La città delle apparenze

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Che cosa manca all’Irpinia per poter spiccare il volo verso il cambiamento? Responsabilità e orgoglio. Valori che non abitano più qui. Quotidianamente si assiste a spettacoli indegni. Prendete lo stato in cui versa la città. Penoso fino a poco tempo fa. Cittadini trattati come se avessero l’anello al naso. Eravamo stati facili profeti quando, alcuni mesi fa, di fonte all’immobilismo avvertimmo che sarebbero venuti giorni migliori. Ed ecco che dopo tre anni di abbandono, di sonno profondo qualcosa si muove: qualche leccata a strade dissestate che hanno comportato danni al contenzioso comunale, si torna a discutere della Dogana, l’annuncio di una possibile apertura del centro per l’autismo di Valle, la comparsa di qualche segnale stradale, le concessioni edilizie con manica larga e così via. Come è stato possibile questo atteso cambiamento che, visto dai cittadini, consegna gradimento al sindaco Festa? Semplice. E’ tutto merito dell’avvicinarsi del turno elettorale amministrativo. In soldoni, nella mente di chi compone la maggioranza uscente (se mai dovesse esistere, considerato che c’è un solo uomo al comando) si fa strada il desiderio di essere riconfermata. E il passato? “Scurdammecelo”: è evidente che nel desiderio di fare presto emergano errori di approssimazione. Come la riapertura  di una parte dell’ex cinema Eliseo con la scelta del premio Ettore Scola: nobile iniziativa ma certamente lontana da ogni memoria storica ben ricostruita. Oppure, cosa ancora più grave, il trasferimento del Centro Guido Dorso dall’edificio Victor Hugo nella sede del Casino del principe, con gli scatoloni dell’archivio Muscetta immersi nell’acquitrino. Una indicibile offesa al patrimonio culturale dell’intero Mezzogiorno. Ma chi se ne frega! Il populismo non si nutre di cultura, ma di apparenza. Su tutto, lo scontro tra le parti in campo: con il civismo aggregante da una parte e l’opposizione, orfana della sinistra, che ha scelto di tacere.

di Gianni Festa