Il migrante, nemico o ospite?

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Espressione del grande popolo romano e della sua grande Storia, la lingua latina, da cui discende la nostra, parla ancora alla coscienza italiana ed europea con i suoi principi e valori. Il nostro dire e il nostro agire sono autentici nella misura in cui ne inverano e attualizzano la loro eucosmia. La lingua latina dice che il peregrinus, lo straniero, può essere hospes, ospite, o hostis, nemico. Balza agli occhi che queste due parole dal senso opposto, in latino si dicono quasi allo stesso modo: per cambiare significato in modo antitetico si passa da una “p” a una “t” e da “una “e” a una “i”. Esse si riferiscono allo straniero, “colui che viene da fuori”, che può essere considerato nemico e respinto, o essere accolto e ospitato. La religione olimpica, sia romana che greca, pur patriarcale e tipica dei popoli guerrieri indoeuropei che invasero nei primi millenni a. C. l’Europa, fece proprio il senso di ospitalità che caratterizzava la religione matriarcale delle pacifiche popolazioni conquistate. Infatti Giove, Juppiter in latino, Zeus in greco, il re dell’Olimpo e degli dei, è il protettore degli stranieri, che dichiara sacra l’ospitalità. Nella religione ebraica, e  in poi quella cristiana, lo straniero si presenta  come lo straniero per antonomasia, ossia Dio o, per Lui, gli Angeli. Furono gli Angeli di Dio, che sotto le  spoglie di mendicanti – narra il XXIX  capitolo del “Genesi” -, giunti  a Sodoma, città della trasgressione della legge divina, chiesero ospitalità a Lot, anch’egli straniero, che li accolse nella sua casa. E a un gruppo di sodomiti che, appresa la notizia del loro arrivo. chiedevano di abusarne,  oppose un rifiuto offrendo in cambio le sue due figlie vergini, così da non violare la legge dell’ospitalità.

Mai come in queste settimane la sacralità dell’ospitalità, che caratterizza la cultura e la civiltà dell’Occidente, viene contraddetta gravemente dal conflitto sul problema dei migranti tra il governo italiano e quello francese. Il  casus belli è stato determinato  dal rifiuto del governo italiano di  accogliere 234 migranti  della nave norvegese  Ocean Viking. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è trincerata dietro al fatto  che  l’Italia in un anno ha accolto 90.000 migranti, di cui solo 234 ospitati poi in Francia. Il presidente della Repubblica Emmanuel Macron  ha opposto che l’Italia viola gli accordi Ue, che vedono l’Italia paese di prima accoglienza. In realtà, hanno torto entrambi. L’Italia non ha accolto gratis i migranti, essendo stata compensata generosamente dall’UE  nell’assegnarci i fondi per le crisi provocata dal Covid.  E poi non si riesce a capire a chi è rivolta la sua proposta di un’Europa che agisca in modo unitario nel momento in cui fa fronte comune con l’Ungheria di Orban che chiude le frontiere.

La verità è che, a cominciare dalla Francia, l’Unione Europea deve per forza darsi una politica dell’accoglienza, come dicono papa Francesco e il Presidente Mattarella. Basti dire che nel 2050 il rapporto tra la popolazione europea  e quella africana sarà di uno a 4. Attualmente, in Italia su 60 milioni di abitanti 5 milioni  200 mila sono stranieri; in Europa su 447 milioni di abitanti più di 37 milioni sono immigrati. Senza il loro lavoro l’economia italiana ed europea andrebbero in grave affanno Una società europea interetnica e multiculturale è già in re ipsa e la richiedono, con la nostra civiltà, le “bronzee leggi dell’economia”, direbbe Marx.

di Luigi Anzalone