Il nuovo governo tedesco come modello per il centro-sinistra italiano

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Di Matteo Galasso

Dopo il fallimento a livello internazionale delle forze nazionaliste e populiste di fronte all’emergenza sanitaria, il rilancio di un’Europa progressista e socialdemocratica e l’organizzazione della sua nuova classe dirigente del post-pandemia può essere la nuova prerogativa dei partiti di centro-sinistra nazionali degli Stati membri dell’Ue. Parola d’ordine: ecosocialismo. Un nuovo percorso comune tra forze appartenenti all’alveo del centro-sinistra liberale – che non dimentica la sua matrice ecologica e socialdemocratica – sembra essere stato delineato in Germania, dove – dopo due mesi di trattazioni – sembra si sia giunti ad una coalizione che guiderà il Paese per i prossimi cinque anni. Alla coalizione Governativa, che sarà guidata dal Cancelliere federale in pectore Olaf Scholz – già ministro delle Finanze e vicepresidente durante l’ultima cancelleria di Angela Merkel – hanno preso parte il partito socialdemocratico, vincitore delle elezioni federali (tenutesi lo scorso 26 settembre, per la prima volta dal 2005 in Germania), senza però aver ottenuto una maggioranza assoluta (25,7%), il partito Verde Tedesco di Annalena Baerbock, astro nascente della politica nazionale, e il partito liberale (FDP) di Christian Lindner.

Il nuovo Governo entrerà in carica già dai primi giorni di dicembre: nessun ministro apparterrà ad un partito, ma servirà la Germania. Risultato pessimo per il CDU/CSU, partito di Angela Merkel, cancelliera uscente che ha caratterizzato la politica dell’ultimo ventennio tedesco, consolidando una crescita esponenziale dell’economia e dell’occupazione che hanno portato la Germania a divenire il primo Paese Europeo per sviluppo ed influenza economica e il quarto al mondo. L’Unione Cristiana Democratica, presa singolarmente, ha raggiunto, sotto la candidatura di Armin Laschet, solo il 18,90%, risultato peggiore dalla sua fondazione. Per la prima volta dopo 17 anni, assistiamo perciò ad un cambio di leadership tedesca e, di conseguenza, europea, ancora più marcato da un cambiamento dell’orientamento politico della nuova coalizione, nonostante il fatto che l’SPD abbia governato fino ad ora con il centrodestra popolare. Il nuovo governo si troverà, naturalmente, di fronte alla sfida della ricostruzione di quanto distrutto dall’impeto dell’emergenza Covid-19, che, specialmente nelle ultime settimane, ha assunto un trend particolarmente negativo proprio in Germania, dove, a causa della quarta ondata pandemica, si registrano più di 70.000 casi al giorno: è la prima volta che dal marzo 2020 la situazione appare realmente “fuori controllo”. Gli obiettivi comuni di questi tre partiti – raggruppati in un documento di 177 pagine e riassumibili con lo slogan Osare per progredire, un’alleanza per la libertà, la giustizia e la sostenibilità – delineano, nonostante la formazione di un’alleanza inedita, un’agenda chiara che mette da parte le ideologie e si basa su un convinto europeismo, mirato a rafforzare la sovranità europea e l’ambientalismo, senza dimenticarle riforme sociali a favore dei più deboli. L’obiettivo è perseguire una politica di grande impatto, con riforme che facciano la differenza. Dall’aumento del salario minimo da 9,5 a 12 euro orari, che porterà d un aumento degli stipendi per milioni di tedeschi, al voto per i sedicenni, alla tutela della comunità lgbt e dei diritti civili delle donne, a un massiccio programma di digitalizzazione e investimenti pubblici per la lotta climatica, alla lotta per la povertà infantile.

Tutte tematiche proprie di uno stato civile e democratico, che anche nel nostro Paese sono state timidamente proposte, negli ultimi mesi, dal centro-sinistra italiano, per essere subito bocciate dall’intransigente linea politica dell’impossibilità di assumersi responsabilità chiare che aiutino gli “ultimi” e contribuiscano a far prosperare le comunità, come spesso deciso dalla nostra classe dirigente, che tende a bollare come demagogico qualunque cambiamento radicale volto a migliorare la situazione. In Germania, poi, sarà legalizzata senza esitazioni e ostacoli la vendita della cannabis in negozi autorizzati e non si farà finta che essa non sia già ampiamente consumata, in modo insostenibile, attraverso canali gestiti dalla malavita. Anche su questo tema la maggior parte del centro-sinistra italiano non si è minimamente espresso. Un altro punto del quale non possiamo non evidenziare è quello della transizione ecologica: una vera transizione che vedrà la chiusura anticipata in Germania delle centrali a carbone già nel 2030 – anno in cui circoleranno, tra l’altro, 15 milioni di auto elettriche –, mentre lo stop del gas termico è previsto per il 2040 e quello dei veicoli con motore a combustione nel 2035. Inoltre, per quell’anno, l’80% invece del 65% dell’energia proverrà da fonti rinnovabili: la neutralità climatica sarà raggiunta nel 2045 invece che nel 2050. Un altro passo in avanti preannunciato da questo nuovo esecutivo tedesco è quello di assegnare la cittadinanza ai cittadinanza ai migranti dopo cinque (e non più otto) di residenza. Sono previsti, inoltre, investimenti a larghissima veduta dal punto di vista edilizio, per costruire 400mila nuovi appartamenti ogni anno, consentendo inoltre il ricongiungimento familiare.

Non si introdurranno nuove tasse, ma neanche si abbasseranno a coloro che possono permettersi di pagarle. Si stabilizzerà il sistema pensionistico, senza illudere nessuno del fatto che le pensioni si paghino da sole. Ma la differenza più importante rispetto alle tipiche decisioni della classe politica del nostro Paese è costituita dalla linea d’investimenti stabilita con massima attenzione e sensibilità, per non raffazzonare inutili spese e investimenti passivi che non colmeranno nessuna lacuna in una prospettiva che guardi al futuro. Dal 2023, inoltre, sarà nuovamente posto un freno al debito – da noi non se ne parla mai e le nuove generazioni dovranno farsi carico di pagare un debito sempre più alto – e ogni obiettivo sarà realizzato rispettando la stabilità finanziaria del Paese. Il centro-sinistra italiano, sempre più diviso e meno presente sui temi principali con la sua cecità politica, non riuscendo a costituire un’alleanza basata su un programma comune che affronti con solidità la crisi e che aiuti, non solo a parole, le classi più deboli, sembra assomigliare sempre di più ad un centro-destra privo di identità.

“Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, ma se non si prova neppure a lottare per ottenere dei risultati, le cose non cambieranno mai. Il centro sinistra sia meno pavido e più deciso e prenda ispirazione dai punti analizzati per provare ad assicurare all’Italia del dopo-Draghi un governo sensibile alle esigenze dei cittadini. Passando in rassegna i punti principali del programma del nuovo governo tedesco, abbiamo rilevato una differenza abissale rispetto alle stentate proposte di quello italiano, riguardanti ad esempio ambiente e dignità per i più deboli. Se il nostro polo progressista non sa o saprà essere capace di mostrare lo stesso coraggio di quello tedesco, semplicemente, dovrà smettere di definirsi tale.