La conversione, dal documentario di Meola al confronto a più voci sull’universo carcere

0
467

Diventa l’occasione per una riflessione a tutto campo sul ruolo a cui è chiamato il carcere nella società di oggi la proiezione del film di Giovanni Meola “La conversione”, in programma il 28 novembre, alle 21, presso il Multisala Partenio di Avellino, promossa dalla Zia Lidia Social Club. A confrontarsi con il regista, l’attore protagonista, le istituzioni giuridiche e penitenziarie e i detenuti della Casa Circondariale di Ariano. Interverranno Maria Rosaria Casaburo, direttore della Casa Circondariale di Ariano, Concetta Felaco, direttore della Casa Circondariale di Bellizzi, Francesco Chiaromonte, magistrato del Tribunale di Napoli, Marco Puglia, magistrato di sorveglianza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Francesca De Marinis, magistrato del Tribunale di Avellino, Lucia De Micco, giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, Michela Notaro, operatrice culturale, con la partecipazione dei detenuti dalla casa circondariale di Ariano. “La conversione” ricostruisce la storia dell’ex manager bancario Vincenzo Imperatore, oggi consulente contro gli abusi delle banche e dell’ex galeotto Peppe De Vincentis, ora attore, protagonista degli episodi di “Dangerous Old People. Un percorso dalla perdizione alla redenzione che avviene attraverso il valore catartico della scrittura, due libri, due spettacoli teatrali e un film documentario. “La Conversione – ricorda Giovanni Meola – racconta le vite al limite di Vincenzo Imperatore, prima gola profonda del mondo bancario, noto per il memoriale di denuncia e auto-denuncia ‘Io So e Ho Le Prove’, e quella di Peppe De Vincentis, trent’anni di galera alle spalle, gran rapinatore di banche e gioiellerie. Il nostro incontro, avvenuto circa dieci anni fa, ha determinato a cascata una serie di progetti (tra teatro e cinema) e oggi questo documentario nel quale irrompe la loro conversione laica. Ricordi e rievocazioni si alternano all’affresco dei rispettivi mondi”. “La pellicola – spiega Michela Mancusi dello Zia Lidia – ragiona sulle possibilità di rinascita e riscatto dentro e fuori gli istituti di pena. La presenza di autorità, detenuti, registi, operatori culturali e attori sarà l’occasione per un confronto sulle strategie da adottare per garantire la rieducazione del reo”