Inciuci elettorali e governissimi

0
892

Nelle stanze (quasi) segrete degli stati maggiori politici e nei talk show televisivi si discute già del possibile governo postelettorale di primavera. La maggior parte degli osservatori, partendo dalla volontà del pd renziano di non modificare la legge elettorale in favore delle coalizioni, ipotizza un futuro governo sostenuto da Pd-FI e satelliti. Ma sarà davvero così facile, e soprattutto l’unica ipotesi sul tappeto? Quasi certamente, il sistema in gran parte proporzionale che si delinea determinerà effetti non facilmente prevedibili, soprattutto per il gioco delle desistenze tra partiti alleati o contigui.

Appare comunque difficile che una sola forza politica raggiunga la soglia del 40%. Traguardo impossibile per il Pd, finora restìo a favorire la ricomposizione di un centro-sinistra largo. Altrettanto irraggiungibile per il centro- destra nonostante appaia in ripresa, se rimane l’attuale freno alle coalizioni (che oggettivamente favorisce l’ex Cavaliere, libero così dalla necessità di stipulare impegnative alleanze pre-elettorali). Improbabile per il M5S, nonostante la prevedibile affermazione alle regionali siciliane. Uno stato di cose che potrebbe aprire la strada ad alleanze future anche inedite. Fa pensare la singolare assonanzadi parole e di propositi di Renzi e di Berlusconi. Da versanti che dovrebbero essere opposti, insistono sulla necessità di arginare i populismi.

Preparazione degli elettori all’inciucione, nonostante il non gradimento dei rispettivi elettoratii, come i sondaggi dimostrano ampiamente? In questa logica, in astratto non appare esclusa neppure l’ipotesi di un’intesa postelettorale M5S-Lega. Subito dopo il voto e lontano dalle successive elezioni, si possono anche fare scelte non in linea con il consenso dei propri supporters. Il problema potrebbe essere, invece, quello dello scenario complessivo che si presenterebbe agli occhi del Presidente della Repubblica. Soprattutto se dovesse diminuire in maniera consistente l’afflusso alle urne e/o verificarsi qualche imprevisto nella situazione economica del Paese.

La prima incognita sono i numeri post-elettorali. Anche Pd e Fi insieme, più Alfano e Verdini, non sarebbero prevedibilmente sufficienti in prima battuta. E il gioco di veti incrociati su altri possibili contraenti potrebbe portare al fallimento dell’operazione. Allora, piuttosto che affidare le sorti di un esecutivo di inizio legislatura ai capricci e agli imprevisti di alleanze spurie e striminzite, non cementate nè da visioni nè da programmi comuni, il Capo dello Stato potrebbe essere indotto a valutare altre varianti. O addirittura ipotesi diverse. L’ampiezza dei suoi poteri non sarebbe affatto sminuita dalla necessità costituzionale di assicurare l’individuazione, per l’incarico, di una personalità capace di aggregare una maggioranza il più possibile ampia e stabile. Soprattutto in presenza di forti difficoltà, potrebbero prendere corpo altre ipotesi, ora trascurate. In questa eventualità, le possibilità offerte dalla esperienza e dalla fantasia politiche sono varie. Un mandato a Gentiloni – tanto più se eletto nel frattempo Presidente del Senato – per il completamento delle riforme e del risanamento economico, magari con un governo un pò scolorito politicamente. Un incarico a un tecnico di altissimo livello tipo Draghi – soluzione ben vista dal gotha dell’economia finanziaria internazionale, ma forse non altrettanto nel Paese – con il mandato di consolidare la ripresa economica. Infine, ipotesi residuale perchè difficilmente ipotizzabile per un governo di inizio legislatura, quello di un esecutivo formato da rappresentanti di area ma non direttamente dei partiti, incaricato dal Capo dello Stato di ricercare il consenso in Parlamento su pochi punti programmatici prestabiliti Quale che sarà alla fine la soluzione che prevarrà, è certo tuttavia che la prossima legislatura si preannuncia come una delle più instabili e tempestose della nostra storia repubblicana !

di Erio Matteo edito dal Quotidiano del Sud