regionale, fondata su carri allegorici, costruiti dalla Scuola Cartapestai Savianese, ma anche da altre botteghe artistiche. Nato dalla passione del maestro Nicola Strocchia nel 1979 nel rione Sant’Erasmo con  un carro allegorico.Da allora la passione dei savianesi per il carnevale è cresciuta fino a trasformare la festa in uno degli eventi più attesi della Campania.I carri, posizionanti lungo le via del centro storico, già circa una settimana prima della grande sfilata di carnevale possono essere ammirati da locali e turisti in un clima di festa e spettacolo.Il carnevale savianese ha di fatto determinato la nascita di un artigianato locale specializzato nella creazione dei carri che vengono modellati con materie varie:carta pesta,ferro,polistirolo,legno,inoltre alcuni di essi,su disegni locali,vengono commissionati alle maestranze di Viareggio e Putignano.Ma il Carnevale di Saviano è molto di più di una festa da guardare,è una festa da vivere in strada con canti,balli,lanci di caramelle e coriandoli e sopratutto in maschera! Ora vorrei  guidarvi alla conoscenza di località campane,quasi sempre fuori dal turismo di massa,dove questa tradizione è presente,ma prima vorrei parlarvi di Pulcinella, Tartaglia e Scaramuccia. La maschera di Pulcinella è antica e campana,ed è presente nel mondo sotto svariate identità e aspetti in base alla contaminazione con la cultura del luogo. Le sue origini si fanno risalire all’epoca dell’Impero Romano. Presente nella commedia dell’arte, con i suoi vizi e le virtù,ha ben rappresentato la napoletanità. E’ Pulzinella e I-lanswurst, vale a dire Giovanni Salsiccia,in Germania. Sotto le vesti del corsaro Punch, con un debole per il gentil sesso,in Inghilterra.Con il nome,in Spagna di Don Chiristoval Polichinela.In Olanda Pulcinella prende il nome di Tonelgeek. Emerge così la sua versatilità che lo rende adattabile ad ogni parte gli si voglia far recitare, dal magistrato, al servo. Insieme ad Arlecchino,Pulcinella è simbolo ovunque del carnevale italiano.L’altra maschera su cui mi soffermo è Tartaglia.Simbolo del napoletano goffo e corpulento,che incespica nelle parole e non riesce a farsi capire.Quando succede si arrabbia moltissimo al punto di prendersela con tutti coloro che gli stanno attorno. Ma più si arrabbia, più balbetta. Poi è miope come dimostrano gli spessi occhiali che porta sul naso ed anche un po’ sordo. Nata nel ‘600  spesso si affianca a quella di Pulcinella nel ruolo di giudice, notaio, farmacista, avvocato o anche domestico.Scaramuccia è un fanfarone vanitoso che vesta di nero imitando l’uniforme degli spagnoli a Napoli.A renderlo famosa è stato l’attore Tiberio Fiorilli che, verso il 1640, lo rappresentò in Francia, dove la maschera divenne famosa con il nome di Scaramouche.Iniziamo il nostro viaggio virtuale in paesi campani da Striano(Na) dove la fanno da protagonisti i carri allegorici, maestosi e realizzati in carta pesta per onorare in questo modo il gemellaggio con il carnevale di Viareggio.Ci spostiamo in provincia di Caserta ed iniziamo da Villa Literno. che spesso balza alla cronaca nera per essere la terra dei Capò e della disperazione dei migranti,ma la sua storia è ben altro già nota ai romani cadendo nel territorio da essi denominato Campania Felix.In seguito subì un inondazione e divenne un luogo malsano e così è rimasto per moltissimo tempo,le prime bonifiche si devono a Don Pedro da Toledo,infatti a Napoli si temeva che i contadini provenienti dalla zona portassero la malria  Importante appare  la sua antica storia ecclesiastica e medievale ricostruita attraverso l’archeologia. Nel territorio liternense,a partire dal VIII secolo,si ebbe la diffusione delle grancie monastiche dei benedettini Volturnensi e Cassinesi e si ebbe la diffusione di molte devozioni dei santi martiri del territorio: Santa Fortunata che aveva una chiesa dedicata proprio sul lago di Patria, San Sossio che era il martire di Miseno, e Santa Giuliana che era la martire greca sepolta nella cattedrale di Cuma.In questo territorio cade la più antica via del pellegrinaggio cristiano in Campania:Campana Antiqua.Torniamo al Carnevale,alla nascita esso era incentrato sul pazzo di paglia vestito e è strutturato fino a raggiungere le dimensioni di vere e proprie sfilate con tanto di corte di cavalli e asini.Dopo l’intervallo imposto dal secondo conflitto mondiale,la tradizione ha ripreso il suo corso modificandosi nel tempo. Oggi è supportata da un gruppo molto attivo di giovani volontari che l’hanno arricchita di carri allegorici che attirano molti turisti.Per Capua il discorso è diverso in quanto la sua storia e le sue opere d’arte sono molto conosciute,accanto a ciò il Carnevale A far scintillare gli occhi degli spettatori sono le luminari ed gli imponenti carri allegorici che danno spazio e vita alla fantasia degli organizzatori.E magari occasione per vedere o rivedere le Maters Matutae.Ci spostiamo ora in provincia di Avellino,dove oltre la storia e il buon cibo adagiato su un letto circondato dai paesani che ne piangevano il ricordo. Nel tempo quel cerimoniale si troviamo anche cittadine che hanno belle tradizioni per quanto concerne il Carnevale