Il dono di Natale contro gli egoismi

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A uno sguardo d’insieme le religioni dell’umanità offrono tre figure fondamentali della divinità, identificabili in tre figure della stessa umanità. Esse sono la Madre, il Padre e il Figlio. Le prime due danno luogo a divinità fondative del mondo e dell’uomo, che lo abita insieme ad altri viventi. Che siano divinità fondative vuol dire che creano il mondo e ne garantiscono la durata e il reggimento; la terza, invece, presuppone la creazione del mondo, per rivolgersi al suo reggimento in modo da aver massima cura dell’umanità dell’uomo. E’ il matriarcato – teorizzato da Bachofen nel “Mutterrecht” (1861) e confermato nel Novecento specie dall’archeologa Marija Gimbutas con ricerche sul campo – la religione in cui si esprime la prima intuizione del divino da parte dell’umanità preistorica. Essa deriva dalla constatazione che a generare è la terra, al pari della donna e dei viventi di sesso femminile. Non a caso, in greco terra si dice «ghe» e donna «gynè». La Terra Madre, la Grande Dea, procrea da sé sola cose, piante, animali, uomini, dei. Di cui persino le figure maschili che la fecondano, i Paredri, svolgono una funzione secondaria. Insomma, “Dio nasce donna”, per dirla con il titolo di un libro di Pepe Rodriguez. La Grande Madre regge il mondo con le leggi del ciclo delle stagioni, fatte di “struggle per life” (lotta per la vita) e insieme di “Philia” in quanto immediato legame affettivo tra gli esseri viventi e non. Nel V millennio a. C., a seguito delle invasioni delle popolazioni indoeuropee, bellicose e nomadi, alla Dea Madre si sostituì il Dio Padre, fondamento della religione patriarcale. Di questo tipo di religione, l’ebraismo è il modello. Secondo la Bibbia, Dio Padre crea il mondo traendolo ex nihilo e lo governa con inflessibile giustizia, dando agli uomini la Legge (i Dieci Comandamenti). Sia la Dea Madre, immanente nel mondo, che il Dio Padre, trascendente, sono immortali ed eterni. E’ con Suo Figlio che il Dio biblico si cala nel tempo, si fa uomo, diviene il Dio che muore. Gesù nasce da una donna mortale, unita spiritualmente a Dio, vive 33 anni, muore sulla croce per riscattare il genere umano dai suoi peccati, risorge, ascende al cielo. La figura del Dio che nasce da una donna e da un Dio, muore e rinasce non è nuova nelle religioni. Basta pensare a Dioniso, figlio di Semele e di Zeus, che viene ucciso dai Titani e che suo Padre fa risorgere dal suo cuore. Dall’Olimpo poi, dice Eraclito, al quale ascende con Zeus, Dioniso regge il mondo come il giuoco .di un fanciullo che sposta i pezzi sulla scacchiera, imprimendo al suo corso una ludica casualità, fonte di gioia e dolore per l’uomo. Qualitativamente superiore è il modo di essere uomo e Dio da parte di Gesù. Lo si coglie proprio nell’Evento della Natività, su cui si basa tanta parte dell’originalità rivoluzionaria del messaggio cristiano. Con Gesù, Dio è anche Figlio, nato da una madre terrena, e non più solo Padre e Signore. E infatti l’amore dell’umanità e la fratellanza caratterizzano la Parola di Gesù, così da universalizzare e spiritualizzare quanto di terreno, carnale, familiare c’era nella religiosità della Dea Madre. E’ quella di Gesù un’etica dell’amore e della vita, che lotta e vince la morte, unione del cuore in quanto senso del bene e ragione in quanto dovere del bene. E’ un’etica che nasce dal dono che Gesù ci ha fatto umanizzandosi e donandoci se stesso. E’, dunque, un’etica del bene, quella di Gesù, in quanto dono con cui, nota Minichiello, vinciamo l’egoismo e il nichilismo perché, facendo il bene, ci poniamo nella dimensione dello spirito, del divino. La ricorrenza della Santa Notte, la notte di Natale, ricorda a noi, anche nell’erranza, oggi terribile, il dono di Gesù, il Dio vivente nel mondo e ancor di più nel nostro cuore e nella nostra mente se rivolti a fare o donare il bene.

di Luigi Anzalone