Il Sud sia artefice del suo destino

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Soltanto qualche giorno fa l”Istat, nel suo report, ha certificato l’incredibile decremento demografico che sta travolgendo il Meridione come uno tsunami.
La sfilza impietosa di dati é arrivata puntuale a confermare un drammatico trend, mentre uno sguardo frustrato da una condizione paralizzante sgrana, tra percentuali e numeri, il rosario delle lamentele di un Mezzogiorno ormai separato. “Separato” dal resto dell’Italia, il Mezzogiorno lo sará definitivamente se passerá la cosiddetta “autonomia regionale” D’altra parte non si puó nascondere come qualsiasi riflessione sul Meridione rischia ormai di apparire come qualcosa di stantio, di polveroso, di “superato” e “separato”. Il Mezzogiorno ormai é come un fantasma. Un fantasma che si aggira per l’Italia e l’Europa. Forse venti o trentanni fa si sarebbe dato fuoco alle polveri. La scuola giuridico- filosofica crociana si sarebbe mobilitata serrando i ranghi contro questa “autonomia regionale”, e con lei tutto il ceto intellettuale meridionale che oggi appare ozioso, sonnacchioso. Il Meridione é da tempo che si trascina stancamente alla ricerca di una nuova rappresentazione e di una nuova rappresentanza. Nel frattempo, non si può non sottolineare come la “questione Mezzogiorno”, negli ultimi decenni, non solo non sia stata affrontata come problema nazionale, ma sostanzialmente sia stata rimossa anche a livello internazionale. Piú volte é stata riaffermata la necessità di dare un orizzonte nuovo al Sud, di dare una visione nuova alla vecchia “questione meridionale”, non più considerata come un problema soltanto italiano mai risolto, ma come “questione” di carattere europeo, appunto. Il Sud é senza meridionalismo. E il Sud deve capire che per continuare ad esistere deve resistere, da oggetto deve farsi nuovo soggetto, da essere pensato deve ritornare a AVELLINO – Prosegue con successo l’attività dello sportello “Donne e lavoro” all’interno dell’azione di Be Help-Is, progetto contro la violenza sulle donne promosso dalla cooperativa sociale La Goccia di Avellino e finanziato da Fondazione con il Sud nel bando Donne 2017. Lo sportello si conferma strumento prezioso a sostegno dell’universo rosa. Per le donne che hanno aderito allo sportello attivo nei Centri antiviolenza di Avellino e Mercogliano, e dunque intrapreso un percorso verso l’indipendenza economica e l’opportunità di entrare nel mondo del lavoro, stanno per partire 10 borse-lavoro/tirocini retribuiti della durata di sei mesi, previsti nei servizi offerti gratuitamente dal progetto. I servizi dello sportello, partito ad agosto 2018 e in contatto continuo con i servizi sociali degli ambiti A02 e A04, sono rivolti a tutte le donne, in particolare alle vittime di qualsiasi forma di violenza che spesso dipendono anche economicamente dal proprio partner. Lo sportello “Donne e lavoro” le sostiene, attraverso il supporto delle operatrici, incoraggiandole a conoscere le opportunità del territorio e a ritrovare fiducia in se stesse, ritornando a credere nei propri obiettivi e capacità. Tutti i servizi, ai quali hanno aderito fino ad ora tante donne prese in carico dai Cav iniziando la ricerca vera e propria di un impiego dopo aver seguito laboratori e percorsi di orientamento, proseguiranno fino a marzo 2020 per sostenere le donne che hanno bisogno di supporto nella costruzione del proprio futuro partendo dalla riorganizzazione della vita professionale. pensare, e soprattutto a ri-pensarsi, restituendo al Meridione l’antica dignità di soggetto del pensiero, interrompendo una lunga sequenza in cui è stato pensato da altri. Oggi il Sud é semplicemente sconfitto, in un Paese manifestamente disunito come l’Italia, che vede contrapposti il suo Nord e il suo Sud. Ma a perdere sarà l’Italia intera fin quando non si accetterá che il destino dell’uno dipende dalle sorti dell’altro. Quel fenomeno che va sotto il nome di “regional divide”, con l’autonomia differenziata, si tradurrebbe definitivamente in una spaccatura insanabile, in una frattura non più ricomponibile, determinando un cortocircuito tra Nord e Sud. Il divario regionale, in termini di squilibri e diseguaglianze territoriali, si acuirebbe fino a diventare strutturale nell’impianto ordinamentale dello Stato. Come certificare che il Sud Italia è morto. Dopo la rimozione della “questione meridionale”, occorre ricostruire l’idea di un Sud nuovo, diverso. Soltanto quando il Sud sarà finalmente capace di intessere intrecci di trame nuove, di orditi che parlano di presente, e soprattutto di futuro, di parlare sì alla pancia, ma soprattutto alla testa della propria gente, il Meridione potrà intravedere la possibilitá di risorgere. Al momento il Meridionalismo è morto, ma il Meridione vive e soffre. Intanto sulla pelle del Mezzogiorno si continua a giocare una partita politica cruciale, soprattutto per il futuro delle due forze che insieme hanno dato vita a questo governo con lo sguardo sempre piú rivolto su, in alto, verso Nord.

di Emilio De Lorenzo