Il governo e la legge di bilancio

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La legge di bilancio è la carta di tornasole del governo in carica. Ed ora che al governo ci sono le destre di Meloni e di Salvini, non può che essere una manovra di destra. Con tre caratteristiche. La prima è che, non essendoci risorse e non volendole trovare tra coloro che hanno fatto profitti enormi speculando sull’emergenza del corona- virus e sugli aumenti intollerabili del gas e dell’energia elettrica, è una manovra povera. La seconda è di mandare segnali e piantare bandierine per assicurare gli elettorati di riferimento che in futuro – quando ci saranno i soldi- si penserà ad onorare le promesse fatte in campagna elettorale. La terza è che, per far parlare poco della legge di bilancio, criticata da tutti: opposizione, sindacati, con industria, Banca d’Italia, si fa ricorso aduna studiata distrazione di massa mettendo in campo, per la discussione sii social, sui media e nei talk show argomenti marginali per tacitare le folle perfino con la richiesta di non disturbare il manovratore. Si tirano in campo le intercettazioni della magistratura, gli emigranti, l’Europa, la sicurezza delle adunate spontanee, gli “occupabili” pur di non far parlare dei veri problemi del Paese. Non si parla il linguaggio della verità. Si sottovalutano gli aspetti della stagnazione dell’economia che, secondo molti esperti del settore possono preludere ad una vera e propria recessione. Molte aziende, mediopiccole, sono a rischio chiusura; la disoccupazione cresce, nonostante le assicurazioni contrarie del Governo, i giovani non trovano lavoro perché le agenzie, all’uopo istituite, non funzionano e non si fanno corsi di formazione da decenni; alcuni lavori: panettieri, operai, badanti persino pizzaioli, gli italiani non vogliono più farli trincerandosi dietro un titolo di studio che non dà alcuna professionalità. La manovra ignora questa realtà e non si cura di affrontare o cominciare ad affrontare i nodi strutturali che anche l’Europa ci impone e continua, nella scia di quelle berlusconiane e tremontiane nell’assicurare impunità agli evasori e a quelli che sfruttano il lavoro nero. E’ una manovra che “toglie” ai poveri e regala ai ricchi; che rispolvera i condoni e le rottamazioni delle cartelle, ingenerando negli onesti il dubbio che chi paga le tasse e rispetta le leggi è un “fesso” e che i furbetti del quartierino vengono sistematicamente premiati. Si dice che la Meloni sia cambiata. Che oggi sia filo atlantista e europeista anche se l’Europa che lei sogna non è quella del manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli e costruita da De Gasperi, Shumann, Monet, Spack, Adenauer, ma quella nella quale quali prevalgono gli interessi dei singoli Stati. Gran parte delle risorse riguardano l’aiuto per il pagamento delle bollette (con copertura fino al prossimo marzo!) il resto a dare qualcosa un po’ all’uno un po’ all’altro togliendo settecento milioni ai possessori di reddito di cittadinanza cosiddetti “occupabili” e altri milioni alle rivalutazioni delle pensioni medie. Poi i condoni, l’aumento, la rottamazione delle cartelle, le sanatorie, i limiti al POS, la FLAT TAX, la tregua fiscale, il rientro dei fondi stranieri. Tutti segnali in favore di coloro che non pagano le tasse e neanche le multe. Pochi spiccioli ai lavoratori i cui salari sono fermi da anni, avvalorando il diritto che gli imprenditori devono ricavare o loro profitti esclusivamente dalla diminuzione del costo del lavoro. Per la destra il salario non è una componente indipendente del rapporto di lavoro come riteneva Lama ma soggetto a riduzione per far fronte alla concorrenza sui prezzi. La manovra, insomma, è la carta di identità della destra che ci governa.

di Nino Lanzetta