La campagna di vaccinazione del pensiero

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Di Monia Gaita

Stiamo attraversando un periodo complesso con una campagna vaccinale sacrosanta e necessaria, ora nell’appendicite del dubbio collettivo instillata dal ritiro, in via precauzionale, dell’Astrazeneca.

Passerà anche questa, e la campagna continuerà, costituendo il responsabile fronte di massa dell’unica strategia capace di proteggerci dal virus. Tempi di consegna, monitoraggi, farmacovigilanza e pronunciamenti scientifici si allineano sugli spioventi delle nostre paure, ma anche della nostra voglia di uscire dal tunnel.

Dobbiamo creare uno stato immunitario contro la malattia. Dobbiamo organizzare una valida difesa contro l’agente patogeno. Poi lotteremo per risolvere altre infezioni: i microrganismi che infestano l’economia, i batteri che inquinano il lavoro, i bacilli che attaccano la democrazia.

E pure queste sono infezioni letali. Ne inaliamo le spore tutti i giorni con ceppi pericolosi che ci camminano attorno. Disoccupati, sottoccupati, alternativi del part-time, giovani e meno giovani senza le dosi indispensabili per vivere.

In tanta sfiducia e desiderio di normalità, capiamo che per spiccare fuori dalla zona rossa della crisi, non servono solo iniezioni di ripresa economica, ma prima ancora, è basilare un programma di pensiero.

Ecco che la cultura deve attivare i suoi anticorpi, utili a disintegrare i noduli dell’indifferenza, il gonfiore dell’individualismo, il trauma dello scoraggiamento.

L’arte aiuta, ha sempre guidato ogni svolta di cambiamento e di progresso, ha sempre permeato fioriture, rivoluzioni e rinascite.

Accanto al piano vaccinale serve un piano culturale(la cultura dei libri, la cultura del merito, la cultura del rispetto, la cultura della solidarietà). Mancando la cultura verrebbe meno la luce solare alla fotosintesi della ripartenza.

Se restringiamo il campo delle idee, restringiamo il campo dei diritti.

Le industrie che operano nella biomedicina sono preziose, ma anche la poesia, la storia, la filosofia, il teatro, la pittura, sono munite di propri macchinari che salvano il cuore e lo fanno più bello.

A domare le congiure dell’instabilità, ad arginare la minaccia dello sgretolamento comunitario e a riparare il mondo, sarà la grande spinta delle idee, l’intima fibra di ogni riscatto.

E nella stagione di emancipazione che faticosamente si prepara, vinceremo solo se sapremo eliminare oltre ai parassiti fisici anche quelli mentali che aprono un enorme mercato di ritardi, di conflitti e resistenze. I cittadini dovranno investire nell’agricoltura, nell’industria e nei servizi, ma il primo bilancio da ricostruire e da sanare, sarà il bilancio del pensiero.