come Il borgo di Teora che ebbe origine come centro agricolo, pastorale e militare. In epoca romana vi morì il tribuno della plebe Milone durante la guerra civile traCesare e Pompeo.Maschera tipica teorese è Scuacqualacchiu il cui significato drivante da forma dialettale sinonimo di “trasandato”.Ci spostiamo a Patenopoli.Il nome del paese deriva dal greco patèr, πατήρ, e pòlis, πόλις, ossia “città del padre”Il Carnevale Paternese si svolge in due giorni: domenica e martedì, giorni in cui accorrono miglia di persone.I costruttori dei carri sono giovani, artigiani e appassionati che di anno in anno portano in piazza idee diverse ed in perfetta sintonia con lo spirito e l’allegoria della festa.Alla realizzazione dei carri allegorici partecipano anche esperti di pittura e di lavorazione dei materiali.Un abitante del luogocostruì,nel corso di una edizione, una grossa nave.Gli abitanti la considerarono una sorta di “nave della speranza” dedicata ai tanti che scelsero all’epoca di emigrare nelle Americhe.La nave piacque talmente che da quel momento si decise di dedicare le sfilate al tema “La scoperta dell’America” coinvolgendo i personaggi che realizzarono realmente l’impresa. Oggi la tradizione prosegue.A Montemarano la protagonista è la tarantella che libera da ogni inibizione e allontana il maleSi fa risalire la fondazione di Montemarano al valoroso generale sannita Mario Egnazio, che riuscì perfino a sconfiggere nei pressi del monte Toro le schiere romane.Ad Assisi,tra gli episodi della vita di San Francesco raccontati nel ciclo di affreschi di Giotto, c’è quello intitolato “La morta di Montemarano”,che ricorda il miracolo che vide protagonista una donna del paese, resuscitata, secondo la tradizione, dal Santo d’Assisi nel suo passaggio in Irpinia. A Montemarano sono presenti due musei. La montemaranese è una tarantella processionaria che viene ballata durante ilCarnevale da tutti gli abitanti del paese, al seguito di piccole scatenate orchestre di clarinetti, flauti, fisarmoniche e tamburi a cornice, che percorrono ripetutamente il corso di Montemarano, curiosamente a forma di Y. Il ritmo di questa danza nel corso della sfilata diviene sempre più sostenuto fino al delirio. Nel carnevale di Montemarano è possibile infatti notare espressioni di estasi collettiva, soprattutto quando il tempo del ballo sta per scadere e la sera segna la chiusura della grande festa.In tale occasione diversi gruppi di danza si organizzano per sfilare in una sorta di competizione sancita, il sabato di carnevale, dal lancio di un guanto di sfida. Ogni gruppo è coordinato dal proprio caporabballo, il personaggio più rappresentativo di tutta la manifestazione,Pulcinella che con il suo caratteristico costume bianco e rosso, l’alto cappello, il bastone simbolo di autorità, dispensa ordini ai figuranti, fa spazio tra la folla, distribuisce confetti al pubblico.Il carnevale montemaranese ha origini pagane e nel XVII secolo fu ripresa la tradizione da Giambattista Basile,poeta e scrittore napoletano,signore e governatore di Montemarano. Il carnevale ha inizio con la ricorrenza di Sant’Antonio Abate, il 17 gennaio (a Santantuono maschere e suoni) ed ha termine la domenica successiva alle Ceneri, dopo un festeggiamento di tre giorni, con Carnevale morto,un commiato funebre-ironico e la lettura del suo grottesco testamento,ci si lancia in un’ultima danza sfrenata fino alla rottura, a tarda notte, della Pignata, dalla quale fuoriescono biscotti e dolciumi, che simbolicamente rappresentano un buon auspicio per la primavera che si approssima.Ci spostiamo a Castelvetere dove il carnevale risale al 1683 e nasce dalla rivalità artigianale innescata dagli artigiani di Castello e della Pianura, mossi dalla volontà di prendere in giro i personaggi di spicco della fazione avversaria.Dal ’70 in poi, le due fazioni si sono unite per dare vita ad un unico gruppo carnevalesco. Tipica è la tarantella, il cui gruppo mascherato non può mai mancare in ogni edizione del Carnevale. Alla fine della sfilata tutti i gruppi, nonché gli spettatori, si riversano nella piazza di Castelvetere per scatenarsi in questo antico e coinvolgente ballo, tipico delle nostre zoneIl Carnevale Castelveterese è tra i più artistici ed più rinomati Carnevali d’lrpinia e della Regione Campania.Io non posso che terminare con una cittadina di mare in provincia di Salerno Agropoli,ricca di storia,con il castello aragonese a pianta triangolare,la torre e tanto altro ancora e che vi invito a visitare.Il territorio di Agropoli è stato frequentato a partire dalNeolitico.Vi si svolge un carnevale spettacolare, Il simbolo scelto per rappresentarlo è il Saraceno, ispirato al pirata Kair el-Din, detto anche Barbarossa, che nel XVI secolo invase ad Agropoli. La spada è sguainata con stelle filanti e coriandoli per restituire alla città il piacere di osteggiare le brutalità con le risate.Da questo viaggio virtuale emergono Paesini ricchi di storia e tradizioni semi sconosciute ai più,che debbono spingerci a indicare più tempo alla conoscenza del territorio. Se non conosciamo noi la Campania come possiamo far si che essa sia amata e rispettata in tutta Italia?