Il dopo Draghi e il futuro del paese

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Nonostante il clima di pausa feriale di questo caldissimo agosto il dibattito politico italiano non registra flessioni sulla centralità della figura di Mario Draghi. La innegabile ripresa socioeconomica e la positività della campagna vaccinale, oltre il rilevante riconoscimento del ruolo internazionale dell’Italia, sono realtà quasi unanimemente riconosciute. All’interno di questo quadro di non banale speranza anche il contributo del presidente Sergio Mattarella è stato sempre apprezzato per la sua cristallina moralità che testimonia, tra l’altro, il più alto spirito del cattolicesimo nazionale. Tale plebiscitario riconoscimento non è poca cosa in una fase particolarmente travagliata che rischia una irreversibile crisi virtuale delle istituzioni, fino a intaccare l’ultima struttura statuale abbastanza solida come la magistratura. Dai Palamara ai Davigo, dai processi Eni a quelli dell’Ilva, abbiamo assistito al susseguirsi di drammatici e preoccupanti episodi che hanno dimostrato una grave disfunzionalità negli equilibri tra il potere politico e il potere giudiziario. Certamente, la genesi di questa disfunzionalità asserisce allo svuotamento del ruolo dei partiti e del Parlamento, a partire dalle iniziative del presidente Napolitano. Svuotamento di un ruolo facilmente avvenuto a causa della incapacità dei partiti stessi a rinnovarsi ed alla diffusa mediocrità della classe politica dirigente, a partire da quella eletta a livello della rappresentanza democratica. Rappresentanza avvenuta attraverso una ricorrente prassi clientelare per la raccolta del consenso e per la scarsa partecipazione, attiva e responsabile, dell’elettorato italiano, sempre più distante dalla politica. Questo deficit di protagonismo civile e politico, aggravato dall’insorgere della pandemia, è stato una delle cause della crisi più volte evidenziata anche dalle riflessioni tematiche pubblicate dal nostro quotidiano. Attualmente è a tutti noto l’affanno per delineare una chiara linea politica e progettuale sia nel centrodestra che nel centrosinistra. In questo quadro la nostra principale fortuna è che Mario Draghi costituisce il più qualificato esponente del “Partito Americano”, presente all’interno del nostro sistema politico. C’è spazio, allora, per essere ottimisti? La risposta è collegata al dopo Draghi, la cui azione è certamente necessaria ma può rivelarsi, nel lungo periodo, insufficiente. Insufficiente perchè, finita l’emergenza e le semplificazioni amministrative e del sistema giudiziario connesse le questioni di fondo implicano dirimenti scelte politiche e un quadro politico solido, attualmente difficilmente immaginabile.

di Gerardo Salvatore