In scena al 99 Posti il mito di Moby Dick, Negri: ritrovare la forza di un rituale collettivo

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“La priorità era quella di ritrovare una dimensione rituale nell’evento teatrale, una dimensione di cui abbiamo sentito una forte mancanza nel tempo dell’emergenza. Lo spettacolo teatrale ha senso solo dal vivo, non può essere trasmesso in streaming. Avevamo perso il senso della dinamica rituale collettiva, dall’aperitivo con amici allo spettacolo teatrale. Da qui abbiamo scelto di ripartire”. Spiega così Roberto Negri, maestro della drammaturgia contemporanea, “Moby Dick. Il mito”, in scena al “99 Posti” di Mercogliano domenica 10 aprile, alle 18.30, Sul palco Officina Dinamo, Compagnia Tiberio Fioriello e Area 5. Tratta da “Moby Dick” di Melville, l’opera, riadattata da Roberto Negri, può contare sulla regia, l’impianto scenico e il disegno luci di Federico Vigorito, l’attrezzeria ed i costumi sono di Rossella Ramunni. L’assistente alla regia è Carolina Vecchia, la realizzazione delle scene di Area 5 Lab, l’organizzazione di Flavia Ferranti, la direzione artistica di Dino Signorile.
La storia è quella della nave condannata ad essere affondata da una balena bianca: il viaggio della baleniera Pequod, comandata dal capitano Achab, a caccia di balene e capodogli, e in particolare dell’enorme balena bianca che dà il titolo al romanzo, verso la quale Achab nutre una smisurata sete di vendetta. Al centro dell’opera il dilemma dell’ignoto, del senso di speranza, la possibilità di riscattarsi che si può presentare da un momento all’altro.
“Abbiamo voluto – prosegue Negri – andare a scavare alle origini della più antica arte, in cui la tribù si riunisce per interrogarsi in forma artistica attraverso la parola. L’attore diventa tramite tra divinità e umanità, vuole comunicare con Dio ma non può raggiungerlo, si ritrova a fare i conti con uno spazio di precarietà, che è quello che oggi viviamo tutti. Al tempo stesso abbiamo esplorato la possibilità di raccontare una storia che attraversa la coscienza collettiva, che è patrimonio condiviso, un’opera che è un compendio di differenti generi letterari. A prendere forma è stata una forma narrativa profonda e arcaica, strettamente legata ad una forte esigenza di sacro, fruibile da parte di tutti, del lettore più colto come del lettore più preparato. Del resto, ho sempre cercato di proporre un teatro popolare e non populista”. Quindi ricorda l’amico Federico Frasca al quale è dedicata l’anteprima nazionale “Ho voluto fortemente proporre questo spettacolo in anteprima al 99 Posti come omaggio a Federico, con il quale abbiamo collaborato più volte, proponendo autori come Becket e Sartre, consapevole che avrebbe avuto piacere di vedere in scena, attraverso il confronto con il pubblico, questo spettacolo, frutto di un lavoro di ricerca”.
“Abbiamo scelto – spiega il regista Vigorito – un capolavoro della letteratura americana; avremmo potuto farlo con un la terza pagina di un quotidiano locale. L’importante adesso (più che mai) è concentrarsi sul tragitto invisibile che la notizia teatrale compie dal palcoscenico alla platea; L’incontro “filosofico” con Roberto (artefice dell’adattamento) prima di tutto, ha prodotto queste temibili riflessioni. Poi è arrivato Melville, arrivano i personaggi, arrivano le risposte e insieme inizia ad emergere una forza che sembra sete; una sete inguaribile di eternità. Inizia ad emergere Moby Dick, capace di farsi raccontare di nuovo come un vecchio aneddoto mai abbastanza svelato”.
“E’ stata una stagione esaltante- afferma il responsabile dei laboratori Paolo Capozzo- che ha registrato una nutrita partecipazione di pubblico, a testimonianza del desiderio di condividere gli spazi teatrali. La presenza di Roberto Negri, tra le grandi firme del teatro contemporaneo, è motivo di orgoglio, per la qualità della sua sperimentazione. Moby Dick. Il Mito” farà rivivere allo spettatore l’evoluzione del linguaggio teatrale, fatto di evocazioni, di metafore, fino alla ricerca di una linguistica contemporanea aderente alla sensibilità del terzo millennio. Un’opera di grande impatto emotivo, piacevole, che si gioca sulla parola richiamando le immagini, trasportando lo spettatore in altre atmosfere, che trasmettono una dimensione onirica, riportata alla razionalità dall’effettività del reale”