Il Vescovo: “Avellino ha bisogno di trasparenza”

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Di Pellegrino Caruso

“40 anni fa la nostra madre Terra e’ stata cooperatrice di morte con un sussulto, come una crisi epilettica che ci ha ricordato come in 90 secondi possono spezzarsi e cambiare vite.

Perche’ e’ successo?! Non ho la presunzione di rispondere a questa domanda ma condivido la vostra sofferenza.” La messa, officiata in Cattedrale da Mons. Arturo Aiello , alla presenza del Prefetto Paola Spena, del Sindaco Gianluca Festa e dell’ on. Carlo Sibilia si presenta come un’ operazione di memoria e di ricordo, utile per ” riportare al cuore” le 3000 vittime di quell’ evento.

“Ciascuna di loro- avverte il Vescovo- dalla piu’ giovane alla piu’ anziana aveva tante storie da vivere e da raccontare, tanti baci ed abbracci da dare, contatti umani di cui in tempo di pandemia riscopriamo ancora piu’ il valore.” Il pensiero di Aiello va a quei giorni frenetici di 40 anni fa che segnano inevitabilmente una ferita, non ancora rimarginata, dolorosa anche per una fase di ricostruzione non sempre limpida, con un uso del denaro ben distante da quello della vedova citata nel Vangelo che ben usa i suoi spiccioli, che sembrano ritintinnare nelle parole del Vescovo.

” Ricordo tutto il disorientamento – precisa Aiello – di quei giorni, quando a Pompei, si cerco’ di fare incontrare in un ” cor unicum” tutte le varie associazioni assistenziali, cosi’ come fu ammirevole l” operato di uomini delle istituzioni civili come Pertini e Zamberletti, che si trovava a Summonte quando ricevette l’ incarico di organizzare la Protezione civile”.

Il vescovo si mostra riconoscente a tutte quelle autorita’ civili che non videro, dice, ” in cartolina” le nostre terre ma furono tra la gente, per alleviarne il dolore. Il pensiero di Aiello va anche ad uomini di Chiesa come il Vescovo Pasquale Venezia, che guidava la diocesi in quegli anni, ed a Giovanni Paolo II che, nel visitare le macerie della Chiesa di Balvano dove perirono giovani coristi parrocchiali, su un pulpito improvvisato sulle macerie dinanzi allo straziante “Come posso pregare?” di una madre stremata dal dolore per la perdita di un figlio, rispose che la sofferenza e’ gia’ preghiera.

” Non possiamo rinunciare, anche nei momenti difficili, a guardare al futuro- esorta Aiello – come mi insegno’ Erika, una malata terminale che, vicina alla morte, mi volle incontrare per parlarmi del tempo ultraterreno che aveva davanti”.

Le parole del Vescovo, rassicuranti anche quando sono drammaticamente incisivie scuotono i fedeli presenti in cattedrale, tra cui si notano delegazioni della Misericordia e dei ” Cittadini in movimento” , con Massimo Passaro, da sempre sensibili al recupero della memoria di un evento che ha segnato la storia irpina.

” Attenti, pero’ – avverte Aiello – le scosse di terremoto non sono finite. Ora stiamo tremando per il ” terremoto Covid” , non confinabile in nessuna area geografica, che investe tutto il mondo e che richiede uno sforzo comune di fratellanza ancora piu’ necessario per i tanti soldi che sara’ necessario investire per tutelare la salute pubblica e non gli interessi privati.”

Aiello, prima di congedare le Autorita ‘ per il momento commemorativo a Piazza del popolo, ritiene opportuno suggellare con un simbolo la necessita’ per le Istituzioni di ancorarsi a trasparenza morale e per questo regala al Prefetto Spena, tra gli applausi dei presenti, un’ acquamarina.

” Lo so – chiarisce Aiello – che Avellino non ha il mare , ma abbiamo tanto bisogno di trasparenza, per recuperare quegli orizzonti di senso che ci aiutano, responsabilmente, a sperare”.