Il G7, l’ambiente e la speranza

0
419

 

Il G7 di Taormina ha confermato il convincimento, ormai globale, che la finanza si sposa costantemente con la politica e nemmeno le grandi emergenze vitali, come quella ambientale, sfugge al ferreo cerchio di interessi capitalistici sostenuti dai grandi gruppi industriali del pianeta. Le parole di Trump, a conclusione della recente visita a Papa Francesco “non dimenticherò le cose dette” si sono rivelate, ancora una volta, prive di comportamenti e decisioni conseguenziali. L’enciclica “Laudato sii” molto probabilmente rimarrà nel cassetto del presidente americano, tra le cose dimenticate. L’accordo mondiale di Parigi sul clima – Cop 21 – firmato da 175 Paesi, è stato ribadito da sei leader, presenti a Taormina, mentre Trump, rifiuta testardamente di aderirvi, anzi ne accelera la fuoriuscita. L’aspetto positivo, sulla complessa tematica, è costituito da una significativa alleanza tra mercati e società civile che vede anche la Cina tra igrandi paesi disponibili. Negli stessi Stati Uniti, appena l’anno scorso, Elan Musk, possessore di un patrimonio netto di 12,3 miliardi di dollari e amministratore della Tesla, lanciava la nuova auto elettrica, Model 3, con grande entusiasmo di pubblico e prenotazioni di 325 mila vetture a fine marzo 2016. In Francia, sempre a fine aprile 2016, la Total ha puntato 950 milioni su Saft, produttore di batterie di nichel e litio. In Europa non mancano grandi compagnie petrolifere, come la norvegese Statoil, che investe 20 miliardi di corone in progetti eolici marini, acquisendo il 50% di uno dei primi parchi eolici della Germania al prezzo di 1,2 miliardi. Anche la nostra ENI, ha imboccato la strada di investire un miliardo nel fotovoltaico in quattro aree industriali italiane, in Pakistan ed in Egitto. In questo contesto mondiale, nella Leopolda del 2011, si inserisce l’idea di Matteo Renzi, di voler arrivare al 50% dell’energia elettrica nazionale prodotta attraverso le rinnovabili. Entrano nel vivo gli esami per il rilascio dell’attesto per l’abilitazione venatoria. Grazie allo sblocco sulle nomine della Commissione, sollecitata con forza dal consigliere regionale con delega all’agricoltura Maurizio Petracca, la cui scelta è ricaduta su Luigi Spiniello, il settore ha registrato una netta riorganizzazione, sia nel metodo che nel merito I primi esami, tenutosi presso la sede distaccata dalla Regione Campania, in Collina Liquorini ad Avellino, hanno registrato 260 domande per questa prima parte del 2017, al netto di 108 da evadere relative all’anno 2016. In sede d’esame, la Commissione regionale per la Provincia di Avellino presieduta da Spiniello, ha ritenuto di promuovere 167 partecipanti, mentre 57 non hanno superato i test. Assenti in 76. Un primo ciclo di esame, suddivisi in due sezioni, al quale ne seguirà un altro entro fine mese. Un ruolo strategico quello delle Commissioni esaminatrici, a cui la Regione demanda il compito di selezionare con cura quanti sì avvicinano all’attività venatoria, fermo restano la divisione tra le varie province. Le designazioni dei membri sono pervenute all’attenzione degli uffici competenti di Palazzo Santa Lucia da parte delle Associazioni del settore, dalla Coldiretti, UOD Pesca, Acquacoltura e Caccia che sulla scorte delle designazioni effettuate dalle associazioni e dai vari curriculum. Certamente criteri più rigidi e selettivi, quelli che ha inteso mettere in atto in Presidente Spiniello, posto anche la delicatezza del settore. L’occupazione nel settore delle rinnovabli, a livello globale, è cresciuta del del 5% nel 2015, come certifica il report dell’Agenzia internazionale per le energie pulite (Irena). Allora una domanda va subito posta: cosa spinge Trump a tirarsi fuori dagli accordi climitaci di parigi e dal tentativo di implementazione concreta di tali accordi nel G7 di Taormina di alcuni giorni fa? Qualche acuto conoscitore delle dinamiche capitalistiche statunitensi, pensa subito, ai consistenti sussidi goduti dalle fonti fossili, oggetto di accordi preelettorali del tycoon con i grandi gruppi estrattiferi statunitensi. Il ruolo di mattatore assunto da Trump a Taormina afferisce a questi interessi e non casualmente la veterana Merkel ha parlato di risultati «insoddisfacenti » pur senza esasperare gli eccessi di Trump su «tedeschi cattivi », ma con chiarezza afferma che “di lui non ci si può fidare”. La fermezza delle posizioni hanno caratterizzato l’esordio internazionale del trentanovenne presidente francese Emmanuel Macron che non ha ceduto di un millimetro sulla linea di difesa dell’ambiente e, quindi, sugli accordi di Cop 21 di Parigi. Il nostro aristocratico presidente del consiglio Gentiloni, a fronte delle tante difficoltà in campo, si è speso onorevolmente come esperto mediatore. La decisione di 6 paesi del G7 di non arretrare sul fronte delle questioni climatiche e le scelte strategiche già in atto, operate dai manager delle grandi aziende delle rinnovabili, delineano una fondata speranza per il futuro.
edito dal Quotidiano del Sud