Il tempo dei partiti piattaforma

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La campagna elettorale amministrativa in parecchi comuni irpini procede in modo davvero poco significativo, come già rilevato dai mezzi di comunicazione allo scadere dei tempi di presentazione delle liste in ordine alla totale assenza del ricambio democratico dei candidati e alla diffusa  prassi  di liste di “successione familiare” con la totale assenza dei partiti. In alcuni casi addirittura è stata presentata una sola lista in un clima di scarsissima partecipazione della società civile, sempre più lontana da una partecipazione attiva e responsabile. Perchè questa desolante situazione? Qualche autorevole studioso della materia è arrivato a sostenere che, specie nel caso italiano, solo per pigrizia intellettuale si continua a chiamare “partiti” entità che , in realtà non hanno nulla da spartire con il dettato costituzionale dell’articolo 49 della Costituzione.” Tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberalmente  in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.” Questa formulazione continua ad alimentare un nutrito dibattito   all’interno della vita democratica del Paese. Nel contempo, pero’ , non si possono ignorare le non poche trasformazioni che, negli ultimi due decenni, hanno investito i partiti. Probabilmente cio’ è avvenuto a causa delle innovazioni tecnologiche in ambito sociale e politico.  Si parla, pertanto,di una nuova tipologia partitica “il partito piattaforma”. Luciano Floridi, nel suo libro” La quarta rivoluzione” sostiene che stiamo sperimentando il passaggio dalla “storia” alla “iperstoria” dal momento che  le società dell’informazione avanzate dipendono sempre più dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. La nuova era dello  sviluppo umano-la iperstoria appunto- sta sviluppando nel suo interno un nuovo ambiente, “l’infosfera” che influenza non poco e direttamente la dimensione politica, A  questo  dato si somma negativamente un suo effetto immediato, l’avvento di un ceto politico mediocre, usufruttuario della stessa infosfera solo perché in possesso di risorse finanziarie necessarie. Tralasciando i  complessi meccanismi informatici non si puo’ non rilevare che, nonostante i cittadini continuano a votare- anche se in percentuali sempre discendenti- sono influenzati dai social media. All’interno di questo orizzonte tecnologico avvertiamo  tutti che non ci sono più le piccole sezioni comunali dei partiti  nemmeno in periodi di campagna elettorale, per un incontro umano, culturale e politico con i candidati, non ci sono più i comizi elettorali che entusiasmavano le folle, non ci sono più i cenacoli animati dal confronto s ui programmi enunciati e , infine, le sedi provinciali dei partiti politici restano  chiuse senza la possibilità di incontrare gli eletti ai vari livelli istituzionali..In poche parole non c’è più un momento relazionale, umano  e di confronto diretto, con i candidati, resta solo lo squallore della comunicazione televisiva sui canali locali con l’uso permanente del “politichese” ridotto ad attacchi personali  a gli avversari che diventano momentaneamente nemici durante la campagna elettorale. Allora di che meravigliarsi se assistiamo ad una campagna elettorale cosi insignificante che non promette nulla di positivo rispetto alle attese e alle emergenze delle nostre comunità? Il partito piattaforma di cui ho fatto cenno, in verità, non ha nulla di simile alle “piattaforme programmatiche”  dei partiti novecenteschi, Sono altresì scomparsi i vecchi simpatizzanti che ,  nel loro piccolo, riuscivano a fare un minimo di campagna elettorale diretta, sono scomparse le preziose scuole di formazione all’impegno sociale e politico che formavano giovani quadri dirigenti, sono scomparsi i percorsi selettivi rigorosi per la scelta dei candidati a tutti i livelli elettivi. Insignificanza dei partiti, dunque, dovuta alla desertificazione di una presenza che non  è nemmeno più “liquida” ma appare e si rivela sempre più ”gassosa”.

di Gerardo Salvatore