Il paese in cui tutto è sospeso

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L’emergenza-Covid non ha frenato che per qualche giorno i bollenti spiriti dei più spregiudicati avventurieri politici del nostro Paese. Abbiamo assistito al moltiplicarsi delle schermaglie quotidiane e delle proposte bislacche del leader leghista Salvini. Come quella, tirata fuori come un coniglio dal cilindro,  di un governo-ponte del centro-destra per traghettare il Paese. Idea non condivisa da Fi, che gioca da tempo una sua partita. E bocciata dalla Meloni, contraria ad esperimenti improvvisati. Favorevole, invece, ad elezioni anticipate. Il forsennato marcamento della maggioranza giallo-verde, inseguita e criticata in tutte le piazze d’Italia, è stato accompagnato dalle più spregiudicate invenzioni. Inammissibili incursioni citofoniche in case private alla ricerca di spacciatori. O tragicomici affidamenti dell’Italia alla Madonna. Fino alla fotografatissima e pseudo-buonista distribuzione di pacchi natalizi ai poveri! Tutto questo però, non è che abbia finora portato granchè bene al Capitone leghista. L’insistenza ossessiva sui soliti temi appare  desolatamente ripetitiva. E ha prodotto solo un vistoso arretramento elettorale. Fino a suscitare forti dubbi, in molti esponenti leghisti, sulla opportunità di eccitare i risentimenti popolari senza coltivare adeguati rapporti con gli ambienti che contano. E, soprattutto, senza alcuna credibile proposta di governo. Anzi, con il peso delle varie inchieste giudiziarie aperte a carico della improvvisata “Lega per Salvini premier” in materia di finanziamenti. Poi i tanti dubbi riguardanti le vere ragioni dell’improvviso ritiro salviniano dal governo con il M5S. Non meno spregiudicato il comportamento del fondatore di Iv, che ha scatenato un paralizzante caos nella maggioranza per i  suoi interessi di bottega. Atteggiamento che, in un momento come questo, dimostra la sua assoluta incapacità di fare la sua parte per il bene comune.   All’improvviso, infatti, il  brusco innalzamente della temperatura politica provocato dalla spregiudicata sortita di Renzi – con dichiarazioni al vetriolo e atteggiamenti provocatori, non adeguatamente contrastati dalle forze di maggioranza – ha provocato una mini-verifica di governo. Itinerario quanto mai inopportuno e pericoloso, in un momento in cui tutte le energie dovrebbero essere indirizzate verso l’individuazione dei progetti più utili. Per il potenziamento della sanità, Per la crescita economica. Per il rafforzamento delle reti digitali. La verifica non è certo finita con la breve girandola di incontri voluta dal premier nel tentativo di disinnescare la miccia renziana. E di impedire la deflagrazione della maggioranza. La strada appare scivolosa. Non è bastato l’annuncio di Conte sul superamento della governance del “Next generation Ue” prima ipotizzata. La “fase 2” della verifica pesa come una spada di Damocle sulla ripresa post-natalizia. Nonostante siano in molti – al di là delle dichiarazioni – i contrari alle elezioni anticipate, il gioco dei ricatti reciproci potrebbe riservare molte incognite del caso. E il gioco sfuggire di mano!

In commissione, il M5S ha votato di nuovo contro la Tav. E  Renzi si dice pronto a parlare del dopo-Conte, mentre il premier afferma: ”la crisi non è nelle mie mani”. E  fa balenare l’ipotesi di andare in Parlamento per verificare l’esistenza di una maggioranza. Anche l’insistenza di Pd e M5S per un “cambiamento di passo” dell’esecutivo non contribuisce ad attenuare le difficoltà. Della sbandierata legge costituzionale destinata, secondo il pd, a fare da contrappeso alla riduzione dei parlamentari si sono perse le tracce. E rimane sullo sfondo la stessa legge elettorale, vero fattore di stabilizzazione per la legislatura. Diversi, però, i dossier caldi, ognuno dei quali potrebbe finire per essere una buccia di banana. La guida dei servizi segreti. La governance del “Recovery plan” con la corposa ciccia dei 209 miliardi,  vero “core business” delle richieste di Renzi. Infine, la mina vagante del Mes sanitario, con i relativi fondi in bilico per l’assurdo “no a prescindere” dei pentastellati (finora appoggiato dal premier), pronunciato prima che la pandemia evidenziasse la debolezza delle nostre strutture sanitarie!

di Erio Matteo