Immigrazione, un’opportunità per la Provincia

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L’arrivo, sempre più numeroso, degli immigrati in Italia con i barconi della morte che sfuggono dalle guerre e dalle miserie, sta generando nell’opinione pubblica una crescente e plateale insofferenza, un clima di ostilità e un nascente razzismo che i partiti che fanno della lotta all’immigrazione la fonte del loro successo, dilatano e cavalcano. Gli ultimi episodi di Gorino e, per quanto ci riguarda più da vicino, di alcuni paesi e sindaci della nostra Irpinia ne sono una testimonianza. Gli anatemi di Papa Francesco, cui fanno riferimento le dure critiche di don Tarcisio Gambalonga, vicario del vescovo di Sant’Angelo, rivolte all’indirizzo di un sistema che fa acqua da tutte le parti e contro le cooperative più di lucro che di ospitalità, vengono accolte con indifferenza e addirittura alcuni parroci si sono schierati a difesa della popolazione che protesta. In Europa si erigono barriere e la popolazione in gran massa si ribella e protesta; la Brexit della Gran Bretagna, il referendum di Orban e, in parte, la stessa vittoria di Trump negli Usa non sono più sintomi ma conseguenza del malessere. Molto influisce lo stato di crisi dell’economia, che non accenna a diminuire, l’assenza di una politica di controllo dell’immigrazione irregolare senza alcun rimpatrio dei non venti diritto, e della stessa strategia dell’accoglienza e dell’integrazione che finisce per scaricare dirigisticamente sui sindaci il peso di una gestione senza prospettive. La superficialità, lo scaricabarile, le vuote parole sono l’esempio di come i governi degli ultimi anni affrontano questa fase di perenne emergenza senza alcuna strategia e prospettiva, senza un piano o un progetto, come se il finanziamento dell’Europa non dovesse mai finire. Il problema sta scoppiando e le esplosioni sono imprevedibili. Scrivono Allevi e Della Zuanna in un recente saggio edito da Laterza “Tutto quello che non vi hanno mai detto sull’immigrazione”: “… gli italiani sono maestri dell’emergenza, ma cattivi programmatori di medio e lungo corso” ed ancora:” L’immigrazione in generale, in Italia è sempre stata un processo vissuto, anche dal punto di vista della comprensione politica e strategica, e dunque della produzione legislativa, come emergenziale”. Occorre uscire dall’emergenza con misure strutturali ed un progetto a medio lungo termine. I processi migratori sono irreversibili e necessari per l’economia perché nei prossimi 20 anni, nei paesi ricchi, senza gli immigrati ci sarebbe un sensibile calo della popolazione attiva per il costante crollo delle nascite. Gli stranieri che vengono in Italia non dovrebbero essere considerati una minaccia bensì una risorsa per irrobustire una popolazione in rapido invecchiamento e per ripopolare paesi che si avviano all’estinzione. Non accatastarli nei campi profughi per mesi e mesi o lasciarli, spesso, in balia di se stessi, ma utilizzarli dove potranno essere utili: soprattutto in agricoltura e nei mestieri che gli italiani non vogliono più fare. In Italia vivono cinque milioni di stranieri, meno di 500.000 irregolari ed anche gli sbarchi, poi, non hanno riversato sulle nostre spiagge milioni di profughi: in media 150.000, con la differenza che sono aumentate le difficoltà in Italia, paese di transito, per le barricate ed i controlli dei paesi confinanti. Eppure dalla crisi, che indubbiamente stiamo vivendo, potrebbero derivare opportunità e sviluppo. Ci vorrebbe un piano, indubbiamente coraggioso e lungimirante, che utilizzasse, coinvolgendole, le istituzioni locali ed i sindaci e prevedesse l’uso dei 35 euro a persona, per un periodo di uno due anni per il fitto, a basso prezzo, di una casa di abitazione vuota ed inutilizzata nelle campagne e nei paesi mezzi vuoti, ed un terreno, anch’esso abbandonato. L’agricoltura ne trarrebbe giovamento e tornerebbero ad essere esercitati, nei paesi quasi deserti, i mestieri dei calzolai, degli imbianchini, dei giardinieri, degli uomini di fatica, delle donne di pulizia, delle badanti che gli italiani, anche nella nostra Irpinia non vogliono più fare. I sindaci dovrebbero reperire case e terreni, anche con una requisizione forzosa che una legislazione coraggiosa dovrebbe permettere, far stipulare contratti agricoli e di locazione che gli assegnatari dovrebbero cominciare ad onorare dopo il primo o secondo raccolto. L’inserimento e l’integrazione sarebbero effettive e il controllo sicuro. E’ fantapolitica? Mica tanto!
edito dal Quotidiano del Sud