Il Governo mantiene gli impegni

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Con l’accordo raggiunto in Consiglio dei ministri sull’introduzione dell’obbligo del certificato vaccinale da subito per l’ingresso in locali e ambienti al chiuso e da settembre per il rientro a scuola e nelle università, Mario Draghi ha dimostrato di poter controllare le tensioni che prevedibilmente si ripercuoteranno sul governo durante l’appena iniziato semestre bianco, nel quale il divieto di scioglimento delle Camere potrebbe solleticare il protagonismo di alcune forze politiche. Il successo del Presidente del Consiglio sul green pass fa il paio con quello della settimana scorsa sulla riforma della Giustizia, e le due vicende in qualche modo si assomigliano. Allora a mettere i bastoni fra le ruote erano stati i Cinque Stelle, che avevano fatto la voce grossa presentando in Parlamento 916 emendamenti al progetto Cartabia; questa volta i 916 emendamenti avevano la firma della Lega, ed erano stati rivendicati da Salvini in persona. In entrambi i casi, Draghi ha risolto la questione con un chiarimento con i due leader nel corso del quale la necessità di preservare la linea politica e l’unità del Governo ha avuto la meglio sui contenuti delle norme in questione. In sostanza, ad essere brutali, il premier ha detto ai suoi interlocutori: si fa così perché lo dico io, e prima Conte, poi Salvini hanno chinato il capo, salvo poi sbracciarsi sui giornali o in Parlamento, per rivendicare di aver ottenuto quanto richiesto. Così, gli appetiti dei due partiti più irrequieti sono stati per il momento soddisfatti. Quanto al Partito democratico, a togliere di mezzo un possibile ostacolo ci ha pensato il segretario Enrico Letta, che dopo aver alzato le barricate a difesa del disegno di legge Zan sull’omotransfobia, ha tranquillamente accettato il rinvio della discussione alla ripresa autunnale se non oltre, cioè a dopo le elezioni amministrative di ottobre, che a questo punto assumono un valore eminentemente politico perché saranno l’unica occasione per misurare con il voto e non solo con i sondaggi i consensi dei partiti di maggioranza e di opposizione. Nel salutare i giornalisti a palazzo Chigi prima della pausa estiva che per lui e i suoi ministri sarà insolitamente breve, Draghi è stato conciliante, ecumenico ma anche prudente: “Non ci sono lati scuri o lati chiari, quello che conta sono i risultati e i partiti portano risultati, non è che loro hanno in mente obiettivi diversi. Non esiste contrapposizione tra questo governo, il presidente del Consiglio” e i partiti. E infine, sulla durata dell’esecutivo: “Questo governo vive perché c’è il Parlamento”. Dunque, tutte le speculazioni, tutte le ipotesi sulla data del voto politico (2022 o 2023, quando si conclude la legislatura), lasciano il tempo che trovano.

Draghi può contare sul fatto che i successi del suo governo saranno a breve consolidati dall’arrivo della prima tranche dei fondi europei del Next generation Eu, 25 miliardi, destinati a finanziare oltre cento iniziative già avviate e presentate alla Commissione. Un governo che mantiene gli impegni è la migliore garanzia per il futuro, anche se il suo orizzonte è nelle mani del Parlamento. E a vigilare ci sarà ancora, dal Quirinale, il presidente della Repubblica, che appena due settimane fa, promulgando il decreto legge “Sostegni bis” ha richiamato il Parlamento e di riflesso anche il Governo, sul dovere di non appesantire la legislazione d’urgenza con norme estranee alla materia originaria, col risultato di aumentare la spesa e complicare la vita a chi le leggi è chiamato ad applicarle.

di Guido Bossa