Il M5 S tra Conte e Di Maio

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I partiti politici, che sono ammaccati da tempo, sono usciti ancora una volta sconfitti dalla elezione di Mattarella, rieletto a furor di popolo dal Parlamento, dopo i tanti conclavi andati a vuoto, delle segreterie. Non a caso a chiederne il consenso alla sua rielezione sono stati i gruppi parlamentari e i Presidenti delle Regioni. Ad uscirne meglio la Meloni che gode del momento favorevole, anche perché all’opposizione. I partiti populisti sono stati sempre presenti in Italia a cominciare dal 1946 quando fu fondato il fronte dell’Uomo Qualunque di Giannini che ebbe vita breve come quelli che si sono succeduti più legata al carisma del leader e alle suggestioni del momento come hanno dimostrato le improvvise ascese e le cadute di altri partiti e movimenti che si sono ispirati all’antipolitica e al populismo come Forza Italia di Berlusconi, il primo populista, La Lega, l’Italia dei valori, il M5S.

Quest’ultimo è quello che sta peggio e che ha risentito, più degli altri, del travaglio interno, dell’anomalia e dell’ambiguità della sua costituzione, delle varie anime che lo compongono, dei mutevoli cambi di strategia e della lotta fratricida tra Di Maio e Conte che è esplosa, violenta e pubblica, nella vicenda della elezione del Presidente della Repubblica.

Il M5S, nato nel 2009 su una intuizione del comico Peppe Grillo e della collaborazione di una piattaforma digitale di Casaleggio, ha rappresentato una rivoluzione nel panorama politico italiano, rompendo il dualismo centro-destra e centro-sinistra e riportando in auge la stagione del populismo. In pochi anni è cresciuto nel territorio fino a divenire il primo partito (movimento!) nelle ultime elezioni politiche e conquistando numerose amministrazioni comunali tra cui Roma e Torino. Il M5S, movimento antisistema, ha prevalso sulla partitocrazia e la crisi dei partiti politici culminata nei grandi processi di mani pulite, cui hanno fatto seguito la crisi della prima Repubblica e la conseguente spaccatura tra la classe politica e i cittadini. Il vecchio sistema è crollato per la personalizzazione e spettacolarizzazione e la commercializzazione (Berlusconi!) della politica e l’avvento della globalizzazione, ma anche per le frequenti cisi economiche, la privatizzazione crescente dello Stato, il debito pubblico, il ridimensionamento del Welfare, la fine dei sindacati, una comunicazione sempre più aggressiva, lo sfruttamento del lavoro e la diminuita tutela dei lavoratori. In questa crisi di sistema si è inserito, sfruttandone appieno le faglie, il M5S con le sue 5 stelle: (Acqua pubblica, Trasporti, Ambiente, connettività, sviluppo). I grillini si proponevano, una volta messo piede in Parlamento, di svuotarlo come una scatoletta di tonno.  Sono stati, invece, contaminati dal “palazzo” e dal potere divenendo, in poco tempo, altra cosa. Altro che “onestà, onestà” il potere li ha trasformati ed infiacchiti; le ambivalenze tra partito e movimento sono scoppiate violentemente e sono cominciate le espulsioni, gli allontanamenti, la diaspora. Di Maio che aveva chiesto l’impeachment del Presidente Mattarella oggi, da “governista” di dorotea memoria, ne ha riproposto la riconferma. La rivalità con Conte, chiamato a furor di popolo per salvare il salvabile e di dare al partito (!?) una collocazione più aderente alla realtà di oggi, è molto più grave di quanto si possa immaginare, pur senza scomodare la scheggia movimentista Di Battista che tenta di riportare il movimento alle sue origini.

Si va verso una nuova scissione? Cosa farà Di Maio? Aspetterà gli eventi o li precorrerà magari facendo un pensierino al nuovo Centro del quale si ricomincia nuovamente a parlare con insistenza? Molto dipenderà anche da una nuova legge elettorale e dalla rigenerazione che si vorrebbe applicare ai partiti riportandoli alle funzioni loro assegnate dalla Costituzione.

di Nino Lanzetta