Il monito di Mattarella baluardo della Repubblica

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Di Luigi Anzalone 

“Il Presidente della Repubblica ha fatto presente al ministro dell’Interno, trovandone condivisione, che l’autorevolezza delle Forze dell’Ordine non si misura sui manganelli ma sulla capacità di assicurare sicurezza, tutelando, al contempo, la libertà di manifestare opinioni. Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento”. Questa la nota con cui il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi la sua sdegnata condanna della ingiustificata e brutale aggressione di cui si è macchiata la polizia a Pisa, prendendo a manganellate alla testa, al volto, alle spalle un centinaio di ragazzi che manifestavano il 23 febbraio pacificamente per la pace in Palestina. Dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, è venuto mercoledì un inqualificabile, pur se apparentamente indiretto, attacco al Presidente della Repubblica, al quale si è accodato opportunisticamente Piantedosi, dimentico del fatto che la sua carriera prodigiosa si è svolta all’ombra di Bianco e Mancino, De Mita e Prodi. Alessandra Todde, espressione della coalizione PD, Cinque stelle, Sinistra e Verdi e altre liste di centrosinistra, parlando della sua elezione a Presidente della Sardegna – la prima donna che, come lei stessa ha ricordato, ricopre questa carica nella sua Isola -, ne ha posto in evidenza il grande significato politico nazionale dicendo: “La Sardegna ha risposto con le matite ai manganelli”. E infatti, nel Paese, dopo 16 mesi di governo di Giorgia Meloni, si respira un clima pesante, fatto di arroganza del potere, intolleranza, violenza verbale, e non solo. Leggi che distruggono la libertà di stampa o riducono in frantumi l’Unità d’Italia e condannano il Sud al sottosviluppo e centinaia di migliaia di famiglie alla miseria (legge sull’autonomia differenziata in via di approvazione e abolizione a tambur battente del reddito di cittadinanza). Il pestaggio squadristrico di ragazzini, quasi tutti in fuga, da parte dei celerini non si spiega con l’impazzimento di poliziotti violenti; rinvia a questo clima pesante, mefitico persino. Ecco perchè il richiamo severo di Sergio Mattarella all’esercizio del potere coercitivo da parte degli apparati dello Stato democratico in quanto posto a garanzia della libertà, nel rispetto delle leggi, di ogni cittadino e della civile convivenza è giunto quanto mai giusto, opportuno, direi, sacrosanto. Questo intellettuale e politico cattolico di particolare intelligenza e cultura, di autentico senso umano e assoluta moralità appare il forte baluardo della Repubblica italiana nata dalla Resistenza, i cui valori e principi sono sanciti dalla Costituzione. Pensando alla Democrazia Cristiana, da cui proviene, e a quel che Carlo Donat-Cattin disse di Aldo Moro e Amintore Fanfani, lo si può definire l’ultimo “cavallo di razza” di quella storia politica e della Storia d’Italia del secondo Novecento e di questo primo scorcio del terzo Millennio. Conforta molto che la maggioranza del popolo sardo, scegliendo Alessandra Todde, una donna di preclaro e raro valore, abbia colto il senso alto delle parole del Presidente della Repubblica. Viviamo un’emergenza democratica, la notte della Repubbloca è ancora fonda. E’ ora, quindi, che, con un moto dell’intelligenza e un atto della volontà, le forze democratiche ritrovino la via di un cammino comune, elaborando un progetto di sviluppo della società fatto di progresso economico, libertà e giustizia sociale affinchè l’Italia torni “a riveder le stelle”.