“In Dante la poesia dimora nella casa della libertà”

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Di Monia Gaita

In Dante la poesia dimora nella casa della libertà. Ma non è una libertà senza meta. Allaccia il suo respiro alla natura, alla storia e al divenire, imbastisce uno scudo di protezione e un riparo contro il male, nell’alveo redimente del Cristianesimo. Dante crede nella poesia come il luogo dell’eterno e a questo vertice di gloria, mondo di colpe e di peccati, tende l’uomo. Anche la scelta della lingua volgare è uno strumento di libertà per restituire in tutto il suo corpo di vero, il caduco e l’effimero dell’esistenza.

La parola rifiuta le ostentazioni e i lussi del latino, e nel registro basso del dire, s’attracca a un suolo di maggiore riconoscibilità e condivisione. Dante ci insegna che l’uomo può liberamente decidere se perdersi o salvarsi. La sua vita non dipende dagli altri, ma dipende da lui. Ci insegna a non vergognarci delle passioni, delle cadute, delle piccole e grandi cattiverie che ci avviluppano. Occorre accettarle: fanno parte di noi. Dobbiamo trovare il coraggio di liberarci dalla miseria, di incanalare gli sbagli nel golfo di un riscatto, di convertirci a una proposta alta di civiltà, laica o religiosa, non importa. E non dimentichiamo che Dante nel suo viaggio non è da solo: c’è Virgilio a guidarlo. Questo significa che nessuno può fare il suo viaggio da solo. Per arrivare all’armonia e alla grazia abbiamo bisogno degli altri. Per superare i nostri limiti abbiamo bisogno dell’amore. Per dare un senso ai nostri giorni dobbiamo prendere sottobraccio la poesia, questa sublime maestra di virtù che governa l’universo, e sbaragliando il brutto, il rancore e gli egoismi, non ci commina castighi e punizioni, ma il luminoso conforto di una mano amica.