Il voto e la politica smarrita

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Indosso gli abiti del comune cittadino. Che non mastica di politica. Anzi detesta questa politica per le malefatte che fa contro di lui. Penso alle moltissime campagne elettorali che ho seguito negli anni e, a mia memoria, nessuna di esse ha provocato in me, come ora, un senso di stordimento.  Sono molti gli elementi di confusione che mi rendono inquieto sul futuro del nostro Paese. Intanto il livello attuale del confronto politico non era mai giunto così in basso. Scontro, non confronto. Trame, insulti, pettegolezzi sono all’ordine del giorno, in questa prima fase di campagna elettorale gridata, non riflessiva. L’Italia per la sua posizione geografica, una lingua di terra in mezzo mal mare, ha un ruolo fondamentale per le strategie internazionali delle grandi potenze. Di qui spie e spionaggi, basi militari collocate il tutto il Paese, da Verona a Sigonella, limitazione dell’autonomia nazionale. Questo rende più difficile quella che dovrebbe essere una normale campagna elettorale in una fase in cui, per la guerra tragicamente in corso in Ucraina, Russia e Stati uniti si guardano in cagnesco. La pace è lontana, non per incapacità a farla, ma per gli interessi che essa muove soprattutto tra produzione e vendita di armamenti.  Quest’Italia in mezzo al mare, senza più il premier Mario Draghi, irresponsabilmente autodimessosi, si trova oggi ad affrontare una crisi energetica quasi senza precedenti e solo ora acquisisce consapevolezza della grande disattenzione avuta per anni nei confronti dei problemi legati all’energia. Di qui lo stordimento e la paura per quello che potrebbe avvenire nel prossimo caldo autunno. Mentre di ciò si ragiona si andrà alle urne il prossimo 25 settembre. Con partiti inadeguati e con una classe dirigente ripescata da ogni dove che ha la pretesa di accaparrarsi palazzo Chigi, sfidando i poteri del Capo dello Stato. Il centrodestra, che viaggia – a dare credito ai sondaggi – verso vittoria, se dovesse vincere avrà vita breve. L’unità della coalizione è una farsa. Il centrosinistra ha perso l’ennesima grande occasione: restituire dignità alla politica. Il cittadino, ricordando una definizione del costituzionalista Ruffilli, ucciso dalle Br a Forlì, ora più che mai è il solo arbitro.

Gianni Festa